responsive_m


Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

scritta dai media

DAI MEDIA

venerdì 17 luglio 2015

La sfida di Tsipras

«Si può e si deve discu­tere per capire se si poteva otte­nere di più a Bru­xel­les, ma viste la spro­por­zione delle forze in campo e ciò che era in gioco, adesso si può dire che Tsi­pras ha, momen­ta­nea­mente, sal­vato il paese dalla cata­strofe». Il manifesto, 17 luglio 2015 (m.p.r.)


Potremmo rubare a Woody Allen uno dei suoi ful­mi­nanti para­dossi e pre­starlo a Ale­xis Tsi­pras: «Messa l’umanità di fronte a un bivio, da una parte la strada che porta alla dispe­ra­zione e allo scon­forto più asso­luto e dall’altra la strada che porta alla totale estin­zione, pre­ghiamo che il cielo ci dia la sag­gezza di fare la scelta giu­sta». Per­ché la notte di Atene è pas­sata, ma il voto favo­re­vole che ha dato via libera al piano con­cor­dato in Europa, ha il sapore amaro rac­con­tato dai volti dei par­la­men­tari, soprat­tutto quelli del par­tito di mag­gio­ranza, Syriza, che esce lace­rato, diviso, da que­sto pas­sag­gio stret­tis­simo, ine­vi­ta­bile al punto in cui era arri­vata la trat­ta­tiva a Bru­xel­les e con­si­de­rato il bivio dram­ma­tico che il pre­si­dente del con­si­glio greco aveva di fronte.

Niente sor­risi, niente applausi, solo ten­sione e, forse, un ran­core poli­tico che potrebbe por­tare ulte­riori divi­sioni. «Que­sta lotta un giorno darà i suoi frutti», ha detto Tsi­pras pren­dendo la parola in aula nel suo sof­ferto discorso al par­la­mento. Ma nes­suno è pro­feta in patria, spe­cial­mente se ha da pro­met­tere sacri­fici e dignità che, come è evi­dente, non ser­vono a com­prare il pane. Lo sa bene Tsi­pras, lea­der discusso ormai, che non veste più i panni dell’eroe greco, per­ché parte dei suoi e del popolo potreb­bero vol­tar­gli le spalle. Lui ha scelto di met­tersi com­ple­ta­mente in gioco, sapendo che anche vin­cendo, il prezzo da pagare, poli­tico e per­so­nale, sarebbe stato, anzi è, duris­simo. Sapeva di chie­dere un refe­ren­dum, non più con­tro i duri delle potenze euro­pee, ma su di sé. Ora che il dado è tratto, diventa più dif­fi­cile il cam­mino da per­cor­rere. Per­ché dovrà fron­teg­giare situa­zioni diverse, sapendo che pur avendo otte­nuto un largo con­senso in Par­la­mento, non ha più die­tro di sé un eser­cito com­patto, pronto a seguirlo a tutti i costi. E’ pro­ba­bile un rim­pa­sto di governo, si parla di ele­zioni in autunno.

Intanto il nuovo pac­chetto di riforme è un campo minato. Innan­zi­tutto dall’Europa, un cer­bero pronto a sbra­nare Tsi­pras se il piano con­cor­dato non verrà appli­cato nei tempi e nelle moda­lità pre­vi­ste. Eppure, para­dos­sal­mente, la Gre­cia può tro­vare un “soste­gno” pro­prio in uno dei com­po­nenti della Troika, il Fondo mone­ta­rio inter­na­zio­nale che improv­vi­sa­mente rin­sa­vi­sce e “sostiene” il lea­der greco affer­mando la neces­sità di un forte un taglio al debito, e in ogni caso chiede agli inter­lo­cu­tori isti­tu­zio­nali un suo allun­ga­mento tren­ten­nale. Inol­tre la Gre­cia potrebbe con­tare sull’appoggio di Fran­cia e Ita­lia (anche se in modo subal­terno), a loro volta inte­res­sate a tro­vare un accordo per non essere il pros­simo tar­get di Ber­lino. E’ più dura la situa­zione che Tsi­pras dovrà fron­teg­giare nel pro­prio paese. Gli scon­tri di piazza, voluti e orga­niz­zati da una mino­ranza di anar­chici, potreb­bero essere solo un assag­gio di quel che avverrà nei pros­simi mesi, se la vita di ogni giorno dei greci non miglio­rerà. Per un par­tito di sini­stra sarebbe grave dover usare la forza nei con­fronti degli oppo­si­tori. Però il rischio c’è ed è fortissimo.

Al tempo stesso il lea­der dovrà misu­rarsi con la mino­ranza di Syriza, un par­tito diviso, come ha mostrato chia­ra­mente il voto della dire­zione e di un gruppo di par­la­men­tari. La mino­ranza, dopo il voto di ieri notte, assi­cura che non toglierà la fidu­cia al governo, ma già il “no” par­la­men­tare è stato in qual­che modo un voto di “sfi­du­cia”. Si arri­verà ad una scis­sione con la nascita di un nuovo par­tito di sini­stra? Ne è anti­ci­pa­zione il com­por­ta­mento dell’ex mini­stro Varou­fa­kis e degli altri che, d’accordo con lui, decli­nano ogni respon­sa­bi­lità in que­sta vicenda?

Chi vuole attri­buire a Tsi­pras ogni “colpa”, non può dimen­ti­care che ha dovuto fron­teg­giare strut­ture, donne, uomini, paesi, con un potere enor­me­mente più grande di lui. Si può e si deve discu­tere per capire se si poteva otte­nere di più a Bru­xel­les, ma viste la spro­por­zione delle forze in campo e ciò che era in gioco, adesso si può dire che Tsi­pras ha, momen­ta­nea­mente, sal­vato il paese dalla cata­strofe.
Un risvolto della meda­glia comun­que c’è: la Gre­cia ha messo in evi­denza che l’Europa, come il re, è nuda. Che ognuno pensa a pro­pri inte­ressi. E che altri inte­ressi — ben più con­creti, quelli sui debiti — ven­gono trat­tati estor­cendo inte­ressi sugli inte­ressi: le san­gui­su­ghe sareb­bero meno ingorde.
Ora andrebbe soste­nuta l’idea di chi pro­pone di orga­niz­zare una Con­fe­renza Inter­na­zio­nale sul debito in Europa. Sarebbe solo uno di tanti pro­blemi emersi in que­ste set­ti­mane, però estre­ma­mente impor­tante. Anche per l’Italia. Ma qual­cuno dovrebbe dirlo a Renzi.
Show Comments: OR