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venerdì 10 luglio 2015

Franco Piperno: «Io e Oreste fantasmi del Pd»

Intervista di Cladio Dionesalvi all'ex leader di Potere operaio.  «Fare della presenza casuale all'incontro di Coalizione sociale la prova della dipendenza di Landini dai sovversivi, svela un’idea cospirativa di politica. Renzi più che l’amato La Pira, ricorda Fanfani». Il manifesto, 10 luglio 2015

Franco Piperno, docente di Fisica ed ex lea­der di Potere Ope­raio, non ha ancora man­dato giù la pole­mica sca­te­na­tasi a causa della sua pre­senza al primo incon­tro della Coa­li­zione sociale, tenu­tosi a Roma pochi giorni fa.

Pro­fes­sore Piperno, è bastato che lei ed Ore­ste Scal­zone foste pre­senti ad un’assemblea con­vo­cata da Mau­ri­zio Lan­dini, e subito si è sca­te­nata la cac­cia agli ere­tici. Come quando la espul­sero dal Pci per le sue posi­zioni cri­ti­che sull’Urss…
Cono­sco bene la sala con­ve­gni in cui si è svolta l’assemblea. È la stessa che ci ospi­tava tanti anni fa. Era stata la sala della Fede­ra­zione Comu­ni­sta romana. All’epoca, ancora il PCI ci guar­dava con sim­pa­tia. Da allora in quella sezione è pas­sato Vel­troni, que­sto gio­vane finto-comunista a suo dire, quindi quel luogo porta abba­stanza iella. Ecco per­ché ero in dub­bio se andare o no all’iniziativa di Lan­dini. Mi ci sono tro­vato quasi per caso: avevo un appun­ta­mento con i com­pa­gni di ESC, una delle orga­niz­za­zioni che hanno ade­rito all’iniziativa. Ci saremmo potuti incon­trare al bar all’angolo e non sarebbe suc­cesso niente. Que­sto la dice lunga su come Renzi e il Pd vedano fan­ta­smi ovun­que. Farne una prova cru­ciale della dipen­denza di Lan­dini dai sov­ver­sivi, rivela un’idea cospi­ra­tiva della poli­tica. In fondo Renzi, essendo fio­ren­tino, è un cospi­ra­tore nato.

A dif­fe­renza di tanti per­so­naggi più o meno pre­sen­ta­bili iscritti al Pd, essendo della gene­ra­zione degli anni set­tanta, tra esi­lio e car­cere, lei un conto lo ha pagato…

Non vor­rei accen­tuare le mie ten­ta­zioni vit­ti­mi­sti­che, ma senza alcuna prova sono stato oggetto di accuse cosmi­che che anda­vano dal ten­ta­tivo di distrug­gere l’ordine mon­diale a 23 omi­cidi, 40 rapine. Alla fine sono stato con­dan­nato solo per costi­tu­zione di un’associazione sov­ver­siva che era Potere Ope­raio. Devo rin­gra­ziare Paesi come la Fran­cia e il Canada che ave­vano un fon­da­mento di diritto più sicuro di quello che viene a noi da Bec­ca­ria a Ber­lin­guer. Fu un pro­blema di un’intera gene­ra­zione. Basti pen­sare che son finite in galera 20mila per­sone. Di car­cere vero e pro­prio io ho fatto poco più di un anno. Ci sono com­pa­gni che per gli stessi reati ne hanno scon­tato nove. La legi­sla­zione spe­ciale è dovuta agli uomini di Stato come Mas­simo D’Alema che si van­tano d’aver scon­fitto il ter­ro­ri­smo, ma non si assu­mono la respon­sa­bi­lità sto­rica di aver avuto in Ita­lia una gene­ra­zione che ha preso le armi.

Quando il sin­daco di Cosenza, Gia­como Man­cini, la nominò asses­sore ai Vigili urbani, Toni Negri affet­tuo­sa­mente com­mentò: final­mente Piperno a capo di una “banda armata”… legale! Ma Renzi sa che per fare l’assessore lei ha otte­nuto una ria­bi­li­ta­zione dai tri­bu­nali italiani?

Non credo che si ponga il pro­blema. Io non sono stato mai con­dan­nato per fatti di san­gue. Ho sem­pre rico­no­sciuto di aver mili­tato in Potere Ope­raio e lo farei ancora. Per me la sov­ver­sione è un diritto. Natu­ral­mente ha un costo. La legge ita­liana, che è quella fasci­sta del codice Rocco, pre­vede la galera per i mili­tanti di un’associazione sov­ver­siva, al di là dei reati effet­ti­va­mente commessi”.

Renzi usa lo spau­rac­chio degli anni set­tanta per inde­bo­lire Lan­dini come Sal­vini cavalca la xeno­fo­bia per inde­bo­lire Renzi. Ma per­ché il pre­mier teme tanto Landini?
Renzi è un sorta di mode­rato di destra. Più che simile a La Pira, come lui si vanta d’essere, io lo asso­ce­rei a Fan­fani, anch’egli a suo tempo legato a La Pira, però con un fare deci­sio­ni­sta simile pro­prio a quello di Renzi. Gli rico­no­sco una forte ener­gia. Penso invece al viso di Fas­sino che sol­le­cita un gesto sca­ra­man­tico. Renzi con­ce­pi­sce tutto però come un atti­vità del lea­der. Il par­tito serve solo a rac­co­gliere voti. Que­sto acca­ni­mento del pre­mier con­tro Lan­dini e con­tro chiun­que emerga in una pro­spet­tiva diversa dalla sua, è dovuto al carat­tere per­so­nale della poli­tica che lui inter­preta, cioè il rap­porto del lea­der col popolo dei teleutenti”.

Punti di forza della nascente coalizione?
Lan­dini non ha com­messo l’errore di con­vo­carla nell’imminenza di una sca­denza elet­to­rale. Inol­tre, dopo Tren­tin, lui è l’unico sin­da­ca­li­sta che ammette gli errori del sindacato.

E se la Fiom usasse la crisi per man­dare Lan­dini alla segre­te­ria della Cgil?

Sarebbe sem­pre meglio di quella che c’è ora. Ma troppo poco rispetto alla pro­spet­tiva poli­tica generale.

Cosa pensa della bat­ta­glia per il red­dito di cittadinanza?

È ana­cro­ni­stica, però sarebbe meglio di niente. Negli anni set­tanta era una cam­pa­gna col­le­gata al rifiuto del lavoro. All’epoca vole­vamo per­met­tere agli ope­rai che lavo­ra­vano troppo, di avere il tempo per dedi­carsi alle lotte. Avve­niva molto prima che Grillo si con­ver­tisse alla poli­tica. L’economia ita­liana tirava. Adesso il lavoro non c’è, quindi il red­dito di cit­ta­di­nanza viene a con­fi­gu­rarsi come un soste­gno al consumo.

Un esem­pio?

In Canada è pre­vi­sto dagli anni Ses­santa, ma que­sto non ha modi­fi­cato il modo di vivere, non ha reso più libero il lavoro. Biso­gna evi­tare l’errore che com­mette il Movi­mento 5 Stelle: non può essere il tema cen­trale. Il pro­blema è riu­scire a far coin­ci­dere l’attività pre­fe­rita dal sog­getto con il lavoro che il mede­simo svolge. Mol­ti­pli­care le espe­rienze di auto­pro­du­zione ed autor­ga­niz­za­zione come quella fran­cese della comu­nità di Tar­nac o le Offi­cine Zero a Roma.
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