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lunedì 15 giugno 2015

Brugnaro batte la sinistra “Ma apro ai renziani” Tra i dem è resa dei conti

«Dopo trent’anni Venezia torna in mano al centrodestra. Scambio di accuse nel partito per la sconfitta di Casson. Il senatore democratico era “un candidato divisivo”, è la recriminazione. Lo ha condannato l’astensione M5S». Si apre una nuova fase, più acuta delle precedenti, di devastazione della città e della Laguna. La Repubblica, 15 giugno 2015

Venezia. Lo psicodramma in “Largo donatori di sangue” a Mestre, al comitato di Felice Casson. Dove il sangue, figurativamente parlando, sta già scorrendo, tra shock e recriminazioni. Lo champagne a 100 metri di distanza, dove la piazza di Luigi Brugnaro festeggia con «chi non salta comunista è». Poco dopo lo stesso Brugnaro annuncia, mettendo altro sale sulla ferita: «Apriremo la nostra giunta al Pd renziano». Dopo trenta anni Venezia passa a destra, un risultato clamoroso ma non del tutto inaspettato. Il centrosinistra paga pegno un anno dopo lo scandalo del Mose che ha investito la giunta guidata dal pd Giorgio Orsoni, finito in manette e costretto a lasciare Ca’ Farsetti in mano al commissario.

La rincorsa del senatore vicino alla sinistra del Pd era cominciata sei mesi fa, con la sfida interna delle primarie vinta in scioltezza contro soprattutto il candidato appoggiato dalla maggioranza renziana, Nicola Pellicani. Anche al primo turno Casson era avanti, con il 38 per cento delle preferenze (a dispetto del 28,6 di Brugnaro). E però il centrodestra era diviso in tre liste, e aggiungendo Lega Nord più Fratelli d’Italia, la situazione era sostanzialmente capovolta. 

Non è neanche mezzanotte e mezza quando a sinistra si capisce che la frittata è fatta. Le linee di pensiero sono due: tutta colpa del Pd che non ha mai sostenuto davvero Casson, proprio come avvenne nel 2005, quando mezzi Ds virarono sul ribelle Massimo Cacciari; tutta colpa dello stesso Casson, candidato sostenuto dalla sinistra radicale - “legato ai centri sociali”, l’accusa più frequente- da sempre bastian contrario dentro al Pd: insomma, troppo caratterizzato e divisivo. Tommaso Cacciari, nipote di Massimo ed esponente di primo piano della sinistra-centri sociali, si sfoga così: «Complimenti a questa sinistra di m... che regala la città alla destra, ora levatevi tutti dalle scatole». 

Ma anche il più moderato Pellicani, probabilmente dal versante opposto, ribadisce lo stesso concetto: «Ora qualcuno deve assumersi le sue responsabilità. Qui serve il tabula rasa». L’ex magistrato si era presentato quasi come alternativo al suo stesso schieramento. Non è bastato questo per non venire travolto dalla slavina di chi - per dirla con Jacopo Molina, anche lui in lizza alle primarie- «ha votato contro un sistema di potere che ha governato venti anni questa città». Comunque sia, i numeri dicono che Casson ha rosso la stessa percentuale del 2005, e che i voti del primo turno sono più o meno gli stessi del secondo. Un colpo durissimo, tanto che il senatore non si fa vedere né sentire, spenge il telefono; per la seconda volta è crollato sul più bello, al ballottaggio, a un passo da quello che era diventato il sogno di una vita.

L’accusa di intelligenza con il nemico rivolta alla maggioranza del Pd e allo stesso Cacciari (zio) acquistano improvvisamente di peso grazie alle prime parole dello stesso neo sindaco. I suoi sostenitori lo accolgono con il tricolore, i cori da stadio e quelli di scherno contro Casson, lui dice che «la nostra non sarà una guida del Comune di parte, ma trasversale. I renziani sono i benvenuti, abbiamo bisogno di tutti». La sua lista civica tirata su in fretta e furia si era affermata come primo “partito” in città, e così da domani Brugnaro governerà con una maggioranza in Consiglio omogenea, legata appunto alla sua lista. Libero di stringere accordi con grande libertà, senza dover rendere conto a Forza Italia, praticamente scomparsa, ridotta al 4 per cento. Anche se il Carroccio, che al secondo turno lo ha appoggiato, avanza già pretese per il posto di direttore generale del Comune.

C’è un’altro tema, infine. Quello legato ai Cinque Stelle. Il loro 12 per cento al primo turno si è volatilizzato. Nonostante Casson fosse un candidato sindaco affine e compatibile con tutto quel mondo. Stefano Rodotá e Ferdinando Imposimatosi erano spesi per lui in più occasioni. Dalla Spagna si era fatto sentire persino il leader di Podemos Pablo Iglesias. Niente da fare. Ma i grillini non sono come gli eredi degli indignados.

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