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sabato 18 luglio 2015

“La Boschi travisa la realtà su Renzi, Letta e Napolitano”

Intervista a Stefano Rodotà: «Le intercettazioni andavano pubblicate: sono fatti pubblici molto gravi. La cosa grave è che c’è un contrasto tra fatti documentati e le parole pronunciate in Aula da un ministro della Repubblica. Il fatto che ci sia questo travisamento della realtà è indicativo: si vuole a ogni costo evitare di dare spiegazioni». Il Fatto Quotidiano, 18 luglio 2015 (m.p.r.)

Non è il caldo, è che il professor Rodotà non ama cincischiare. Lapidario, dunque, l’incipit della telefonata: «Siamo di fronte a casi diversi, ma queste intercettazioni devono essere pubblicate». Ed ecco perché.

Professore, partiamo dalla fine. Cioè dall’ultima: il governatore della Sicilia e il dottor Tutino.
Quella di Crocetta è una storia ancora oscura. Lui sostiene che c’è un complotto; allora, dico io, chiariamo tutto e al più presto. Quando vengono messe in circolazione notizie che arrivano da intercettazioni, che deve fare un giornalista? L’Espresso avverte che quelle intercettazioni esistono e dà conto del contenuto. Non si tratta di una vicenda da poco, senza interesse pubblico: da una parte c’è il rapporto con Lucia Borsellino e il suo ruolo di assessore alla Sanità. Dall’altra c’è il rapporto con un signore, le cui attività non sono proprio chiare, che si permetteva una certa familiarità con il governatore. Mi pare che un giornalista queste cose le debba pubblicare. L’unico limite è la falsità degli atti riferiti: l’intercettazione non c’è o il contenuto non corrisponde a quanto riportato. Se si accerta tutto questo, la conversazione va resa pubblica. Malgrado i lati oscuri, l’affaire Crocetta ha immediatamente conquistato le prime pagine dei giornali. Ma soprattutto ha portato a una richiesta esplicita di dimissioni del presidente della Regione Sicilia da parte del Pd!

Invece quelle di Renzi?
Lì non c’è nulla di oscuro né di ambiguo. È il negoziato che Renzi fa, per proprio conto, riguardo la caduta del governo Letta e la sua nomina alla Presidenza del Consiglio. Accanto, abbiamo letto ciò che dice un gruppo di persone vicine al segretario del Pd, a p ro po si to delle vicende di Renzi e della politica italiana. Tirando in ballo il Presidente della Repubblica e suo figlio. Questa è un’intercettazione che doveva essere pubblicata, senza alcun dubbio. E poi: si tratta di materiale depositato agli avvocati e privo di vincolo di riservatezza. Non di documenti “finiti ai giornali”.

Dicono che dovevano essere coperte da omissis.
È altra valutazione, che non sono in grado di fare. Ma nel momento in cui vengono depositate non si può invocare nessun vincolo di segretezza. Qui c’è un punto che politicamente è rilevantissimo. L’opinione pubblica già sapeva di tutti questi retroscena riguardo l’eliminazione – non trovo altre parole – di Enrico Letta? Ne sapeva abbastanza? Questa è la conferma di una strategia evidentemente messa a punto e discussa, non solo all’interno del mondo politico ma addirittura con persone che hanno ruoli istituzionali importanti come un generale della Guardia di Finanza, con il quale si discute della eventuale resistenza all’operazione del presidente della Repubblica.

Di cui si occupa anche l’intercettazione ambientale con Dario Nardella, il generale Adinolfi, e il presidente di Invimit Vincenzo Fortunato. 
Collegando le due intercettazioni, si potrebbe persino dire che questa resistenza può essere stata superata perché – come si sostiene nella conversazione – sul capo dello Stato poteva essere esercitata una pressione. Sono cose di assoluta gravità.

Non secondo il ministro Boschi, che ha parlato – in aula, non al bar – di “supposizioni, ipotesi, forse addirittura illazioni”. Il fantasy al potere.
Liquidare la questione dicendo che le intercettazioni non sono penalmente rilevanti è inaccettabile. Una tesi che riappare, negli ultimi tempi, con una certa impudenza. Da anni dico e scrivo che la responsabilità politica è altro dalla responsabilità penale. Ci tocca ancora ricordare l’articolo 54 della Costituzione? “I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina e onore”. L’argomento che ritorna nelle parole del ministro Boschi viene recitato in un parlamento dove non dovrebbe avere più cittadinanza. Però si solleva un gran polverone su una presunta non reazione di Crocetta...

Si può invocare le dimissioni di Crocetta e contemporaneamente dire, in una sede istituzionale, che le conversazioni tra il premier e Adinolfi sono fantasie?
Qui la cosa grave è che c’è un contrasto tra fatti documentati e le parole pronunciate in Aula da un ministro della Repubblica. Il fatto che ci sia questo travisamento della realtà è indicativo: si vuole a ogni costo evitare di dare spiegazioni. Certo, siamo davanti a una contraddizione. Ma Crocetta è una persona scomoda per l’attuale Pd e quindi si cerca ogni pretesto per metterlo da parte. Dall’a ltra parte c’è il premier e la rete di protezione viene mantenuta saldamente. Aggiungo che questo modo di fare impedisce di chiarire le ombre gettate su Napolitano. Bisognava dar modo ai diretti interessati di fare luce sulle affermazioni che riguardano l’ex capo dello Stato, per fugare qualunque sospetto. Questa seconda vicenda è gravissima, non solo da un punto di vista di etica pubblica, ma da un punto di vista politico: parliamo di fatti che hanno portato a un cambio di governo e a un conflitto intorno alla nomina di un generale della Guardia di Finanza. E conosciamo il ruolo che ha avuto e continua ad avere la Guardia di Finanza sulle indagini per corruzione. Ripeto: il fatto che il ministro Boschi in Parlamento neghi la possibilità di un chiarimento a me sembra davvero molto inquietante.
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