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L’anno scorso in protesta all’inquinamento, gli artisti di Chengdu hanno messo maschere di cotone filtranti smog sulle statue (e sono stati arrestati). Le emissione di anidride carbonica salgono, Trump esce dall’accordo di Parigi e la pianificazione non si pone il problema. Non ci restano che le maschere? (i.b.)

scritta dai media

DAI MEDIA

venerdì 17 luglio 2015

La questione dei rapporti di forza

«“La gente pro­te­sta, scende in strada”. “Nei bar si dice che Tsi­pras ha tra­dito.” E’ com­pren­si­bile, ma per que­sto per vin­cere ci vogliono i par­titi e non i bar: pro­prio nei momenti dram­ma­tici è indi­spen­sa­bile un sog­getto con­sa­pe­vole, unito da una comune cul­tura poli­tica, da un rap­porto vero con le rispet­tive comu­nità, e non un agglo­me­rato emo­tivo». Il manifesto, 17 luglio 2015 (m.p.r.)

Tutti si ricor­dano la famosa frase pro­nun­ciata da Ram­sey McDo­nald, primo pre­si­dente del con­si­glio di un governo labu­ri­sta in Gran Bre­ta­gna nel 1931, nel pieno dell’altra grande crisi eco­no­mica mon­diale: «Cre­devo che il peg­gio fosse stare all’opposizione senza il potere di cam­biare le cose, ora mi sono accorto che è peg­gio ancora stare al governo e non aver ugual­mente potere». Pochi ricor­dano forse quello che avvenne dopo, quando McDo­nald decise di rom­pere con il pro­prio par­tito le cui riven­di­ca­zioni non era in grado di sod­di­sfare e di dar vita ad un pes­simo governo di unità nazionale.

Ebbene, nella tri­stis­sima serata che tutti abbiamo tra­scorso ieri notte attac­cati alla tele­vi­sione per seguire quanto acca­deva ad Atene, su piazza Sin­tagma e den­tro il palazzo del Par­la­mento che vi si affac­cia, abbiamo, almeno molti di noi, tirato un sospiro di sol­lievo: non solo — lo sape­vamo già prima — Tsi­pras non è Ram­sey McDo­nald, anche se ha dovuto spe­ri­men­tare una ana­loga impo­tenza — ma, quel che più conta, la rot­tura con il suo par­tito non è avve­nuta. Sia i 40 depu­tati di Syriza che hanno votato con­tro il memo­ran­dum, sia i 109 mem­bri del Comi­tato cen­trale che hanno espresso ana­loga oppo­si­zione, hanno riba­dito che que­sto non com­porta sfi­du­cia nei con­fronti del governo. Un’altra bella prova della matu­rità di Siryza. Se que­sta unità reg­gerà anche nelle dif­fi­ci­lis­sime set­ti­mane che ci aspet­tano, il peg­gio potrà forse essere evi­tato.

La scelta del che fare a fronte di un ricatto tanto arro­gante da non esser stato nem­meno imma­gi­nato è stata per Atene molto ardua, ed è com­pren­si­bile che abbia sol­le­vato un con­fronto così accesso, anzi dram­ma­tico. Tsi­pras, come sap­piamo, ha respinto l’ipotesi di un’uscita dall’eurozona, e ha scelto di cor­rere i rischi dell’accordo leo­nino che gli è stato impo­sto per gua­da­gnare tempo - e man­te­nere una col­lo­ca­zione di governo - due fat­tori che aiu­tano ad affron­tare una situa­zione molto dif­fi­cile , ma meno dif­fi­cile di quella che si sarebbe creata, subito, ove le ban­che fos­sero rima­ste chiuse senza liquido, sti­pendi non paga­bili, blocco dei ser­vizi pub­blici, impor­ta­zioni impos­si­bili in un paese che senza com­prare all’estero il car­bu­rante per i pro­pri pesche­recci non è in grado nem­meno di pescare il pro­prio pesce . Dif­fi­cile e peri­co­losa: quando una crisi diventa così grave può acca­dere di tutto. Da parte dell’avversario, ma anche - la sto­ria ce lo inse­gna - per le ten­ta­zioni auto­ri­ta­rie cui si potrebbe cedere per con­trol­lare le ine­vi­ta­bili pro­te­ste.

Adesso, se non ci saranno lace­ra­zioni nel corpo di Syriza, sarà pos­si­bile lavo­rare per ridurre al minimo, e comun­que per distri­buire più equa­mente il peso delle misure impo­ste. Con­tando anche sull’estrema con­fu­sione che regna nel campo delle “isti­tu­zioni” UE: che non sono Maci­ste, ma una lea­der­ship sem­pre più con­fusa e sem­pre meno cre­di­bile. Basti pen­sare alla esi­la­rante uscita del Fondo mone­ta­rio, che dopo aver par­te­ci­pato ai nego­ziati con la inef­fa­bile signora Lagarde, manda adesso a dire che quell’accordo è ridi­colo, non potrà mai esser rea­liz­zato, per­chè la Gre­cia non potrà mai pagare un debito che negli anni, dopo le amo­re­voli cure dei dot­tori di Bru­xel­les, è pas­sato dal 127 % del PIL all’inizio della crisi al 176 % di oggi, al pre­ve­di­bile 200 % nel pros­simo futuro. Degli 82 miliardi che ora sono stati con­cessi ad Atene solo il 35 % andrà all’economia reale, il resto a ripa­gare debiti già con­tratti e a rifi­nan­ziare le ban­che, così come del resto è acca­duto dal 2010, quando dei 226,7 miliardi elar­giti allora ne andò solo l’11,7%.

Anche sul piano poli­tico va ben sot­to­li­neato che da que­sta vicenda la lea­der­ship euro­pea è uscita malis­simo. Anche in Ger­ma­nia: basta scor­rere la stampa tede­sca più auto­re­vole per sapere con quanta asprezza viene giu­di­cato l’operato del pro­prio governo: ” Il governo tede­sco ha distrutto in un wee­kend sette decenni di diplo­ma­zia” - ha scritto il set­ti­ma­nale Spie­gel e la auto­re­vo­lis­sima Sud­deu­tsche Zei­tung ha titolato:“La signora Mer­kel‚il nuovo nemico dell’Europa”. Per non par­lare di come in que­ste set­ti­mane si siano mol­ti­pli­cate le voci, anche isti­tu­zio­nali, di chi dice che biso­gna andar­sene dall’UE.

Tsi­pras ha invece deciso di non abban­do­nare il campo di bat­ta­glia. Poteva deci­dere di lasciar per­dere e cedere a chi sug­ge­riva di imboc­care la strada di uno sbri­cio­la­mento che avrebbe in realtà lasciato ancor più privi di forza rispetto alla finanza glo­bale i sin­goli paesi. Può darsi che per otte­nere que­sta diversa Europa sia neces­sa­rio ricor­rere anche a que­sta scelta, ma assurdo è pen­sare che dia più forza, ad Atene ma anche a tutti noi, che la Gre­cia, la più debole, imboc­chi que­sta strada da sola. Gre­xit, oggi, diven­te­rebbe solo la pate­tica vicenda di un pic­colo paese mar­gi­nale, la vit­to­ria, per l’appunto, di Scheu­bele.

Altra cosa è che a met­tere in discus­sione l’eurozona sia uno schie­ra­mento più forte, almeno i paesi medi­ter­ra­nei, sulla base di un chiaro pro­getto di lotta e di reci­proca soli­da­rietà. Que­sto fronte oggi non c’è e noi ita­liani pos­siamo solo ver­go­gnarci per­chè il nostro pre­si­dente del Con­si­glio, che avrebbe potuto, e dovuto, avere un ruolo di primo piano da svol­gere in que­sta situa­zione, ha messo, pau­roso, la testa sotto la sab­bia. Tocca anche a noi costruire un piano B, ma non solo per la Gre­cia.
Torna in primo piano il famoso con­cetto di “rap­porti di forza”, un ter­mine che sem­bra spa­rito dal voca­bo­la­rio della sini­stra, sic­chè quanto accade ad Atene c’è chi lo rap­pre­senta come l’antico dilemma fra riforme o rivo­lu­zione. Quasi che sia pos­si­bile - scrive con la tra­di­zio­nale voca­zione al richiamo teo­rico tede­sco Blo­kupy su Neues Deu­tschland - con­si­de­rare la Gre­cia come un secolo fa la Rus­sia: l‘anello più debole del capi­ta­li­smo da cui si sarebbe potuti par­tire. Lenin, del resto, quando disse que­sta frase, non sapeva che la rivo­lu­zione tede­sca sarebbe fal­lita.

Oggi, comun­que, noi sap­piamo che di un pro­cesso rivo­lu­zio­na­rio capace di soste­nere la rot­tura even­tuale della Gre­cia in Europa non c’è nem­meno l’odore. Non è rivo­lu­zio­na­rio sbat­tere comun­que la testa con­tro il muro senza valu­tare se si rompe la testa o si sbri­ciola il muro. Pre­ser­vare la testa non è un atto di viltà, ma di intel­li­genza. Almeno se si intende com­bat­tere ancora e non solo costruire un monu­mento ai mar­tiri.

“La gente pro­te­sta, scende in strada” - ci dicono anche nostri con­na­zio­nali che sono in Grecia.“Nei bar si dice che Tsi­pras ha tra­dito.” E’ com­pren­si­bile, ma per que­sto per vin­cere ci vogliono i par­titi e non i bar: pro­prio nei momenti dram­ma­tici è indi­spen­sa­bile un sog­getto con­sa­pe­vole, unito da una comune cul­tura poli­tica, da un rap­porto vero con le rispet­tive comu­nità, e non un agglo­me­rato emo­tivo. Per costruire l’egemonia neces­sa­ria ad affron­tare situa­zioni com­plesse, con lotte mirate e non solo con la mol­ti­pli­ca­zione delle pro­te­ste.

E’ vero che lasciare solo alla poli­tica - par­titi e isti­tu­zioni - il potere di deci­dere può esser peri­co­loso, e lo è stato tante volte in pas­sato. Per que­sto sono utili movi­menti e forme dirette di espres­sione della società civile e spe­riamo che ce ne siano in Greci a pun­go­lare, anche con­te­stan­dole, le deci­sioni che ver­ranno prese. Ma la pro­te­sta indif­fe­ren­ziata di quello che ora viene chia­mato “il basso” che si con­trap­pone all’”alto”, per usare un con­cetto che oggi va di moda, non basta. E infatti, fin’ora, il 99%, seb­bene sia una così grande mag­gio­ranza di sof­fe­renti, non vince. Occorre di più.

Io la penso così. Ma sono molto con­for­tata nel riscon­trare che la grande mag­gio­ranza di coloro che stanno cer­cando di costruire in Ita­lia un nuovo sog­getto poli­tico uni­ta­rio la pensa in modo ana­logo. A qual­che­cosa la lunga sto­ria della nostra sini­stra - primo fra tutti il “genoma Gram­sci” - ci è pur servita !
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