responsive_m


La Galleria di Milano requisita per una cena benefica. Per non turbare il senso estetico dei lussuosi ospiti, le barriere che bloccano gli ingressi sono state dipinte d'oro. Il nudo cemento va bene solo in periferia. (p.s.)

scritta dai media

DAI MEDIA

scritta Altri post

domenica 28 giugno 2015

Stiamo con Davide contro Golia

Un appello  di "L'altra Europa con Tsipras" e un articolo di Raffaella Bolini. Solidarietà al popolo greco, aggredito dagli oligarchi che si sono impadroniti dell'Europa e tentano di rottamare la democrazia. Il manifesto, 28 giugno 2015

Quando non c’era l’Ue i colpi di stato per libe­rarsi di governi demo­cra­tici li face­vano i colon­nelli (o per le pagliac­ciate i gene­rali Di Lorenzo ). Si dirà un passo in avanti, ma quale? Il rifiuto di acco­gliere il com­pro­messo che dopo mesi di trat­ta­tive Tsi­pras aveva con­tro­pro­po­sto equi­vale –lo hanno detto auto­re­voli eco­no­mi­sti — a un colpo di stato di tipo nuovo. Un ten­ta­tivo sco­perto di pugna­lare il primo governo di sini­stra greco. Appare adesso anche più chiaro che in ballo non c’era la resti­tu­zione del debito, ma pro­prio que­sto obiet­tivo poli­tico, per dimo­strare al mondo, e nell’immediato alla Spa­gna, che non è lecito con­te­stare la poli­tica decisa a Bruxelles.

Tsi­pras ha rispo­sto con corag­gio con­vo­cando per il 5 luglio un refe­ren­dum. Per avere dalla sua la forza di un appog­gio popo­lare. Si tratta di un voto deci­sivo e dram­ma­tico, per­ché tutti sono con­sa­pe­voli della durezza della scelta. È un voto che ci coin­volge e per que­sto dimo­striamo ai greci che non lo con­si­de­riamo qual­cosa che riguarda solo loro. Dob­biamo far sen­tire ai greci che non sono soli, dar loro soste­gno come pos­siamo: sin dal 3 sera mani­fe­stando, facendo una fiac­co­lata, attrez­zan­doci per seguire i fil­mati che da Atene ci invie­ranno. E per­ché la TV greca possa dar conto della nostra mobi­li­ta­zione a chi deve sen­tirsi meno solo quando andrà a votare.

Per il 5 sera, orga­niz­ziamo ovun­que un ascolto col­let­tivo dei risul­tati delle urne. Il rifiuto del dik­tat non sarà una vit­to­ria defi­ni­tiva, per­ché si aprirà comun­que una fase assai dif­fi­cile. Ma sarà un atto poli­tico sog­get­tivo di enorme impor­tanza, la testi­mo­nianza che siamo ancora con­vinti che Davide ce la può fare con­tro Golia. E appen­diamo alle nostre fine­stre, per dire quanto impor­tante sia anche per noi l’esito della vicenda, un drappo blu. (n drappo blu per que­sta volta, ma la pros­sima una vera ban­diera greca che ora non abbiamo ma faremo bene a procurarci).
Solidarietà con Atene, in movimento, dalla parte giusta



SOLIDARIETÀ CON ATENE, IN MOVIMENTO DALLA PARTE GIUSTA
di Raffaella Bolini

Grecia. La Grecia sta lottando da sola, in mezzo a intrighi di ogni genere. Vogliono far cadere Tsipras nonostante il consenso di cui gode
«Le isti­tu­zioni hanno pre­sen­tato una nuova pro­po­sta che tra­sfe­ri­sce il carico sui lavo­ra­tori e i pen­sio­nati con misure sociali ingiu­ste, men­tre al tempo stesso pro­pone di evi­tare l’aumento del peso su coloro che hanno di più».  Que­sta è una nota del governo greco prima dell’Eurogruppo – e chiun­que abbia un bri­ciolo di cer­vello sa che è vero.

La Gre­cia sta lot­tando sostan­zial­mente da sola, in mezzo ad intri­ghi e spor­ci­zia di ogni genere – vogliono cer­care di far cadere il governo Tsi­pras nono­stante abbia la grande mag­gio­ranza di con­sensi nel suo paese, e vogliono impe­dire un accordo ono­re­vole che incrini la gab­bia dell’austerità.  È una ter­ri­bile ver­go­gna euro­pea. Che cade non sol­tanto sulle isti­tu­zioni e sui libe­ri­sti, ma anche sulla società civile pro­gres­si­sta e sui movi­menti sociali.

Non si trat­tava di smet­tere di fare le pro­prie lotte e ini­zia­tive per dedi­carsi alla Gre­cia. Nep­pure i greci chie­de­vano que­sto.  Ma non costa nulla aggiun­gere un logo, una ban­diera, uno slo­gan alle pro­prie ver­tenze. Per soli­da­rietà, ma soprat­tutto per dare più forza a se stessi costruendo una alleanza euro­pea con­tro l’austerità.

La sto­ria non è fatta di auto­ma­ti­smi, è fatta di scelte. Di tante scelte per­so­nali e col­let­tive. Della capa­cità di capire quale è il punto, lad­dove la sto­ria può cam­biare in meglio. E di dare un con­tri­buto per­ché ciò accada.

Chi non capi­sce, chi non ha gli stru­menti, a chi non è per­messo uscire può stare alla fine­stra, men­tre si gio­cano le par­tite fon­da­men­tali. Non è colpa sua. Ma chi gli stru­menti per capire ce l’ha, e nono­stante que­sto alla fine­stra rimane, dimo­stra — a mio mode­stis­simo parere — di non essere all’altezza della sfida.

E tanto più impor­tanti in que­ste ore sono le scelte di chi decide, o deci­derà, che que­sta poli­tica euro­pea e la sua ver­sione in salsa ita­liana richiede strappi grandi e corag­giosi – e un impe­gno vero, in prima per­sona, non dele­gato agli addetti ai lavori.

Oggi ad Atene si incon­trano di nuovo le cam­pa­gne di soli­da­rietà euro­pee, sin­da­cati, orga­niz­za­zioni e movi­menti sociali di diversi paesi che hanno com­preso fino in fondo quale è la scommessa. Ci saranno anche i tede­schi, che il 20 giu­gno con la mani­fe­sta­zione di Ber­lino hanno detto, in un appello forte pro­mosso da una bella coa­li­zione poli­tica e sociale, che l’Europa for­tezza e l’Europa della auste­rità sono due facce della stessa medaglia.

Tenerle sepa­rate rischia di essere una sud­di­tanza incon­sa­pe­vole verso le cul­ture rea­zio­na­rie che ali­men­tano la guerra dei nativi con­tro i migranti.  I movi­menti pre­senti, dalla Spa­gna alla Ger­ma­nia alla Fran­cia, pre­sen­te­ranno la pro­po­sta di fare intorno al 17 otto­bre, gior­nata inter­na­zio­nale con­tro la povertà, una sorta di inva­sione popo­lare di Bruxelles.

Il pro­getto è di fare caro­vane che arri­vino da diversi paesi, azioni, un con­tro ver­tice e una mani­fe­sta­zione grande di cui sta discu­tendo anche il sin­da­cato belga.

Chie­dono all’Italia di essere della par­tita. Diverse orga­niz­za­zioni e reti ita­liane ne stanno già discutendo.

Si deci­derà anche, natu­ral­mente, di che cosa fare se le cose per la Gre­cia — diciamo meglio per l’Europa demo­cra­tica– vadano male nelle pros­sime ore.

Ma io con­fido. Con­fido soprat­tutto nella gran­dis­sima forza, nel corag­gio e nella straor­di­na­ria intel­li­genza e luci­dità poli­tica di Syriza. E nel popolo greco.

Sal­ve­ranno il loro paese, sal­ve­ranno que­sto Europa schi­fosa che chiude le porte in fac­cia alle per­sone: nativi, migranti e rifu­giati. Ter­ranno aperta la brec­cia per farci pas­sare tutti e tutte. E sal­ve­ranno anche chi non se lo merita e chi non ci arriva, per­ché sono gente gene­rosa. Forza Grecia.

* Cam­bia la Gre­cia Cam­bia l’Europa
Show Comments: OR

copy 2

COPYRIGHT
I materiali pubblicati in questa colonna sono ripresi da altri strumenti d’informazione precisamente indicati in apertura di ogni articolo.

La redazione non ha alcuna responsabilità per quanto riguarda i siti ai quali è possibile accedere tramite eventuali collegamenti, forniti come semplice servizio a coloro che visitano eddyburg.it. Lo stesso dicasi per i siti che eventualmente forniscano dei link alle risorse qui contenute. Il semplice fatto che eddyburg.it fornisca eventuali collegamenti, non implica una tacita approvazione dei contenuti dei siti stessi, sulla cui qualità, affidabilità e grafica è declinata ogni responsabilità.

I documenti e le immagini pubblicate in questa colonna del sito sono quasi tutti tratti da Internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio; inoltre sono pubblicati senza alcun fine di lucro. In ogni caso, qualora qualcuno di detti documenti o immagini violasse specifici diritti di autore, si prega di comunicarcelo per la relativa rimozione.