responsive_m


La Galleria di Milano requisita per una cena benefica. Per non turbare il senso estetico dei lussuosi ospiti, le barriere che bloccano gli ingressi sono state dipinte d'oro. Il nudo cemento va bene solo in periferia. (p.s.)
(visualizza le copertine)

scritta dai media

DAI MEDIA

venerdì 26 giugno 2015

Un minuscolo regime

Ineccepibile invettiva contro il ducetto Renzi e chi, con la sua ignavia, gli permette di rottamare democrazia, istituzioni, scuola - e il futuro di noi tutti. L'elenco dei complici è presto fatto. Il manifesto, 26 giugno 2015

Scor­rendo le cro­na­che di quest’ultimo enne­simo stu­pro del par­la­mento e della demo­cra­zia da parte del ren­zi­go­verno ver­rebbe voglia di chiu­dere lì il discorso prima ancora di aprirlo. Col più clas­sico e liqui­da­to­rio gesto di stizza che i bam­bini com­piono quando la rab­bia sacro­san­ta­mente li scuote. L’avete voluto, tene­te­velo. Quanto peg­gio, tanto meglio. Ma a chi poi si rivol­ge­rebbe que­sta stizza cieca, dato che i con­trac­colpi cadono tutti sulle nostre teste? Nostre, di noi che que­sto schifo non l’abbiamo mai voluto né mai abbiamo fatto alcun­ché per meri­tar­celo, se non l’essere stati inca­paci in tutti que­sti non brevi anni di raf­for­zare la parte sana o meno malata del paese e di rico­struire quella sini­stra comu­ni­sta o anche sol­tanto seria­mente socia­li­sta che era stata sui­ci­data nei secondi anni Ottanta?

Così ci sfor­ziamo di ritor­nare freddi nella misura del pos­si­bile di fronte a que­sta por­che­ria di un’ennesima fidu­cia richie­sta e pun­tual­mente votata anche da quanti non si stan­cano al tempo stesso di pro­te­stare e mugu­gnare e lamen­tarsi del destino cinico e baro che li costringe a rive­lare la pro­pria incon­si­stenza e viltà al cospetto dell’intero popolo sovrano.

Siamo arri­vati a que­sto voto in capo alla più tra­di­zio­nale delle pan­to­mime. Prima il ren­zi­go­verno annun­cia le linee fon­da­men­tali della «riforma» della scuola – quella scuola che il gio­vane bel­lim­bu­sto manin­ta­sca aveva cele­brato come epi­cen­tro della sua società ideale quando si era pre­sen­tato per la prima volta alle Camere l’anno scorso, liqui­dato e impa­lato il letta.

Linee che susci­tano la pronta corale rea­zione indi­gnata di tutte indi­stin­ta­mente le com­po­nenti del mondo della scuola, salvo la mogliera del renzi mede­simo e qual­che diri­gente sco­la­stico ram­pante bra­moso di impet­tarsi la stella dorata dello sceriffato.

Stu­denti, geni­tori, pro­fes­sori in ruolo e pre­cari, tecnico-amministrativi e sin­da­cati – per quel nulla che val­gono agli occhi del ducetto demo­cra­tico – scen­dono in piazza e pro­te­stano per lo scippo di quel po’ di garan­zie che ancora restano a tutela del posto di lavoro, del sala­rio e della libertà d’insegnamento, per la volontà di iper­per­so­na­liz­zare la dire­zione di plessi e isti­tuti, per la deci­sione di get­tare a mare senza pro­spet­tive metà del pre­ca­riato, per l’ennesima rega­lia alle scuole pri­vate pre­te­sche, insulto alla Costi­tu­zione. A chi pro­te­sta e scio­pera il ren­zi­go­verno e i suoi sche­rani in par­la­mento repli­cano uni­soni a muso duro: le sue ragioni val­gono zero, si «tira dritto», chi ci ama ci segua, non si è demo­cra­tici per niente.

Poi viene la bato­sta elet­to­rale, il renzi per qual­che ora sem­bra in con­fu­sione, teme di avere urtato uno sco­glio impre­vi­sto. Vacilla. E finge di aprire a qual­che con­ces­sione. Qual­cuno, incre­di­bile a dirsi, gli crede. In realtà stringe i tempi e la stra­te­gia è pronta in men che non si dica, con­tro ogni regola di con­si­de­ra­zione delle ragioni altrui ma non senza buone ragioni sul lato dei poteri. La com­mis­sione in Senato rischia di intral­ciare? Si salta. Il dibat­tito e il voto di merito in aula impen­sie­ri­scono? Si imbri­gliano. Il ren­zi­go­verno ha l’arma letale della fidu­cia ed è subito pronto a imbrac­ciarla, con buona pace del pre­si­dente della Repub­blica che forse s’immagina dav­vero di essere quel che la Costi­tu­zione afferma, per­ché non ha capito che qui è cam­biato tutto e che la Repub­blica ormai è solo una quinta di car­ta­pe­sta stesa a dis­si­mu­lare il regi­metto di un imbron­ciato reuccio.

La fidu­cia, l’arma letale. Già. Qui casca l’asino. Per­ché in teo­ria il governo non dovrebbe affatto con­si­de­rarsi al riparo dai rischi gra­zie a que­sto ricatto, stando alle forze in campo e pren­dendo una volta tanto sul serio le parole dette e financo scritte dai par­la­men­tari. Il governo in Senato non avrebbe i numeri. Li ha solo se può con­tare anche sul voto di chi, pur mili­tando nel par­ti­to­di­renzi, pro­te­sta e minac­cia e giura sul pro­prio onore di dis­sen­tire dalle deci­sioni del governo. Il quale può pun­tare sulla fidu­cia per restare in sella sol­tanto se sa (per­ché sa) che al dun­que (alla fidu­cia) le pro­te­ste rien­trano, le minacce dile­guano, i giu­ra­menti si sciol­gono come neve al sole. Il governo sce­glie la farsa dello scon­tro e poi mette la fidu­cia dram­ma­tiz­zando lo scon­tro per­ché sa che alla fine, con la fidu­cia, tutto rien­tra nell’ordine natu­rale delle cose. In aula si litiga, si urla, si invei­sce, si insulta per­sino. Ma poi a capo chino si stri­scia e si vota, e amici come prima.

Fino alla pros­sima sce­neg­giata a bene­fi­cio nostro, ché al mas­simo sta­remo a casa anche la pros­sima volta quando si trat­terà di votare.

Da dove viene al governo e al suo ducetto tanta sicu­rezza? Que­sto è il punto, non altre frot­tole amman­nite ai ben­pen­santi che ancora si bevono la fola della demo­cra­zia. La rispo­sta non è dif­fi­cile, è solo poco decente e per nulla edi­fi­cante. Viene dalla con­sa­pe­vo­lezza – si badi, gene­rale: poi si stende un velo pie­toso sull’indecenza: viene dalla con­sa­pe­vo­lezza che, pur di rima­nere fino alla morte natu­rale della legi­sla­tura (pur di tagliare il tra­guardo che vale un vita­li­zio), i par­la­men­tari si lasce­reb­bero anche tagliare una gamba, figu­ria­moci se si con­fon­dono a fidu­ciare un governo con­tro il quale lan­ciano gra­tis a giorni alterni male­di­zioni e ana­temi. E que­sto il renzi lo sa, cono­sce a mena­dito i suoi polli. Que­sto lo sanno anche i signori della «grande stampa». Ma per carità non si dice, non sta bene: è così una fac­cenda vol­gare, inde­co­rosa, spoetizzante.

Meglio rac­con­tare che il punto è la sta­bi­lità, l’Europa, lo spread. O la lealtà alla ditta. La tor­men­tosa con­trad­di­zione in foro inte­riore tra la con­vin­zione e la respon­sa­bi­lità. Meglio. Almeno fin­ché non suc­cede che il gio­cat­tolo si rompe, magari per­ché arriva sul più bello quello delle ruspe. Dopo­di­ché non resterà che rin­gra­ziare la pre­miata ditta, que­sta vera scia­gura ita­liana che non ha solo disperso tutta un’eredità di buona sto­ria. Ha anche lavo­rato e traf­fi­cato ogni giorno sotto men­tite spo­glie per ingan­nare, infe­stare, inghiot­tirsi il paese.
Show Comments: OR

copy 2