menu

subheader

ULTIMI AGGIORNAMENTI

domenica 12 luglio 2015

Il vero obiettivo tedesco è l’eliminazione di Syriza

Solo le persone disinformate o in malafede, possono pensare che gli ostacoli posti a Tsipras derivino dalle ragioni  proclamate: la verità è che non si vuole che in Europa ci sia una presenza che testimoni la possibilità di una politica diversa da quella del gruppo di potere dominante. Il manifesto, 12 luglio 2015

Ancora una volta era sem­brato che l’accordo tra Ue e Gre­cia si potesse fare, rag­giun­gendo così l’obbiettivo di chiu­dere la bat­ta­glia ini­ziata con la vit­to­ria di Syriza nel gen­naio 2015, nono­stante l’obbiettivo vero delle auto­rità euro­pee sia sem­pre stato l’estromissione di Syriza dal governo. In que­sti mesi, infatti, quasi mai la posta in gioco dello scon­tro ha coin­ciso con le misure discusse. Bensì, da parte euro­pea, otte­nere l’adesione alla filo­so­fia del Memo­ran­dum. Ma que­sta sot­to­mis­sione al Memo­ran­dum che l’Eurogruppo voleva non c’è mai stata.

Le «Isti­tu­zioni», via via sem­pre più irri­tate dalla tat­tica nego­ziale di Tsi­pras, prima attac­ca­rono vio­len­te­mente Varou­fa­kis per espel­lerlo dalla trat­ta­tiva, e poi lan­cia­rono l’ultimatum al governo greco dopo la riu­nione «segreta» dei quat­tro (Com­mis­sione, Bce, Fmi e Eurogruppo).

A que­sta richie­sta fu rispo­sto no, con durezza, e le trat­ta­tive rico­min­cia­rono. Ma nono­stante le dif­fe­renze nelle misure da adot­tare si ridu­ces­sero, appa­riva chiara la volontà dell’Eurogruppo di accet­tare solo una resa com­pleta della Grecia.

E creb­bero le mano­vre euro­pee in Gre­cia per arri­vare a una sosti­tu­zione del governo di Syriza con uno di unità nazio­nale. A que­sto Tsi­pras rispose col refe­ren­dum, con­si­de­rato dagli euro­pei una mossa tal­mente ostile da dichia­rare, sia prima che subito dopo, che il refe­ren­dum ren­deva impos­si­bile la ria­per­tura delle trattative.

Tutti sap­piamo che la trat­ta­tiva si è ria­perta solo per l’esito quasi ple­bi­sci­ta­rio del refe­ren­dum, e per l’intervento pesante degli Stati Uniti. Dopo il refe­ren­dum e l’evidenza dei cal­coli poli­tici sba­gliati, gli Usa hanno ricor­dato bru­sca­mente agli euro­pei che i vin­coli geo­stra­te­gici non pote­vano essere un optio­nal subor­di­nato agli obbiet­tivi poli­tici intra-europei.

Rispetto a que­sto punto va valu­tata accu­ra­ta­mente la posta in gioco in que­sto momento. Che non può che essere che la soprav­vi­venza del governo di Syriza come obbiet­tivo asso­lu­ta­mente prio­ri­ta­rio. Evi­den­te­mente nel lato euro­peo sta pren­dendo di nuovo piede la posi­zione esat­ta­mente oppo­sta: che sia asso­lu­ta­mente prio­ri­ta­rio invece libe­rarsi di que­sto governo; e, in subor­dine, se que­sto non fosse pos­si­bile, libe­rarsi della Gre­cia nell’euro, pre­ci­pi­tan­dola in un caos che comun­que sia di monito a chiun­que volesse seguire quella via.

Solo così si spiega, infatti, la ria­per­tura vio­lenta dei gio­chi che sem­bra­vano taci­tati dall’intervento ame­ri­cano. Evi­den­te­mente pesano due moti­va­zioni entrambe vitali per la diri­genza tede­sca. La prima che que­sta rot­tura «poli­tica» della disci­plina dell’austerità era comun­que inac­cet­ta­bile per il con­ta­gio che avrebbe potuto pro­vo­care, indi­pen­den­te­mente dal con­te­nuto delle misure con­te­nute negli accordi. Ma c’è un secondo lato, fin qui in ombra, che sta venendo in luce. Ed è la stessa sta­bi­lità poli­tica tedesca.

È evi­dente, infatti, che Schäu­ble sta gio­cando pesan­te­mente sulla asso­luta osti­lità dell’opinione pub­blica tede­sca nei con­fronti di un qual­siasi accordo con la Gre­cia, che smuove strati pro­fondi di disprezzo verso il Sud d’Europa. L’incertezza della Mer­kel nel dare corso alle richie­ste ame­ri­cane di tener conto degli aspetti geo­stra­te­gici che l’esito nega­tivo dell’accordo impli­che­rebbe, pare quindi dovuto al timore che que­sta opi­nione pub­blica, da lei stessa aiz­zata fino al paros­si­smo, possa rea­gire vio­len­te­mente, desta­bi­liz­zando tutto il qua­dro poli­tico tedesco.

Non sarebbe più allora il peri­colo di for­ma­zioni popu­li­ste a pre­oc­cu­parla, ma che forse la stessa Csu bava­rese di Schäu­ble possa scen­dere sul piede di guerra.

Equi­li­bri tede­schi con­tro equi­li­bri euro­pei e geo­stra­te­gici mon­diali. Que­sta è la par­tita tre­menda che si sta gio­cando. Syriza deve morire, è l’urlo della destra tede­sca, e europea.

Che chia­ri­sce anche ai più tardi qual è la posta in gioco. Non certo le per­cen­tuali dell’accordo. Ma il potere in Europa. Che, per la prima volta, da Maa­stri­cht in poi, è stato messo in discus­sione dalla for­ma­zione poli­tica di un pic­colo paese di grande corag­gio. Chapeau.

Show Comments: OR