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mercoledì 10 giugno 2015

Ma l’Arena del Colosseo è una priorità?

I quattrini sono pochi. Ebbene, lasciamo degradare il nostro patrimonio e assumiamo lo spettacolo come priorità assoluta.  Corriere della Sera, ed. Roma, 9 giugno 2015


Il Colosseo fa sempre notizia. Ma è certamente una “notiziona”, come si dice in gergo, che il ministro Dario Franceschini sia riuscito a raspare, in un bilancio massacrato da anni di tagli, 20 milioni per il ripristino nell’Anfiteatro Flavio dell’arena che tante fantasie suscita (persino di cristiani dati ai leoni lì dentro, palese falso storico). Venti milioni - mentre chiude l’Opificio delle Pietre Dure, archivi e biblioteche non hanno i soldi per le bollette, non ci sono fondi per le missioni - per un’opera molto discussa e discutibile per diversi motivi. A partire da quelli strutturali. Sotto il Colosseo infatti c’è un flusso poderoso di acque che invano dall’800 si cerca di imbrigliare e che, ad ogni alluvione, diventa inarrestabile: nel 2010, non secoli fa, l’acqua è salita sino al primo piano del monumento. Se ci fosse già stata la costosa copertura dell’arena, sarebbe saltata senza rimedio. E’ una priorità - questa dell’idraulica sotterranea - invocata dalla direttrice del Colosseo Rossella Rea, dall’architetto Piero Meogrossi che vi ha lavorato da architetto per decenni e da Adriano La Regina indimenticato soprintendente che curò nel ’92 il vero restauro strutturale dell’Anfiteatro. Quanto costa da sola quest’opera idraulica mai realizzata e, essa sì, decisamente utile?

Il Colosseo viaggia già ora ben oltre i 6 milioni di visitatori l’anno contro i 300.000 soltanto di un circuito di Musei strepitosi quali ex Collegio Massimo, Terme di Diocleziano, Palazzo Altemps, Crypta Balbi e contro i 269.000 appena delle fascinose Cecilia Metella, Villa dei Quintili, Terme di Caracalla. E’ davvero sensato, anche turisticamente, concentrare 20 milioni sull’arena del Colosseo anziché dare a questi siti i mezzi per uscire dall’inedia, fare promozione vera, attrezzarsi in modo completo? O anziché fare dell’Appia Antica un maestoso Parco Archeologico e Naturalistico Nazionale capace di battere coi propri mezzi il vergognoso, quotidiano abusivismo (ora è inserita in un Parco “naturalistico” regionale ovviamente insufficiente)? E fuori di Roma, nella mirabile Magna Grecia, nel Sud abbandonato, cento ferite sono aperte: la mitica Sibari imprigionata dalle alluvioni ricorrenti, come Metaponto coi suoi gioielli, il Parco delle Mura greche di Taranto costato qualche miliardo di lire e rimasto lì, quello di Saturo, approdo miceneo, mai realmente valorizzato o l’Antiquarium di Canne chiuso per gran parte dell’anno e l’altro di Siponto aperto solo “per appuntamento”?

No, tutto al Colosseo, per spettacolarizzare l’archeologia. Domani al Circo di Massenzio per il quale il FAI stesso, mio dio, annuncia “tornei e spettacoli”. Centurioni, moltiplicatevi! Gladiatori, accorrete! Si va per cominciare.


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