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venerdì 19 giugno 2015

Gli emarginati poveri e bianchi che odiano lo Stato

Il regista Roberto Minervini sulla strage nella chiesa di Charleston. Il Fatto Quotidiano, 19 giugno 2015 (m.p.r.)

«Non mi sorprende questo eccidio di stampo razziale a Charleston, non solo perché nel sud degli Stati Uniti l'odio dei bianchi nei confronti dei neri è una realtà quotidiana, ma anche perché il Sud è rimasto secessionista e non digerisce le imposizioni delle istituzioni centrali». Roberto Minervini, regista del potente docufilm Louisiana, molto applaudito dalla critica a Cannes, vive negli Usa da 15 anni e da tempo si è trasferito nel Sud, in Texas «perché lì è come stare in prima linea. Tutti i problemi dell'America sono presenti e ampliati». Il regista marchigiano, che avrebbe voluto fare il reporter di guerra, in Louisiana a mostra la vita dei cosiddetti white trash, i bianchi spazzatura, molto spesso veterani dell'Afghanistan e Iraq, che vivono dentro roulotte e passano il tempo bevendo, drogandosi di metanfetamina e sparando con armi d'assalto durante esercitazioni tra mangrovie e acquitrini.

«Gli Stati Uniti sono avvelenati dalla disparità sociale, dalla lobby delle armi e da quella farmaceutica, visto che le droghe sintetiche sono derivate dai farmaci venduti senza ricetta. Questo mix ha stimolato negli anni la crescita di un grande ceto bianco povero, frustrato, razzista, violento e distrutto dalla droga. La colpa di questo degrado la attribuisco alle politiche dei vari presidenti e del Congresso. In Louisiana c'è una sequenza in cui un gruppo paramilitare mitraglia, fino a farla saltare, una macchina dietro il cui finestrino c'è la maschera del presidente Obama. Durante tutto il documentario sia la comunità di tossici e alcolisti sia i paramilitari, alcuni dei quali imparentati, insultano i neri, specialmente il presidente per non aver fatto nulla per migliorare la loro condizione economica e aver tentato di regolarizzare il mercato delle armi». 

«Purtroppo - conclude Minervini - alla fine anche lui non ce l'ha fatta, segno che non solo i repubblicani ma anche i democratici non possono permettersi di fare a meno dei voti e dei soldi della potentissima industria delle armi. La gente inoltre, specialmente nel sud, si sente minacciata dallo Stato centrale ed è per questo che i paramilitari dicono che a Washington vogliono cancellare le libertà sancite dalla Costituzione, il secondo emendamento in cui viene autorizzato il possesso di armi. Queste milizie ore sono diventate scomode ma lo Stato le aveva usate per compiere il lavoro sporco come sparare ai migranti messicani che cercavano di entrare negli Usa». In questo clima di anarchia armata e miseria, la guerra che i bianchi poveri, in senso economico e culturale, hanno ingaggiato nei confronti dei neri ancora più poveri, era inevitabile. «I bianchi in miseria sono in aumento e si trovano a vivere sempre più di frequente in periferia vicino ai ghetti dei neri».
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