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martedì 7 luglio 2015

Gallino: «Tsipras ha respinto un colpo di stato della Troika

Roberto Ciccarelli intervista Luciano Gallino, autore de "Il colpo di stato di banche e governi": «Il referendum greco potrebbe far crescere il numero di chi vuol farsi sentire su euro o funzionamento dell'Unione Europea». Il manifesto, 7 luglio 2015

«Il refe­ren­dum con­tro l’austerità in Gre­cia è stato poli­ti­ca­mente impor­tante per l’intera Europa — sostiene Luciano Gal­lino, autore di Finan­z­Ca­pi­ta­li­smo e Il colpo di stato di ban­che e governi (Einaudi) — Se un popolo ridotto in mise­ria, che conta 11 milioni di abi­tanti, rie­sce a creare seri pro­blemi ai paesi più impor­tanti d’Europa, con un peso eco­no­mico e poli­tico come la Ger­ma­nia, ad un certo numero di per­sone potreb­bero venire delle idee.

Quali, ad esem­pio?

Anzi­ché subire pas­si­va­mente le diret­tive di Bru­xel­les, che in molti casi sono quelle di Ber­lino, potreb­bero pun­tare i piedi e discu­tere i prov­ve­di­menti. Cosa che non è avve­nuto in Ita­lia negli ultimi quat­tro governi ita­liani che hanno accet­tato pas­si­va­mente e pedis­se­qua­mente obbe­dito alle tera­pie della Com­mis­sione Euro­pea o della Bce. Non si è mai vista una banca cen­trale chie­dere di ren­dere fles­si­bile il mer­cato del lavoro. Lo fece con Tri­chet da gover­na­tore con la let­tera del 2011. Il governo Monti messo al posto di quello Ber­lu­sconi ha imme­dia­ta­mente prov­ve­duto a farlo. Chissà se il caso della Gre­cia non farà cre­scere il numero delle per­sone che vogliono farsi sen­tire sull’euro o sul fun­zio­na­mento dell’Unione Europea.

Tsi­pras ha denun­ciato un colpo di stato con­tro il suo governo. Che cosa è acca­duto dav­vero in Gre­cia nell’ultima set­ti­mana?

Si è con­cre­tata la situa­zione che sta matu­rando da molti anni. La demo­cra­zia è un fat­tore di disturbo per le isti­tu­zioni euro­pee, per molti paesi a comin­ciare dalla stessa Ger­ma­nia o per il Fondo Mone­ta­rio Inter­na­zio­nale. Tanto Lagarde, quanto Mer­kel, hanno detto in varie occa­sioni che è molto bello vivere in demo­cra­zia ma che biso­gna anche ren­dersi conto che la demo­cra­zia si deve con­for­mare alle esi­genze del mer­cato. Io trovo que­ste dichia­ra­zioni poli­ti­che di una gra­vità ecce­zio­nale per­ché dovrebbe essere vero invece esat­ta­mente il con­tra­rio. In Europa la demo­cra­zia viene con­si­de­rata ormai un intoppo per le deci­sioni del mer­cato. Del resto nei trat­tati fon­da­tivi dell’Unione i rife­ri­menti alla demo­cra­zia sono nulli. Con la Gre­cia hanno pro­prio esa­ge­rato. Se anche i primi mini­stri, per non par­lare dei fun­zio­nari della Bce o di impor­tanti espo­nenti dei socia­li­sti hanno inter­fe­rito aper­ta­mente con il governo greco, dimo­strando che per loro la demo­cra­zia è una sec­ca­tura per la libera cir­co­la­zione dei capi­tali. La social­de­mo­cra­zia è scom­parsa total­mente. È ora di pren­dere posi­zione. Non che sia facile ma, piut­to­sto che bat­tere la testa con­tro un muro, vale la pena di provarci.

Pro­fes­sor Gal­lino lei sostiene che dal 2007–8 sia in corso in Europa pro­prio un colpo di stato. Il refe­ren­dum greco è stata una prima rispo­sta col­let­tiva?

È una rispo­sta poli­tica dei greci a cin­que anni di poli­ti­che deva­stanti impo­ste da Com­mis­sione Ue, Fmi e Bce, ed è anche la prima con­tro quanto è matu­rato in Europa dalla crisi dei debiti sovrani in poi. La prima fase del colpo di stato pre­sup­po­neva che le vit­time pro­te­stas­sero un po’, per poi obbe­dire come nulla fosse suc­cesso. Oggi, il fatto che un paese eco­no­mi­ca­mente insi­gni­fi­cante alzi la testa e prenda a calci negli stin­chi que­sti poteri è un fatto rile­vante. Ale­xis Tsi­pras ha rive­lato una tem­pra fisica e poli­tica ecce­zio­nale per reg­gere cin­que mesi di trat­ta­tive. Oggi il fatto nuovo è che qual­cuno abbia detto “No”, non solo nelle piazze, ma soprat­tutto nelle trat­ta­tive, impo­nendo un refe­ren­dum al quale hanno par­te­ci­pato milioni di per­sone. Que­sto ha inner­vo­sito molto Mer­kel e gli inef­fa­bili pre­to­riani della Com­mis­sione Euro­pea o del Con­si­glio Europeo.

Quante pos­si­bi­lità esi­stono per un accordo sul debito e sui fondi per la Gre­cia?

Lo spet­tro delle opzioni sul tavolo oggi è molto ampio. La ristrut­tu­ra­zione del debito è essen­ziale, ogni eco­no­mi­sta di mezza tacca ammette che non è paga­bile. La Gre­cia ha perso il 25% del pil gra­zie alle medi­cine tos­si­che di Bru­xel­les. In que­ste con­di­zioni, se va bene, riu­sci­ranno a pagare un debito che arri­verà al 180% del Pil tra mol­tis­simi anni. Que­sta situa­zione dimo­stra che gli eco­no­mi­sti che hanno pro­po­sto que­ste ricette non cono­scono il loro mestiere e andreb­bero licen­ziati. La solu­zione è quella di affron­tare i pro­blemi imme­diati: creare occu­pa­zione qua­li­fi­cata per milioni di per­sone, se è pos­si­bile evi­tando i gio­chetti come il Jobs Act che non ser­vono a nulla, aumen­tare la pro­du­zione pos­si­bil­mente non con le vec­chie poli­ti­che indu­striali e nuove poli­ti­che di inve­sti­menti pub­blici. Per fare que­sto è neces­sa­rio ridi­scu­tere il trat­tato isti­tu­tivo dell’Unione Euro­pea, oltre che lo sta­tuto della Bce, che non con­tem­pla la neces­sità della nostra epoca, cioè creare occu­pa­zione o il pre­stito di denaro ai governi. Una cosa inau­dita per una banca centrale.

In che modo si può inter­ve­nire?

Ci sono due pro­blemi col­le­gati da affron­tare. I trat­tati, oggi, non sono modi­fi­ca­bili, se non all’unanimità. È il segno dell’impossibilità pra­tica di inter­ve­nire: come si fa a far votare 28 paesi insieme? Que­sto è il fun­zio­na­mento di un’unione nata male, fon­data sulle neces­sità eco­no­mi­che e non su quelle demo­cra­ti­che, dove la par­te­ci­pa­zione non conta nulla. Poi c’è il pro­blema della Ger­ma­nia, l’unico paese ad avere avuto van­taggi dall’euro in ter­mini di export e pro­dut­ti­vità, anche se negli ultimi dieci anni in que­sto paese i salari sono rima­sti fermi. Con­vin­cerla a dimi­nuire l’export, è dif­fi­cile se non impos­si­bile, ma que­sto è uno dei pro­blemi fon­da­men­tali e lo dicono anche gli eco­no­mi­sti tede­schi. L’euro non fun­ziona e non fun­zio­nerà mai. Non si tratta però di con­ti­nuare le invet­tive con­tro la finanza, ma di met­tersi a stu­diare cosa fare per miglio­rare l’euro, per affian­carlo a monete paral­lele o dis­sol­verlo in maniera con­sen­suale. Così com’è l’euro è una cami­cia di forza che rende la vita impos­si­bile a tutti, tranne che alla Germania.

In Europa Tsi­pras è iso­lato. Se il suo governo perde la guerra, cosa si pre­para per la Spa­gna, con Pode­mos, e in gene­rale per l’Europa?

A que­sto punto, anche se perde, Tsi­pras ha vinto comun­que. Le vit­to­rie restano, spin­gono le per­sone a fare qual­cosa che prima non osa­vano nem­meno imma­gi­nare. Qual­cosa di nuovo può rina­scere dopo la scom­parsa totale della sini­stra in Europa.
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