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martedì 28 luglio 2015

A tutto Marino, ma Sel lascia

Buone notizie per i romani, se le scelte di Marino saranno confermate. Marco Causi, Anna Donati, Marco Rossi Doria sono scelte più che affidabili per una giunta seria, se non si vogliono solo bandierine da sventolare nelle riunioni di partito. Il manifesto, 28 luglio 2015

La nuova giunta di Igna­zio Marino sarà varata oggi, la giran­dola dei nomi dei papa­bili al posto dei tre asses­sori dimissionari/dimissionati (Improta, tra­sporti, Scoz­zese, bilan­cio, Nieri, vice­sin­daco) si fer­merà, forse solo tem­po­ra­nea­mente. Ma intanto una cer­tezza c’è: il cen­tro­si­ni­stra che ha gover­nato fin qui la Capi­tale è finito. Sel lascia la giunta. È un nuovo improv­viso ’cam­bio di verso’ del sin­daco, con buona pace dei mille gor­gheggi che aveva fatto al ’fedele’ alleato. Sel fini­sce immo­lata sull’altare del ren­zi­smo, nell’ipotesi tutt’altro che pro­ba­bile che lo stesso Renzi se ne compiaccia.

Ieri pome­rig­gio l’incontro al Cam­pi­do­glio fra il sin­daco e i ver­tici ven­do­liani è finito male. Dopo le dimis­sioni del vice­sin­daco Nieri, Sel cer­cava garan­zie su una svolta nel governo della città: punti qua­li­fi­canti per il rilan­cio. Ma per Marino il punto era la pol­trona di vice­sin­daco: che voleva tenere libero per un dem di fidu­cia del Pd romano, allo scopo di con­so­li­dare il sem­pre teso rap­porto fra il sin­daco ’mar­ziano’ e il par­tito. A quel posto infatti oggi sarà chia­mato Marco Causi, depu­tato dem che con ogni pro­ba­bi­lità si terrà anche la deli­cata delega al bilan­cio. Sel invece aveva pro­po­sto Fran­ce­sco For­gione, già pre­si­dente della com­mis­sione anti­ma­fia, vicino all’associazione Libera di don Ciotti e uomo di ottimi rap­porti con la magi­stra­tura che indaga su Mafia Capi­tale. Per Marino l’ipotesi non esi­steva. E così l’incontro fini­sce con la rot­tura. All’uscita il con­si­gliere Gian­luca Peciola parla di «appog­gio esterno che passa da tec­nico a poli­tico». La tra­du­zione che ne dà il più diretto Paolo Cento, nuovo respon­sa­bile della Sel romana, è: «Con il Pd si apre una fase di com­pe­ti­zione. Con il sin­daco Marino man­ter­remo un rap­porto di veri­fica deli­bera per deli­bera», insomma, «se il Pd vuol far sal­tare il cen­tro­si­ni­stra a Roma se ne assume la respon­sa­bi­lità». Sel per ora sem­bra orien­tata a non far man­care i suoi voti alla mag­gio­ranza, almeno «per tutti quei prov­ve­di­menti che saranno dav­vero utili per la città e per i cit­ta­dini romani». Ma pre­sto i nodi arri­ve­ranno al pet­tine. Anzi subito. Oggi stesso in aula ini­zia la mara­tona per appro­vare l’assestamento al bilan­cio 2015. Per il sì finale c’è tempo fino al 31 luglio. Nel prov­ve­di­mento sono con­te­nute ini­zia­tive alle quali Sel ha già detto no: per esem­pio sul capi­tolo Atac. Sel non è con­tra­ria alla rica­pi­ta­liz­za­zione sta­bi­lita nel testo, ma lo è a far entrare «un part­ner indu­striale» pri­vato nell’azienda. Marino potrebbe dover voti fuori dalla mag­gio­ranza, tra­sfor­mando di fatto il mono­co­lore Pd in «lar­ghe intese» sul modello nazio­nale. Così i 5 stelle ora sfi­dano Sel a stac­care la spina.

Il sin­daco non se ne pre­oc­cupa e punta tutto sul rim­pa­sto di giunta che sarà varato oggi. Nono­stante le aspet­ta­tive, alla fine si va sull’usato sicuro: per i tra­sporti cir­cola il nome di Anna Donati, già asses­sore alla mobi­lità sia a Bolo­gna che a Napoli; per le peri­fe­rie quello di Marco Rossi Doria, già sot­to­se­gre­ta­rio all’Istruzione con i governi Monti e Letta.

Ma non è affatto detto che il sacri­fi­cio di Sel e il lif­ting all’esecutivo capi­to­lino fac­ciano cam­biare dispo­si­zione d’animo a Palazzo Chigi, da dove non smette di fil­trare una gelida osti­lità all’indirizzo del Cam­pi­do­glio. Sta­sera sarà la prova del nove: alle 21 il pre­si­dente Renzi par­lerà alla festa dell’Unità della Capi­tale, un appun­ta­mento atte­sis­simo che il pre­mier però avrebbe pre­fe­rito diser­tare. Ci va, invece, per l’insistenza del com­mis­sa­rio Orfini. A cui come con­di­zione avrebbe chie­sto l’assenza del sindaco.



Il quale comun­que rischia grosso: non solo dal giu­di­zio ’del suo segre­ta­rio pro­nun­ciato di fronte ai mili­tanti, ma anche da quello in arrivo da parte del mini­stro degli interni. D’accordo con Orfini, Marino pro­cede al rim­pa­sto prima che Alfano si sia pro­nun­ciato sullo scio­gli­mento della città per mafia. La ’sen­tenza’ potrebbe arri­vare a giorni. Il rischio è che la rela­zione del mini­stro renda neces­sa­rie nuove dimis­sioni dalla giunta. Tutto tor­ne­rebbe in ballo.
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