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sabato 18 luglio 2015

La prevalenza del gentismo

«Questa presenza destrutturata spiega quanto poco incisivi possono essere i grillini una volta eletti. Senza struttura di partito restano quel che sono: eterni apprendisti. Ma questo fa anche la loro fortuna agli occhi della gente». La Repubblica, 18 luglio 2015


SUL recente referendum greco, il Movimento 5Stelle ha sfoderato una inedita retorica populista, distinguendosi a fatica dalla Lega di Matteo Salvini, anti-Europea radicale. Sentire i pentastellati evocare la “sovranità” e il “popolo” desta sorpresa. Il movimento di Beppe Grillo ha infatti sempre preferito parlare di “gente” e “cittadini” evitando l’uso di una categoria squisitamente politica come “ popolo”. Il blog di Beppe Grillo ha parlato del diritto della “popolazione” greca di esprimersi col voto. “Popolazione” è un termine generico, molto diverso da “popolo”. Disquisire sull’uso dei termini non é una questione di lana caprina, ma una via utile per capire meglio il carattere del movimento grillino, e soprattutto la ragione del suo stabile successo elettorale e d’opinione.

Il M5S è figlio del declino di legittimità dei partiti politici e della piaga della corruzione, mai rimarginata dal tempo di tangentopoli, e che ora purtroppo sta coinvolgendo pesantemente il Pd. Corruzione e disfunzionalità della classe politica sono tradizionalmente imparentate, e il M5S si è imposto con la richiesta di più competenza (ricordiamo la scelta dei candidati nelle elezioni comunali di Parma attraverso curriculum vitae) e di lotta alla corruzione (di rottamazione ha parlato prima Grillo di Renzi). Due richieste che stanno oltre le identità partigiane e che propongo di identificarle con il gentismo.

In uno dei primi e più validi libri sul grillismo, Piergiorgio Corbetta e Elisabetta Gualmini hanno a ragion veduta avuto riserve a classificarlo come un movimento populista. Non basta una retorica polarizzante per fare un movimento populista. Lo schema “molti” contro “pochi” serve a unificare un movimento intorno a un tema semplificante. A volte i molti sono i senza potere (come in Occupy Wall Street), altre volte sono le persone ordinarie che non esercitano funzioni politiche e sono gente comune: questo é il caso del M5S. La denuncia della cattiva politica e della casta, sorta a ridosso delle varie tangentopoli, ha assorbito il linguaggio giustizialista, portandolo prima in piazza e poi nell’urna. Questo è l’argomento che ha unificato i seguaci di Grillo fin dall’inizio. Ma, contrariamente ai movimenti di opinione (come Occupy Wall Street OWS), il M5S non ha rinunciato alla battaglia elettorale; ha voluto entrare nelle istituzioni. Ma senza diventare partito e senza quindi prendere la strada del populismo vero e proprio.

Nonostante la sua partecipazione alla politica elettorale, infatti, il M5S non si è identificato con un leader. Grillo non è un leader populista, nonostante la sua retorica populista. E la ragione sta nel fatto che egli (insieme a Casaleggio) non si è mai candidato (non importa qui esaminarne le ragioni) e quindi non ha goduto del consenso plebiscitario dell’urna, lo strumento che, invece, ogni leader populista vuole per sancire l’unità con il suo popolo.

Dunque, il M5S ha rinunciato ad essere solo movimento di opinione ma, nonostante questo, non è mai giunto ad essere populista, perché i suoi capi sono restati nella sfera dell’opinione. Ció comporta che i rappresentanti del M5S parlano ciascuno per se, poiché il loro movimento non si è fatto partito; e anche se i capi dell’opinione intervengono quotidianamente, redarguendo, dando ordini, minacciando, i rappresentanti del M5S sono comunque lasciati a se stessi, e la sola disciplina che hanno è quella che viene dal condivide l’opinione fondatrice: quella che li ha portati ad aderire al movimento, ovvero l’attacco alla corruzione e alla casta politica.

È quindi a questa opinione unificante che occorre prestare attenzione per capire la persistenza di M5S nel quadro politico parlamentare. L’opinione contro la corruzione e chi la pratica avendone un ritorno in potere e riconoscimento — la casta — configura la più basilare delle reazioni dei cittadini contro un establishment politico. La democrazia ha sempre al suo interno una diffidenza verso chi esercita il potere. Si tratta di una reazione basilare, capace di unire indistintamente tutti. Questo è ciò che si intende per gentismo: reazione della gente comune contro gli adepti, dei cittadini ordinari contro coloro che svolgono una funzione di direzione politica. La gente non è sotto i riflettori del pubblico, ma è il pubblico. La gente è composta dai cittadini dei sondaggi — è il tribunale supremo. È l’insieme generico dei cittadini che stanno fuori dalle istituzioni. Questo indistinto gentismo è insieme il popolo e l’ideologia del M5S. E infatti Grillo preferisce usare il termine “gente” e “cittadini” invece di “popolo”.

Questo spiega molte cose: per esempio l’impossibilità di identificarlo col populismo, e poi la sua resistenza nel tempo — perché il suo alimento (la corruzione) persiste. È orizzontalismo come voce di gente comune, a volte poco informata, a volte molto pressapochista, a volte sommaria, e però mai unificata sotto un’ideologia o una leadership-guida. L’attrazione dell’elettorato si spiega con questo gentismo, una genericità che fa sentire la gente identifica a coloro che entrano in lista, simili ai generici “noi” nel senso comune, nel semplicismo delle opinioni basilari.

Questa presenza destrutturata spiega quanto poco incisivi possono essere i grillini una volta eletti. Senza struttura di partito restano quel che sono: eterni apprendisti. Ma questo fa anche la loro fortuna agli occhi della gente. Con una struttura partitica i grillini diventerebbero come tutti gli altri, e a quel punto il gentismo gli si ritorcerebbe contro. È l’anti-partito che dà loro identità quindi, più che l’anti-politica. E il web può consentire loro di essere come un movimento politico (presentarsi alle elezioni) senza diventare partito politico. Qui sta anche la sua differenza rispetto ai populisti (certamente alla Lega di Salvini) che sono strutturati e rischiano più del M5S di prendere tutti i difetti della casta, come é del resto successo alla Lega di Bossi.
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