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sabato 6 giugno 2015

Dopo il 31 maggio, a Venezia

Ho espresso su eddyburg  le mie intenzioni di voto per le elezioni del 31 maggio.Vorrei esprimere oggi quelle per il ballottaggio a Venezia del 14 giugno prossimo. Ecco il testo che ho preparato per una riunione dell'associazione che presiedo


Dopo il 31 maggio

Numerose analisi hanno esplorato i contenuti e i significati delle elezioni del 31 maggio scorso. Alcune le ho riprese su eddyburg, o pubblicate nel sito in anticipo sulla stampa quotidiana (come gli scritti di Paolo Cacciari e di Piero Bevilacqua. Vorrei qui sottolineare i due elementi che più mi hanno colpito: il colpo d’arresto all’avanzata di Matteo Renzi; la sostanziale sconfitta - al tempo stesso - delle formazioni che più radicalmente si opponevano a Renzi in nome di una concezione della politica ispirata a valori e modelli della sinistra e della democrazia maturati nei secoli scorsi.

Cerco di comprendere ciò che può aiutare ad andare avanti sulla strada che condivido, e che ci ha spinti a costituire l’associazione “L’Altra Europa - Laboratorio Venezia”. Osservo innanzitutto che in Italia mancano due elementi che a me paiono essenziali: una forza politica nuova, secondo me essenziale; e un insieme di forze più ampio di cui essa possa essere parte.

Due cose che mancano


E’ mancata e manca, in sostanza, una credibile formazione politica che sappia esprimere i vari aspetti del disagio provocato dalla trionfale ascesa nel neoliberismo incarnato in Italia da Renzi e dell’ideologia renziana. Un disagio e una sofferenza che investono oggi un’area sociale, geografica e delle dimensioni dell’uomo  molto più vasta di quella direttamente colpita dalle precedenti incarnazioni del capitalismo. Un'area di disagio e sofferenza che comprende anzi anche porzioni sempre più ampie dei ceti privilegiati nelle fasi precedenti del capitalismo.

Manca, insomma, una formazione (chiamamola in questa nota “nuova sinistra”) chiaramente volta a superare il sistema capitalistico. Un sistema che deve essere superato e non corretto, per più ordini di ragioni tutti riconducibili alla sua insopportabilità etica, sociale, ecologica, economica e politica.

Non potevamo illuderci che questa forza esistesse già. Ma allora, se siamo convinti (e io lo sono) che il renzismo è oggi il rischio più grave che corre l’Italia, è altrettanto grave un’altra mancanza che il risultato elettorale ha rivelato.

Manca un insieme di forze politiche che, siano capaci – ove alleate tra loro - di abbattere il renzismo e di determinare con questo un quadro istituzionale che accresca la possibilità - per la forza politica di rinnovamento radicale - di crescere e costituire una credibile contro-egemonia.

Tutto ciò avviene in un quadro internazionale in cui le minacce ai principi e ai dispositivi della democrazia faticosamente elaborati e costruita nei secoli scorsi sono minacciati alle radici (rinvio a questo proposito al lucido intervento di Paolo Cacciari pubblicato su eddyburg). Le prospettive in Italia non sono molto distanti da quella in atto in altre regioni europee. Questo è testimoniato, nelle recenti elezioni, dal ruolo che ha avuto una forza eversiva come la Lega Nord di Salvini nell’incrinare il potere di Renzi.

I risultati elettorali del 31 maggio ci dicono anche che il renzismo è stato battuto “a sinistra” solo dove, come in Liguria, si è manifestata una posizione elettorale di “sinistra” che comprendeva spezzoni rilevanti del PD (in questo senso leggerei anche l’affermazione di Casson Venezia) e che l’altra opposizione politicamente rilevante - a “sinistra” - a molti aspetti del renzismo e costituita dal M5S, che sembra si stia liberando dalla sudditanza alla coppia Grillo-Casaleggio

Verso quale futuro

Se così stanno le cose occorre domandarsi che cosa fare per il futuro, lungo quali direttrici orientare l’impegno di chi vuole davvero contribuire alla costruzione di una società nella quale le persone (tutte le persone, a cominciare da quelle più deboli) vengano prima delle cose, e siano abbattuti gli idoli celebrati dalla società malata di oggi.

Ho una certezza, e mi pongo alcune domande. Sono certo che la costruzione di una “nuova sinistra” è un’impresa indispensabile, ma è il risultato di un impegno di lunga lena e di ampio respiro, che deve partire sia dai luoghi “in basso” e “in alto” dove il disagio è più vivo, sia dai molteplici ambiti della formazione o della “ri-formazione” delle coscienze.

Mi si affaccia subito una domanda: ha senso impegnare le ancora deboli forze (i possibili embrioni) della “nuova sinistra” nelle scadenze politiche ed elettorali) ravvicinate? Oppure è meglio esercitare una mera testimonianza e contribuire ad alimentare la già amplissima fascia di chi esprime con l’astensione la sfiducia nella possibilità di riformare l’attuale sistema, o l’indifferenza alle sue sorti?

Io credo che la prima risposta sia quella giusta. Per almeno due ragioni. In primo luogo, perché occorre conservare tutto quello che è possibile sottrarre alla forza devastatrice del renzismo, rappresentato a Venezia dai poteri che si propongono, e tenacemente perseguono, l’asfaltatura della Laguna e la privatizzazione di ogni brandello, reale o virtuale, dei patrimoni pubblici. In secondo luogo, per conservare alle ancora fragili forze del rinnovamento spazi di democrazia e di agibilità politica e sociale.

Il ballottaggio per Venezia

Vorrei passare ora - per concludere - alle scelte che si pongono oggi. Credo che l’avventura iniziata con la partecipazione alla campagna elettorale non sia ancora conclusa. Il ballottaggio tra i due candidati a sindaco di Venezia fa parte ancora di quell’impegno. Non possiamo rimanere indifferenti, e ho già detto perché. Sono soddisfatto dell'affermazione di Davide Scano, e ritengo che il M5S potrà fare con lui un buon lavoro in consiglio comunale, ma la liberazione di quella formazione dalla presa dei suoi creatori è troppo recente perchè mi possa dare fiducia, nè mi convince la forma di partecipazione che praticano.  Con amichevole franchezza, non voterei per lui neppure se fosse entrato nel ballottaggio, ma lo invito caldamente a votare anche lui per Casson, per le mie stesse ragioni. Considererei la vittoria di Luigi Brugnaro un danno enorme per la città  e i diritti dei suoi abitanti attuali e futuri: mi è bastato sentirlo parlare e leggere la sua lettera agli elettori per sentire i richiami di un passato devastatore.

Mantengo, infine, tutte le mie riserve su Casson non per la sua persona – che ho sempre stimato e apprezzato per le sue idee e azioni per la salvaguardia della città e della sua laguna – ma per i patteggiamenti che ha certamente dovuto fare per avere l’appoggio di una parte consistente del vecchio ceto politico veneziano.

So che ha dovuto ingoiare rospi, ma devo dire che preferisco chi è costretto a ingoiare rospi rispetto a chi li fabbrica. Perciò, sono personalmente favorevole a votare per Felice Casson al ballottaggio. Se la nostra assemblea riterrà, come me, che sia giusto farlo, proporrei di dichiarare il nostro voto a Casson senza porre alcuna condizione formale

Credo che non chiedere nulla, non chiedere nessuna contropartita a favore delle realtà che abbiamo espresso elettoralmente, sia una scelta essenziale per mantenere intatta e indiscutibile la nostra autonomia di giudizio e la nostra capacità critica su ogni decisione del futuro sindaco che riterremo sbagliata.

Venezia, 5 giugno 2015
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