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venerdì 5 giugno 2015

Per chi suona la campana

Gli errori criminali dei governi che hanno preceduto la vittoria di Tsipras, la complicità della UE, la volontà tenace delle istituzioni europee di voler cancellare ogni tentativo di contrastare  latenaglia dell'austerity neoliberista. Ecco, in sintesi, il dramma della Grecia di oggi - e dell'intera Europa. Il manifesto, 5 giugno 2015


Il 25 gen­naio scorso, il popolo greco ha preso una deci­sione corag­giosa. Ha osato sfi­dare la strada a senso unico dell’austerità del Memo­ran­dum d’intesa per cer­care un nuovo accordo. Un nuovo accordo che con­sen­tisse la per­ma­nenza del Paese nell’euro, con un pro­gramma eco­no­mico effi­ciente, senza gli errori del passato.

Per que­sti errori il popolo greco ha pagato un prezzo alto: negli ultimi cin­que anni il tasso di disoc­cu­pa­zione è salito al 28% (per i gio­vani 60%), il red­dito medio è dimi­nuito del 40%, men­tre secondo i dati Euro­stat la Gre­cia è diven­tata il paese euro­peo con il più alto indice di disu­gua­glianza sociale. (…) Molti, tut­ta­via, sosten­gono che il governo greco non sta coo­pe­rando per rag­giun­gere un accordo, per­ché si pre­senta ai nego­ziati intran­si­gente e senza proposte.

È dav­vero così?

Poi­ché que­sti sono tempi cri­tici, forse sto­rici – non solo per il futuro della Gre­cia, ma anche per il futuro dell’Europa – vor­rei cogliere que­sta occa­sione per pre­sen­tare la verità e infor­mare respon­sa­bil­mente l’opinione pub­blica mon­diale sulle reali inten­zioni e posi­zioni della Grecia.

Il governo greco, sulla base della deci­sione dell’Eurogruppo del 20 feb­braio, ha pre­sen­tato un ampio pac­chetto di pro­po­ste di riforma, al fine di rag­giun­gere un accordo che coniu­gasse il rispetto del man­dato rice­vuto dal popolo greco con il rispetto delle regole e delle deci­sioni che gover­nano l’Eurozona.

Un punto chiave delle nostre pro­po­ste è l’impegno a ridurre – e quindi a ren­dere rea­liz­za­bili – gli avanzi pri­mari per il 2015 e il 2016, accon­sen­tendo ad avanzi pri­mari più ele­vati per gli anni suc­ces­sivi, poi­ché ci aspet­tiamo un aumento pro­por­zio­nale dei tassi di cre­scita dell’economia greca.

Un aspetto altret­tanto fon­da­men­tale delle nostre pro­po­ste è l’impegno ad aumen­tare le entrate pub­bli­che attra­verso una redi­stri­bu­zione dell’onere fiscale dalle classi medio-basse a quelle più alte che finora non hanno fatto la loro parte per con­tri­buire a far fronte alla crisi, pro­tette in que­sto sia dall’élite poli­tica che dalla troika che hanno chiuso un occhio.

Fin dall’inizio, il nostro governo ha chia­ra­mente dimo­strato la pro­pria inten­zione e deter­mi­na­zione ad affron­tare que­sti pro­blemi appro­vando una legge spe­ci­fica sulle frodi cau­sate dalle trian­go­la­zioni e inten­si­fi­cando i con­trolli doga­nali e fiscali per ridurre il con­trab­bando e l’evasione fiscale.

Men­tre, per la prima volta da anni, abbiamo fatto pagare ai pro­prie­tari dei media i loro debiti nei con­fronti del set­tore pub­blico greco. (…)

Abbiamo pre­sen­tato pro­po­ste con­crete con­cer­nenti misure che si tra­dur­ranno in un ulte­riore incre­mento delle entrate. Que­ste inclu­dono una tassa spe­ciale sui pro­fitti molto alti, una tassa sulle scom­messe online, l’intensificazione dei con­trolli sui tito­lari di conti ban­cari con somme ingenti – eva­sori fiscali, misure per la rac­colta degli arre­trati del set­tore pub­blico, una spe­ciale tassa sul lusso e una gara di appalto per la radio­dif­fu­sione e altre licenze, che la troika aveva stra­na­mente dimen­ti­cato negli ultimi cin­que anni. (…)

Infine – e nono­stante il nostro impe­gno verso i lavo­ra­tori di ripri­sti­nare imme­dia­ta­mente la lega­lità euro­pea del mer­cato del lavoro, com­ple­ta­mente sman­tel­lata nel corso degli ultimi cin­que anni con il pre­te­sto della com­pe­ti­ti­vità – abbiamo accet­tato di attuare le riforme del lavoro dopo una con­sul­ta­zione con l’Ilo, che ha già espresso un parere posi­tivo sulle pro­po­ste del governo greco.

Ciò detto, è ragio­ne­vole chie­dersi per­ché i fun­zio­nari delle isti­tu­zioni insi­stano a dire che la Gre­cia non pre­senta pro­po­ste. (…)

Quindi, cer­chiamo di essere chiari:

La man­canza di un accordo finora non è dovuta ad una pre­sunta posi­zione greca intran­si­gente, non incline ai com­pro­messi e incomprensibile.

È invece dovuta all’insistenza di alcuni attori isti­tu­zio­nali nel pre­sen­tare pro­po­ste assurde e mostrare una totale indif­fe­renza verso la recente scelta demo­cra­tica del popolo greco, nono­stante la pub­blica assi­cu­ra­zione delle tre Isti­tu­zioni sulla con­ces­sione della neces­sa­ria fles­si­bi­lità al fine di rispet­tare il ver­detto popolare.

Cosa deter­mina que­sta insistenza?

Si potrebbe innan­zi­tutto pen­sare che que­sta insi­stenza è dovuta al desi­de­rio di alcuni di non ammet­tere i pro­pri errori e, invece, di riba­dire le loro scelte igno­ran­done fal­li­menti.

Inol­tre, non dob­biamo dimen­ti­care che alcuni anni fa il Fondo mone­ta­rio inter­na­zio­nale ha ammesso pub­bli­ca­mente di aver sba­gliato i cal­coli della pro­fon­dità della reces­sione che sarebbe deri­vata dal memorandum. (…)

La mia con­clu­sione, quindi, è che la que­stione greca non riguardi solo la Gre­cia; piut­to­sto, è l’epicentro di un con­flitto tra due stra­te­gie dia­me­tral­mente oppo­ste riguar­danti il futuro dell’unificazione europea.

La prima stra­te­gia si pro­pone di appro­fon­dire l’unificazione euro­pea nel con­te­sto di ugua­glianza e soli­da­rietà tra i popoli e i cittadini. (…)

La seconda stra­te­gia si pro­pone pro­prio que­sto: la spac­ca­tura e la divi­sione della zona euro, e quindi della UE.

Il primo passo per la rea­liz­za­zione di que­sto obiet­tivo con­si­ste nel creare una zona euro a due velo­cità, dove il cuore fis­serà regole severe in tema di auste­rità e di adat­ta­mento e nomi­nerà un super mini­stro delle Finanze dell’Eurozona con potere illi­mi­tato e per­sino la facoltà di rifiu­tare bilanci di Stati sovrani che non siano alli­neati con il neo­li­be­ri­smo estremo.

Per quei paesi che rifiu­tano di pie­garsi alla nuova auto­rità, la solu­zione sarà sem­plice: una puni­zione severa. Auste­rità obbli­ga­to­ria. E, peg­gio ancora, più restri­zioni ai movi­menti di capi­tali, san­zioni disci­pli­nari, multe e per­sino una moneta parallela.

A giu­di­care da quanto sta acca­dendo, sem­bra che que­sto nuovo potere euro­peo sia in costru­zione, con la Gre­cia come prima vittima. (…)

L’Europa è, dun­que, a un bivio. A seguito delle serie con­ces­sioni fatte dal governo greco, la deci­sione non è ora nelle mani delle isti­tu­zioni, che in ogni caso – con l’eccezione della Com­mis­sione euro­pea – non sono elette e non sono respon­sa­bili verso il popolo, ma piut­to­sto nelle mani dei lea­der europei.

Quale stra­te­gia pre­varrà? Quella che vuole un’Europa della soli­da­rietà, dell’uguaglianza e della demo­cra­zia, o quella che vuole rot­tura e divisione?

Tut­ta­via, se alcuni pen­sano o vogliono cre­dere che tale deci­sione riguardi solo la Gre­cia, com­met­tono un grave errore. Vor­rei sug­ge­rire loro di rileg­gere il capo­la­voro di Heming­way “Per chi suona la campana”.


(testo pub­bli­cato su Le Monde del 31 mag­gio 2015)
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