responsive_m


La Galleria di Milano requisita per una cena benefica. Per non turbare il senso estetico dei lussuosi ospiti, le barriere che bloccano gli ingressi sono state dipinte d'oro. Il nudo cemento va bene solo in periferia. (p.s.)
(visualizza le copertine)

scritta dai media

DAI MEDIA

domenica 7 giugno 2015

Renzi: reddito di cittadinanza? Roba da furbi

Peccato che Renzi non sappia scrivere e sappia solo twittare. Ci piacerebbe alimentare il nostro "stupidario" con i suoi testi. Questo cinguettio roco sul "reddito di cittadinanza" è veramente esemplare. Il manifesto, 7 giugno 2015 (m.p.r.)

«Il red­dito di cit­ta­di­nanza? È la cosa meno di sini­stra che esi­sta», «signi­fica negare il prin­ci­pio che l’Italia non è paese dei furbi ma chi lavora duro ce la può fare». Addi­rit­tura: «È inco­sti­tu­zio­nale». Renzi boc­cia il soste­gno al red­dito, nono­stante qual­cosa del genere esi­sta in 24 paesi euro­pei e anzi l’europarlamento da anni inviti i paesi a tro­vare forme di red­dito «in grado di sot­trarre ogni bam­bino, adulto e anziano alla povertà e garan­tire loro il diritto a una vita digni­tosa» (riso­lu­zione del 20 otto­bre 2010). Renzi, che parla da Genova dov’è ospite del palco della festa di Repub­blica inter­vi­stato dal diret­tore Ezio Mauro, forse ce l’ha con il Movi­mento 5 stelle, fan della pro­po­sta. Ma con tiro fa strike: pro­prio ieri in 200 città — Genova com­presa — l’associazione Libera di don Luigi Ciotti rac­co­glieva le firme per l’istituzione di «un red­dito minimo o di cit­ta­di­nanza» nell’ambito della (for­tu­nata) cam­pa­gna «Mise­ria Ladra». Cui ha ade­rito, oltre a tutti i par­la­men­tari del M5S e di Sel, anche la sini­stra del suo par­tito, almeno quella parte di Area Rifor­mi­sta rap­pre­sen­tata da Roberto Spe­ranza che il 22 mag­gio ha fir­mato la peti­zione di Libera e auspi­cato «un pro­getto di legge con­di­viso da tutti». In par­la­mento una mag­gio­ranza ci sarebbe. Ma da ieri sap­piamo che il parere del governo, fin qui sfu­mato e pos­si­bi­li­sta, è con­tra­rio. E per que­stioni alla sua maniera ideo­lo­gi­che («non è di sini­stra»), nean­che per più dige­ri­bili obie­zioni di cassa.

Messo a posto il Movi­mento 5 stelle, con il quale in que­sti giorni il Pd incro­cia i ferri (sulle liste degli «impre­sen­ta­bili» e sul caso Bindi, sulla giunta Marino e sull’inchiesta Mafia Capi­tale e infine sul ’caso Orfini’, attac­cato a testa bassa dallo stesso Grillo), Renzi si applica alla sua mino­ranza interna. Anche qui con parole ruvide. Siamo nel capo­luogo della regione che il Pd ha perso rovi­no­sa­mente. Set­tan­ta­tre­mila voti in meno rispetto alle regio­nali del 2010, 140mila in meno rispetto alle euro­pee dell’anno scorso e del 41,7 per cento (ora crol­lato al 27,8). Renzi ammette che si tratta di «un cam­pa­nello d’allarme», poi recita la con­su­mata sto­ria di quelli che se per­dono non hanno «diritto di spac­care tutto». Ma archi­viata la pole­mica con Pastorino&Cofferati è alla mino­ranza ancora nel Pd che invia un avviso di garan­zia: «Basta spac­ca­ture tutto. Se fai così, è finita la sto­ria del Pd». Domani sera alla dire­zione del par­tito ci sarà la resa dei conti: «Le molte mail che ricevo dicono ’vai alla dire­zione non solo con la mime­tica ma con i reparti spe­ciali’», assi­cura. Lui pro­mette «un dibat­tito vero» ma chie­derà «lealtà nei com­por­ta­menti per­ché ser­vono delle regole di con­dotta», «altri­menti stai in un par­tito anar­chico» (copy­right Mat­teo Orfini).

Dal Pd ren­ziano da giorni si mol­ti­pli­cano i boa­tos di «nuove regole». Ma è dif­fi­cile che la discus­sione interna prenda la curva disci­pli­nare, quella imboc­cata senza com­plessi dai 5 stelle. Non ora che al senato i numeri della mag­gio­ranza sono incerti e che una ven­tina di demo­cra­tici sono pronti a dare bat­ta­glia sul ddl scuola. Al loro indi­rizzo infatti Renzi sag­gia­mente invia un mes­sag­gio di pace: «Siamo pronti a ragio­nare e cer­che­remo di coin­vol­gere più persone».

Il fronte sini­stro del Pd si pre­para al con­fronto in ordine rigo­ro­sa­mente sparso. Un pre­sepe di posi­zioni diverse, da quelle in uscita dal Pd a quelle in entrata nella mag­gio­ranza ren­ziana. Dall’account uffi­ciale di Area rifor­mi­sta su twit­ter parte un «#Scuola #Senato #Par­tito fac­ciamo fatica ad andare avanti così. Ci stiamo pre­pa­rando alla sfida con­gres­suale». Replica Mat­teo Mauri, area ’dia­lo­gante’: «Chi con­ti­nua a con­cen­trarsi su una bat­ta­glia tutta interna al Pd, pen­sando ora al con­gresso del 2017 fa un danno al Pd, al paese e anche alla sini­stra del Pd». E Davide Zog­gia, altro ber­sa­niano: «Pro­por­remo un patto sul merito dei prov­ve­di­menti, così da arri­vare al 2018, dando all’Italia le rispo­ste di cui ha biso­gno». Per Gianni Cuperlo le mino­ranze non vogliono «una resa dei conti», ma «è bene discu­tere di cosa inten­diamo per par­tito della nazione», visto che le urne non hanno pre­miato il par­tito che si allon­tana dalla sini­stra «per sfon­dare nell’altro campo».

E qui il discorso di fa inte­res­sante per­ché si tratta della stessa argo­men­ta­zione svolta, all’indomani del voto, dal mini­stro della giu­sti­zia Andrea Orlando. Che è nella mag­gio­ranza ren­ziana, ma su posi­zioni ’tur­che’. E che ha dichia­rato «il par­tito della nazione» un’idea supe­rata, anzi «ambi­gua, a peri­co­losa». E che sulla scon­fitta ligure si è cavato un sasso dalla scarpa rive­lando di aver cer­cato «di dare qual­che indi­ca­zione, molto fel­pata», ma di essersi sen­tito rispon­dere «fatti i fatti tuoi».
Show Comments: OR

copy 2