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mercoledì 10 giugno 2015

Terzo Valico, la nuova “terra dei fuochi” del Nord

«Per smaltire gli scarti degli scavi per l'alta velocità, orti e vigne inquinati ad Alessandria. Arresti tra il Piemonte e la Liguria». Il Fatto Quotidiano, 10 giugno 2015

Orti e filari di vigne coltivati su terreni altamente inquinati nella zona dell’Alessandrino. Eccola la nuova terra dei fuochi. Inedita e impressionante. La fotografia emerge dalle carte della procura di Torino che due giorni fa ha eseguito 3 arresti, sequestrando 6 aziende tra cave e impianti di recupero rifiuti. Ben 65 le persone indagate per un’inchiesta nata nel 2011 su segnalazione di Christian Abbondanza, presidente della Casa della Legalità di Genova. Tra loro c’è un imprenditore, il quale, secondo gli investigatori del Noe e della Forestale, ha riempito i terreni della Cascina Aliprandina (Tortona) con materiale contaminato, coltivandoci cavoli e uva.

Non manca poi il sospetto dell’infiltrazione della ‘ndrangheta nel grande business dei rifiuti. I magistrati lo dicono chiaramente affrontando la figura centrale di Francesco Ruperto (arrestato due giorni fa). Secondo gli investigatori l’imprenditore alessandrino assieme al figlio sarebbe uno dei dominus del traffico illecito. Fino all’operazione di due giorni fa, Ruperto aveva subito interdittive antimafia per i suoi presunti rapporti da un lato con il boss lombardo Carmine Verterame coinvolto nel maxi-blitz Infinito del 2010 e dall’altro con esponenti di rilievo della cosiddetta ’ndrangheta di Seminara. Nelle migliaia di intercettazioni messe agli atti, Ruperto risulta in contatto con Valerio Bonanno, anche lui indagato, e, secondo l’accusa, ras dei rifiuti nella zona di Alessandria con la sua Servizi ambientali piemontesi. È da una loro telefonata che emergono gli interessi nello smaltimento dei terreni provenienti dagli scavi del Terzo Valico per la linea dell’Alta velocità.

In particolare risulta che la società di Ruperto è assegnataria di noli a caldo di macchine operatrici da parte della Co.Ge.Fa, la società che ha vinto l’appalto (non indagata). Inoltre il Cociv (subcontraente della società Tav spa) individuò in una cava a Tortona di proprietà dell’Euroter il luogo per lo smaltimento del cosiddetto “smarino”. La Euroter, per i pm, è gestita di fatto dalla famiglia Ruperto. E del resto, sostengono le carte dei pm, lo stesso Ruperto dimostra di aver contatti con importanti partner industriali, su tutti il Gruppo Gavio. L’inchiesta ha anche un’appendice ligure sui lavori con il gruppo industriale Giacomazzi (non indagati). Sul piatto c’è la bonifica a Torre Campi in provincia di Genova. Si tratta di un’area occupata da un vecchia industria del ‘900. Quel terreno, sostiene il pm, dopo essere stato analizzato in maniera non proprio trasparente finiva nelle cave dell’Alessandrino. Accuse da verificare.

Il 6 luglio 2011, poi, il Noe esegue una perquisizione negli uffici della Soc. Torre Campi srl. Emerge che il presidente del Cda è Vittorio Piccardo, il quale risulta proprietario della Ponte X srl. Non è l’unico, oltre a lui compare anche il calabrese Gino Mamone, che, secondo informative degli investigatori, sarebbe “punto di contatto” tra ambienti ndranghetisti e politica. I fratelli Mamone sono titolari della Ecoge, anch’essa indagata nell’inchiesta. Nel novembre scorso Gino Mamone assieme a Vincenzo e Luigi è stato coinvolto nell’indagine Albatros su un giro di escort per ottenere commesse in appalti per i rifiuti. Secondo la procura di Genova, i tre avrebbero pagato cene e prostitute all’ex dirigente dell’Amiu, l’azienda municipalizzata che si occupa della gestione dei rifiuti, Corrado Grondona per ottenere appalti per loro e altri imprenditori amici. Il nome di Gino Mamone compare anche nell’indagine Pandora. Viene descritto come imprenditore amico delle cosche e amico dei politici. Intercettato dirà: “Io sono amico di tutti”.
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