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venerdì 17 luglio 2015

La sfida di Tsipras

«Si può e si deve discu­tere per capire se si poteva otte­nere di più a Bru­xel­les, ma viste la spro­por­zione delle forze in campo e ciò che era in gioco, adesso si può dire che Tsi­pras ha, momen­ta­nea­mente, sal­vato il paese dalla cata­strofe». Il manifesto, 17 luglio 2015 (m.p.r.)


Potremmo rubare a Woody Allen uno dei suoi ful­mi­nanti para­dossi e pre­starlo a Ale­xis Tsi­pras: «Messa l’umanità di fronte a un bivio, da una parte la strada che porta alla dispe­ra­zione e allo scon­forto più asso­luto e dall’altra la strada che porta alla totale estin­zione, pre­ghiamo che il cielo ci dia la sag­gezza di fare la scelta giu­sta». Per­ché la notte di Atene è pas­sata, ma il voto favo­re­vole che ha dato via libera al piano con­cor­dato in Europa, ha il sapore amaro rac­con­tato dai volti dei par­la­men­tari, soprat­tutto quelli del par­tito di mag­gio­ranza, Syriza, che esce lace­rato, diviso, da que­sto pas­sag­gio stret­tis­simo, ine­vi­ta­bile al punto in cui era arri­vata la trat­ta­tiva a Bru­xel­les e con­si­de­rato il bivio dram­ma­tico che il pre­si­dente del con­si­glio greco aveva di fronte.

Niente sor­risi, niente applausi, solo ten­sione e, forse, un ran­core poli­tico che potrebbe por­tare ulte­riori divi­sioni. «Que­sta lotta un giorno darà i suoi frutti», ha detto Tsi­pras pren­dendo la parola in aula nel suo sof­ferto discorso al par­la­mento. Ma nes­suno è pro­feta in patria, spe­cial­mente se ha da pro­met­tere sacri­fici e dignità che, come è evi­dente, non ser­vono a com­prare il pane. Lo sa bene Tsi­pras, lea­der discusso ormai, che non veste più i panni dell’eroe greco, per­ché parte dei suoi e del popolo potreb­bero vol­tar­gli le spalle. Lui ha scelto di met­tersi com­ple­ta­mente in gioco, sapendo che anche vin­cendo, il prezzo da pagare, poli­tico e per­so­nale, sarebbe stato, anzi è, duris­simo. Sapeva di chie­dere un refe­ren­dum, non più con­tro i duri delle potenze euro­pee, ma su di sé. Ora che il dado è tratto, diventa più dif­fi­cile il cam­mino da per­cor­rere. Per­ché dovrà fron­teg­giare situa­zioni diverse, sapendo che pur avendo otte­nuto un largo con­senso in Par­la­mento, non ha più die­tro di sé un eser­cito com­patto, pronto a seguirlo a tutti i costi. E’ pro­ba­bile un rim­pa­sto di governo, si parla di ele­zioni in autunno.

Intanto il nuovo pac­chetto di riforme è un campo minato. Innan­zi­tutto dall’Europa, un cer­bero pronto a sbra­nare Tsi­pras se il piano con­cor­dato non verrà appli­cato nei tempi e nelle moda­lità pre­vi­ste. Eppure, para­dos­sal­mente, la Gre­cia può tro­vare un “soste­gno” pro­prio in uno dei com­po­nenti della Troika, il Fondo mone­ta­rio inter­na­zio­nale che improv­vi­sa­mente rin­sa­vi­sce e “sostiene” il lea­der greco affer­mando la neces­sità di un forte un taglio al debito, e in ogni caso chiede agli inter­lo­cu­tori isti­tu­zio­nali un suo allun­ga­mento tren­ten­nale. Inol­tre la Gre­cia potrebbe con­tare sull’appoggio di Fran­cia e Ita­lia (anche se in modo subal­terno), a loro volta inte­res­sate a tro­vare un accordo per non essere il pros­simo tar­get di Ber­lino. E’ più dura la situa­zione che Tsi­pras dovrà fron­teg­giare nel pro­prio paese. Gli scon­tri di piazza, voluti e orga­niz­zati da una mino­ranza di anar­chici, potreb­bero essere solo un assag­gio di quel che avverrà nei pros­simi mesi, se la vita di ogni giorno dei greci non miglio­rerà. Per un par­tito di sini­stra sarebbe grave dover usare la forza nei con­fronti degli oppo­si­tori. Però il rischio c’è ed è fortissimo.

Al tempo stesso il lea­der dovrà misu­rarsi con la mino­ranza di Syriza, un par­tito diviso, come ha mostrato chia­ra­mente il voto della dire­zione e di un gruppo di par­la­men­tari. La mino­ranza, dopo il voto di ieri notte, assi­cura che non toglierà la fidu­cia al governo, ma già il “no” par­la­men­tare è stato in qual­che modo un voto di “sfi­du­cia”. Si arri­verà ad una scis­sione con la nascita di un nuovo par­tito di sini­stra? Ne è anti­ci­pa­zione il com­por­ta­mento dell’ex mini­stro Varou­fa­kis e degli altri che, d’accordo con lui, decli­nano ogni respon­sa­bi­lità in que­sta vicenda?

Chi vuole attri­buire a Tsi­pras ogni “colpa”, non può dimen­ti­care che ha dovuto fron­teg­giare strut­ture, donne, uomini, paesi, con un potere enor­me­mente più grande di lui. Si può e si deve discu­tere per capire se si poteva otte­nere di più a Bru­xel­les, ma viste la spro­por­zione delle forze in campo e ciò che era in gioco, adesso si può dire che Tsi­pras ha, momen­ta­nea­mente, sal­vato il paese dalla cata­strofe.
Un risvolto della meda­glia comun­que c’è: la Gre­cia ha messo in evi­denza che l’Europa, come il re, è nuda. Che ognuno pensa a pro­pri inte­ressi. E che altri inte­ressi — ben più con­creti, quelli sui debiti — ven­gono trat­tati estor­cendo inte­ressi sugli inte­ressi: le san­gui­su­ghe sareb­bero meno ingorde.
Ora andrebbe soste­nuta l’idea di chi pro­pone di orga­niz­zare una Con­fe­renza Inter­na­zio­nale sul debito in Europa. Sarebbe solo uno di tanti pro­blemi emersi in que­ste set­ti­mane, però estre­ma­mente impor­tante. Anche per l’Italia. Ma qual­cuno dovrebbe dirlo a Renzi.
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