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sabato 27 giugno 2015

Perché il cibo è il petrolio di oggi. E la terra è oro

Secondo l'ambientalista del Worldwatch Institute, tra le emergenze globali spiccano demografia, povertà, energia e suoli. Il resto viene da sé, ma il dibattito politico pare schivare in massa ogni ostacolo. Corriere della Sera 27 giugno 2015 (f.b.)

La «Grande Siccità» del 2012, negli Stati Uniti, ha fatto salire i prezzi del mais ai massimi storici; eppure le quotazioni dei prodotti alimentari sul mercato globale, già raddoppiate nel corso dell’ultimo decennio, sono destinate ad aumentare ancora. scatenando così una nuova ondata di rivolte per il cibo. La penuria del raccolto di mais registrata anche quest’anno non farà che accelerare la transizione dall’era dell’abbondanza e dei surplus a un’era di scarsità cronica. L’impennata dei prezzi alimentari si accompagna a una sempre più intensa competizione internazionale per il controllo di terra e risorse idriche. In questa nuova realtà globale, l’accesso al cibo si sostituisce all’accesso al petrolio quale preoccupazione principale dei governi. Il cibo è il nuovo petrolio, la terra è il nuovo oro: benvenuti nella nuova geopolitica alimentare.

I nuovi carnivori

Per gli americani — che spendono solo il 9% del proprio reddito per il cibo — il prezzo raddoppiato dei prodotti alimentari non è un grosso problema. Per coloro che, invece, impiegano il 50-70% del budget disponibile per la spesa alimentare, è un danno grave. Questi ultimi hanno ben pochi margini di manovra per compensare l’aumento dei prezzi spendendo di più: devono mangiare di meno. Con i prezzi in aumento, molte delle famiglie più povere del mondo avevano già ridotto i consumi alimentari a un pasto al giorno. Purtroppo. In un’alta percentuale di casi non possono più permettersi neppure quello. Così milioni di nuclei familiari danno ormai per scontato che ogni settimana dovranno trascorrere giornate intere senza cibo. Secondo Save the Children, in India il 24% delle famiglie si astiene abitualmente dal mangiare; in Nigeria lo fa il 27%; in Perù il 14%. In un mondo affamato, la denutrizione ha spesso il volto di un bambino: milioni di piccoli sono pericolosamente denutriti, e spesso così debilitati da non riuscire neppure ad andare a scuola a piedi.

In molti casi soffrono di ritardi fisici e mentali. Mentre la fame dilaga, gli agricoltori devono affrontare nuove sfide su entrambi i versanti dell’equazione alimentare. Sul versante della domanda, intervengono due fattori di crescita. Il più antico è l’incremento demografico: ogni anno la popolazione mondiale aumenta di circa 80 milioni, e stasera si siederanno a tavola 219 mila persone in più rispetto a ieri, molte delle quali davanti a un piatto vuoto. Il secondo fattore di crescita e la tendenza dei consumatori a salire lungo la catena alimentare: con l’aumento dei livelli di reddito, crescono anche i consumi di pollame e altri alimenti di origine animale a impiego intensivo di cereali. Nelle economie emergenti, in particolare, il fenomeno riguarda almeno 3 miliardi di persone, ma la maggiore concentrazione dei nuovi carnivori si rileva in Cina, che ha ormai raddoppiato il consumo di carne rispetto agli Stati Uniti. Oggi, inoltre, i cereali vengono utilizzati come carburante per le automobili: nel 2011 gli Usa hanno raccolto qualcosa come 400 milioni di tonnellate di granaglie. (...) Sul versante dell’offerta, poi, gli agricoltori si trovano ancora di fronte all’antica minaccia dell’erosione del suolo. Circa il 30% delle terre coltivabili sta perdendo lo strato superficiale produttivo a un ritmo più rapido della sua rigenerazione naturale. E si stanno formando due enormi «catini di polvere» ( dust bowl ), uno nella Cina nordoccidentale e l’altro in Africa centrale. (...)

Mangiare a scuola

Sul versante della domanda si presentano quattro necessità impellenti: la stabilizzazione della popolazione mondiale, l’eliminazione della povertà, la riduzione dell’eccessivo consumo di carne e la revisione delle politiche sui biocarburanti (che incentivano l’utilizzo di beni alimentari, terreni e risorse idriche utilizzabili invece per sfamare la popolazione).

Occorre agire su tutti questi fronti contemporaneamente. I primi due obiettivi sono strettamente collegati: la stabilizzazione demografica dipende infatti dall’eliminazione della povertà.
Basta un rapido sguardo ai tassi di crescita della popolazione per rendersi conto che i Paesi in cui il numero degli abitanti è stabile sono praticamente tutte nazioni ad alto reddito. Viceversa, quasi tutti i Paesi con alti tassi di crescita demografica si collocano agli ultimi gradini della scala economica globale.

Il mondo deve impegnarsi a colmare le lacune nell’accesso ai servizi di salute riproduttiva e di pianificazione familiare e battersi per sconfiggere la povertà: i progressi nell’uno e nell’altro campo si rafforzano a vicenda. Due sono i presupposti fondamentali per eliminare la povertà: far sì che tutti i bambini, maschi e femmine, ricevano almeno un’educazione scolastica elementare e le cure sanitarie di base. Nei Paesi più poveri, inoltre, occorre avviare programmi di alimentazione scolastica sia per incoraggiare le famiglie a mandare i propri figli a scuola sia per mettere questi ultimi in condizione di imparare una volta che vi accedono.



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