responsive_m


Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

scritta dai media

DAI MEDIA

sabato 25 luglio 2015

Anche la destra americana vuole abbattere l’F3

«L’F35 è la "peggiore minaccia alla sicurezza degli Stati uniti da trent’anni a questa parte. Sono sempre di più i falchi repubblicani ipercritici con il progetto dell’aereo più costoso della storia. Sulla ultraconservatrice National Review un articolo che ripercorre tutti i difetti del caccia che l’Italia si è impegnata ad acquistare senza discussioni. La critica? Costa troppo e non funziona».Il manifesto, 25 luglio 2015


La «peg­giore minac­cia alla sicu­rezza degli Stati uniti da trent’anni a que­sta parte» non è l’ultima por­tae­rei cinese, i silen­ziosi sot­to­ma­rini die­sel nor­d­co­reani o i satel­liti spia russi, è… l’F35. Un «pro­gramma inge­sti­bile, inso­ste­ni­bile e che non rag­giun­gerà mai i suoi obiet­tivi mili­tari», «stac­care la spina a que­sto peri­co­loso spreco di denaro non avverrà mai troppo tardi». Non sono slo­gan della cam­pa­gna pre­si­den­ziale del socia­li­sta demo­cra­tico Ber­nie San­ders, ma parole di Mike Fre­den­burg, fon­da­tore dell’Istituto Adam Smith di San Diego, una penna fero­ce­mente conservatrice.

Con­si­de­ra­zioni tanto più inte­res­santi visto il pul­pito da cui pro­ven­gono, il sito dell’americana Natio­nal Review, maga­zine della destra repub­bli­cana dal 1955. Una rivi­sta rea­ga­niana, liber­ta­ria, libe­ri­sta e ultra-conservatrice, che con­si­dera i sin­da­cati un puro «stru­mento socia­li­sta» e l’Onu una tro­vata diplo­ma­tica delle élite libe­ral. Tra i prin­cipi dichia­rati dalla reda­zione la «lotta senza sosta alla cre­scita del governo fede­rale» e la guerra senza quar­tiere al comu­ni­smo, una «uto­pia sata­nica con cui è impos­si­bile coesistere».

Insomma, men­tre in Ita­lia il dibat­tito sull’F35 è stato insab­biato die­tro le col­tri del «Libro bianco sulla Difesa» e il par­la­mento osserva inerte la par­te­ci­pa­zione tri­co­lore a que­sto stru­mento di guerra e immane spreco di risorse, negli Usa l’«aereo del futuro» è cri­ti­cato fero­ce­mente soprat­tutto dalla destra.

L’arti­colo di Fre­den­burg sulla Natio­nal Review riper­corre tutte le pro­messe man­cate dalla Loc­kheed Mar­tin, i dubbi a mezza bocca dei gene­rali, i difetti ripe­tuti nei pro­getti, le cri­ti­che delle varie ana­lisi indi­pen­denti che in vent’anni hanno esa­mi­nato il programma.

Secondo stime uffi­ciali del 2013, lo svi­luppo dell’F35 e il suo man­te­ni­mento ope­ra­tivo per i pros­simi 55 anni coste­ranno 1.500 miliardi di dol­lari, «il più costoso sistema di arma­menti della sto­ria dell’umanità». E alla fine – osserva spie­tato Fre­den­burg – avremo «un aereo più lento dell’F14 Tom­cat del 1970, meno mano­vra­bile dell’A6 Intru­der di quarant’anni fa, con una per­for­mance ope­ra­tiva para­go­na­bile a quella dell’F4 Phan­tom del 1960», «un aereo che in recenti test di com­bat­ti­mento ha perso per­fino con­tro l’F16».

Un cac­cia che non caccia
Le rive­la­zioni su que­sto test sono apparse su Medium pochi giorni fa. Il com­bat­ti­mento simu­lato F16 con­tro F35 risa­li­rebbe al 14 gen­naio 2015, sopra l’oceano anti­stante la base dell’Air Force a Edwards, California.

L’F35A (desi­gnato col codice AF-02 e dotato di tec­no­lo­gia stealth di serie) doveva inter­cet­tare e abbat­tere un nor­male F16D, uno degli aerei che dovrà sosti­tuire, a un alti­tu­dine com­presa tra 3mila e 9.500 metri. Le cin­que pagine del rap­porto del pilota descri­vono l’aerodinamica del nuovo aereo sostan­zial­mente come un «can­cello» ingui­da­bile, inca­pace di abbat­tere il «nemico» e anzi, alla fine, desti­nato a essere abbattuto.

Secondo il col­lau­da­tore, l’F35 ha una sola mano­vra in cui è stato supe­riore all’F16. Sfor­tu­na­ta­mente, que­sta con­suma tal­mente tanta ben­zina che si tratta di una sola pal­lot­tola, poi al mal­ca­pi­tato non reste­rebbe che scap­pare più velo­ce­mente pos­si­bile con la coda tra le gambe. Alla fine, il col­lau­da­tore cer­ti­fica che in com­bat­ti­mento rav­vi­ci­nato l’F35A è infe­riore all’F15E degli anni Ottanta.

Un pro­gramma mefistofelico

I ritardi ormai sono leg­gen­dari. Deciso dall’amministrazione Clin­ton nel gen­naio 1994 come unico aereo per tutta le forze Usa, il pro­gramma dell’F35 o Joint Strike Fighter doveva entrare in pro­du­zione ope­ra­tiva nel 2010, poi nel 2012, ora nell’aprile 2019 (ma alcune fun­zioni sono attese dal 2021). Tutti sanno che que­sta data dif­fi­cil­mente sarà rispettata.

Ad oggi, il motore dell’F35 può pren­dere fuoco, ha pro­blemi di aero­di­na­mica (viste le fun­zioni richie­ste dai vari gene­rali non ha ancora un design e un assetto sta­bili), pre­senta gra­vis­simi pro­blemi al soft­ware, al casco del pilota, ai sen­sori del radar, al sistema elet­trico (a 270 volt, uni­cum nell’aviazione), alla mitra­glia­trice, all’alimentazione e all’espulsione sicura del car­bu­rante (infatti ancora non può essere rifor­nito in volo), al raf­fred­da­mento del motore e per­fino alle gomme!

L’aereo è tal­mente sen­si­bile ai ful­mini (se col­pito potrebbe esplo­dere sia in volo che par­cheg­giato a terra) che il Pen­ta­gono ne ha uffi­cial­mente proi­bito l’utilizzo entro 30 chi­lo­me­tri da un tem­po­rale (tutto uffi­ciale, rias­sunto qui).

Il soft­ware a bordo dell’F35 ha 8 milioni di linee di codice. Per capirci, lo Space Shut­tle della Nasa ne aveva 400mila. Una quan­tità di infor­ma­zione pari a 16 volte quella con­te­nuta in tutta l’Enciclopedia Trec­cani. Ma il totale del soft­ware neces­sa­rio in volo e a terra è pari a 30 milioni di linee di codice. Ine­vi­ta­bili, sono già migliaia i «bug» di sistema dif­fi­cili da sco­vare e risolvere.

Per dire l’ultima, sol­tanto il 22 luglio scorso è par­tita la spe­ri­men­ta­zione sul campo della mitra­glia­trice da 25mm. In un aereo stealth com­ple­ta­mente liscio, infatti, la sem­plice aper­tura del foro della mitra­glia­trice interna è un ine­dito tutto da veri­fi­care.

L’arma più costosa della sto­ria, privatizzata

Secondo i sem­pre più nume­rosi cri­tici (anche mili­tari e inso­spet­ta­bili, per esem­pio l’aviazione israe­liana), il pro­getto è par­tito malissimo.

Que­sto cir­colo vizioso di vec­chi e nuovi pro­blemi porta a costi di manu­ten­zione let­te­ral­mente stra­to­sfe­rici: dai 32mila dol­lari per ora di volo pre­ven­ti­vati si è pas­sati a un più rea­li­stico 68mila dol­lari l’ora. Ma la Difesa ame­ri­cana non è in grado di fare la manu­ten­zione a un oggetto così com­plesso, per­ciò è già messo in conto il ricorso totale ai con­trac­tor fino alla fine del secolo. Una manna per Loc­kheed Mar­tin, Nor­th­rop Grum­man, Pratt & Whit­ney e il loro indotto.

Nei 400 miliardi fin qui pre­ven­ti­vati dagli Stati uniti, non sono inclusi inoltre:
- i mag­giori costi per risol­vere i pro­blemi sopra sintetizzati
- tutti gli arma­menti e munizioni
l- ’adattamento al tra­sporto di bombe nucleari
- l’adattamento per ser­ba­toi esterni di carburante
- e nem­meno l’integrazione e la comu­ni­ca­zione con la flotta di F15, F16 e F22 esistente!

In breve, è l’aereo nudo e crudo. Solo que­sto elenco di miglio­rie potrebbe por­tare a mag­giori costi per 68 miliardi di dol­lari, pari al costo finale di tutto il pro­gramma per l’F22.

Nel pro­getto del 1994, ogni aereo doveva costare tra 28 e 35 milioni di dol­lari a seconda delle ver­sioni (45 e 61 milioni in dol­lari attuali). Non a caso, invece, le stime atten­di­bili più recenti par­lano di un costo ad aereo tra i 190 e i 270 milioni di dol­lari, il quintuplo.

Ma la Rus­sia è in vantaggio

L’F35 è uno stru­mento di guerra tra grandi potenze. Se alla fine il Pen­ta­gono acqui­sterà dav­vero tutti gli aerei ordi­nati, gli Usa avranno una flotta 15 volte più grande della Cina. Ma la loro «supe­rio­rità aerea» stra­te­gica mon­diale sarà tutt’altro che garantita.

Secondo gli ana­li­sti mili­tari citati da Fre­den­burg, infatti, la Rus­sia è già molto più avanti: il suo Sukhoi Su-35S di quarta gene­ra­zione (finirà i test quest’anno) «è più veloce, ha un rag­gio ope­ra­tivo più ampio e porta il tri­plo dei missili».

Il futuro PAK T-50 stealth (pre­vi­sto per il 2018) sarà ancora migliore. I «nemici», infatti, hanno già preso le con­tro­mi­sure, visto che il pro­gramma dura da vent’anni (l’F16, per fare un con­fronto, durò “solo” 5 anni).

L’F35 è un «pro­gramma troppo grande per fal­lire», un buco nero finan­zia­rio e mili­tare ma non politico.

Il Pen­ta­gono ha aumen­tato da 34 a 57 gli aerei richie­sti per il 2016, quasi il dop­pio dei 38 finan­ziati dal Con­gresso per quest’anno. Molto oppor­tu­na­mente, infatti, la Loc­kheed ha sparso le sue fab­bri­che in cen­ti­naia di col­legi in 5 stati chiave, e ben pochi con­gress­men vogliono rischiare la per­dita di 60mila posti di lavoro garan­titi dal governo con soldi pubblici.

Entro l’estate alcuni F35B dovreb­bero entrare in ser­vi­zio presso il corpo dei Mari­nes, che a que­sto punto pre­ghe­ranno per non uti­liz­zarli in com­bat­ti­mento, visto che i difetti accer­tati uffi­cial­mente finora sono 1.151 (di cui 151 cri­tici e inaggirabili).
Show Comments: OR