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Dimitri Deliolanes
L’orgoglio di Tsipras
9 Luglio 2015
Articoli del 2015
Una cronaca e un'ampia sintesi del discorso di Alexis Tsipras e di alcuni interventi nel dibattito al Parlamento europeo.

Una cronaca e un'ampia sintesi del discorso di Alexis Tsipras e di alcuni interventi nel dibattito al Parlamento europeo. Il manifesto, 9 luglio 2015. In questa stessa colonna, qui sotto, un articolo il testo integrale del discorso e il link al video del discorso

Grecia. Il premier greco all’europarlamento difende le proprie scelte: «L’austerità è fallita, il salvataggio ha riguardato le banche, non il popolo». Poi rassicura l’Unione: «Resteremo nell’euro». La Grecia presenta al Mes la richiesta formale per il terzo piano di aiuti: previsti tagli alle pensioni baby e riforma fiscale

Con applausi, abbracci e grandi sor­risi Ale­xis Tsi­pras ha fatto ieri il suo primo ingresso al Par­la­mento Euro­peo. Non era una pas­seg­giata. Nel suo discorso intro­dut­tivo, il pre­mier greco si è con­cen­trato a rispon­dere, usando il buon senso e la ragio­ne­vo­lezza, a tutte le cri­ti­che, spesso del tutto infon­date, che sono state mosse in tutti que­sti mesi con­tro di lui e la Gre­cia. Pro­vo­cando spesso rea­zioni tem­pe­stose, attac­chi, per­sino invet­tive, da parte di alcuni depu­tati europei.

Innan­zi­tutto Tsi­pras ha voluto san­cire, anche in que­sta sede, il fal­li­mento del pro­gramma di auste­rità: «I soldi che ci avete pre­stato non sono andati a favore del popolo greco né a favore dell’economia reale. Sono andati alle ban­che, gre­che e stra­niere. La mia patria è stata tra­sfor­mata in un labo­ra­to­rio spe­ri­men­tale che ha por­tato il popolo greco a esau­rire la sua capa­cità di resi­stenza facendo fal­lire l’esperimento. Oggi, qual­siasi sia l’ orien­ta­mento di ognuno, tutto il popolo greco sente che non ha altra scelta che lot­tare per la sua liberazione».

La Gre­cia, ha con­ti­nuato, ha fatto uno «sforzo senza pre­ce­denti di ade­gua­mento» alle richie­ste dell’eurozona. «Nes­sun altro paese sotto pro­gramma di sal­va­tag­gio e con riforme in corso ha fatto uno sforzo simile alla Gre­cia», ha detto il pre­mier greco. Ma tutto invano.

Poi Tsi­pras ha rispo­sto a chi lo ha accu­sato di non aver por­tato pro­po­ste mar­tedì alla riu­nione dell’eurogruppo: «Abbiamo inviato un testo di 47 pagine che non com­prende le nostre posi­zioni ma il risul­tato del dif­fi­cile nego­ziato. In que­ste pro­po­ste è com­preso il nostro forte impe­gno a rag­giun­gere gli obiet­tivi di bilan­cio che abbiamo fis­sato. Man­te­niamo però il nostro diritto, come governo sovrano, di aggiun­gere o togliere impo­ste. È un nostro diritto tas­sare le imprese in utile e non tagliare le pen­sioni. Se non abbiamo il diritto a tro­vare da soli i set­tori in cui rispar­miare, allora saremmo con­dotti in una logica estrema e anti­po­po­lare. Si direbbe allora che nei paesi sotto pro­gramma di sal­va­tag­gio non si deb­bano tenere ele­zioni, solo nomi­nare dei tec­no­crati e che solo loro pos­sano decidere».
Il rife­ri­mento è alle ripe­tute inter­fe­renze dello stesso pre­si­dente del Par­la­mento euro­peo Mar­tin Schulz sulla com­po­si­zione del governo greco. Ma anche un colpo pre­ven­tivo verso i piani, acca­rez­zati da una parte della destra tede­sca, di pun­tare a risol­vere il caso Atene attra­verso il rove­scia­mento del governo.

Tsi­pras ha negato deci­sa­mente ogni pro­getto, segreto o palese, di ritorno alla dracma: «La set­ti­mana scorsa la mag­gior parte delle dichia­ra­zioni con­si­ste­vano nel dire che il vero que­sito del refe­ren­dum era la scelta tra euro e dracma e che la vit­to­ria del no signi­fi­cava l’uscita del paese dall’eurozona. I greci hanno votato No. Se avessi voluto far uscire il mio paese dall’euro non avrei fatto le dichia­ra­zioni che ho fatto dome­nica sera».

Il refe­ren­dum rap­pre­senta un «forte mes­sag­gio» del popolo greco: «Il forte no di dome­nica ci ha dato l’incarico di raf­for­zare i nostri sforzi verso una solu­zione soste­ni­bile al pro­blema greco, senza ripe­tere gli errori del pas­sato e senza l’eterna e inu­tile austerità».
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