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lunedì 15 giugno 2015

Appunti sull'esito delle elezioni veneziane

Per avviare una discussione che sia utile a chi vuole cambiare le cose, per la città e la società che la abita e l'abiterà,  in modo un po' controcorrente.

Cominciamo a ragionare su queste elezioni. A partire dal vincitore, Luigi Brugnaro. Stefano Folli ne traccia, su la Repubblica,  un'immagine che trova riscontro su molte testate nazionali. A suo parere  Brugnaro e «uomo pratico con la patina di indipendente, capace di battere sul problema del momento, la sicurezza, indica una notevole capacità di aggregazione da parte di un “uomo nuovo” o che riesce ad apparire tale» Non c'è dubbio che il nuovo sindaco ha dimostrato una notevole capacità. Per molti aspetti ricorda un suo virtuale antagonista a scala nazionale,  Matteo Renzi.

Ma c'è chi pensa che Brugnaro nasconda molte cose indigeste dietro lo sguardo affabile. Non è difficile immaginare che cosa si nasconda dietro i continui richiami all'ordine, alla decenza, alla pulizia, al costante richiamo alla differenza tra "noi" e "gli altri". Non è difficile pensare che l'intreccio tra interesse personale e patrimoni pubblici non sarà limpido come sarebbe stato se avesse vinto  il suo antagonista.  Non è difficile pensare che non si batterà contro nessuna grande opera inutile, e anzi le favorirà. Molti ricordano che poche settimane fa, per contrastare una grande manifestazione popolare contro le Grandi navi, Bugnaro mobilitò i rimorchiatori mettendosi alla testa di una manifestazione antagonista E qualcuno ricorda anche che Brugnaro dichiarò, al tempo delle primarie del c.d.centrosinistra, che se non avesse vinto Pellicani e il candidato fosse stato Casson lui, Brugnaro,  si sarebbe presentato alle elezioni con una sua lista.

La situazione veneziana è complicata assai. Prova ne è che, dopo aver vinto contro Nicola Pellicani (che raccoglieva i voti dell'establishment piddino, da Napolitano  a Renzi, da Massimo Cacciari ai supporter "di sinistra" di Giorgio Orsoni, da una buona fetta del PD locale  coinvolta nello scandalo del MoSE a una parte consistente del potere economico), dopo aver vinto contro l'esponente di questo coacervo d'interessi il candidato oppositore di Renzi al Senato, Casson,  ha scelto come capolista il suo antagonista alle primarie.

Il destino di Felice Casson era segnato dal momento in cui ha scelto, nell'agone veneziano, di presentarsi come persona che traeva la sua forza dal PD. In quel momento ha iniziato a non essere più padrone delle sue scelte.  Non solo l'onesto Casson non è bastato, come ha scritto Folli,  a rinnovare l'immagine del PD, ma ha fatto sì, anche con le sue scelte e i suoi silenzi in campagna elettorale, a rendere opaca la sua.

Non so, francamente, se la storia sarebbe stata diversa nel caso che Casson - come in molti speravamo - fosse sceso in campo mobilitando tutta la voglia di "un'altra politica" che vive nell'arcipelago di associazioni, comitati e comitatini, altri gruppi di cittadinanza attiva,  che si impegnano nelle battaglie, piccole e grandi, per l'acqua e l'energia pulita, per una laguna intatta e una città non violentata dalle orde del turismo mordi e fuggi e dalle sciagurate devastazioni dei patrimoni culturali,  per una scuola e una salute aperta a tutti, e per un lavoro stabile e socialmente utile, per il rispetto della legalità mille volte calpestata e  contro la privatrizzazione dei beni comuni e di quelli pubblici.

Si tratta del vasto mare della protesta creativa che le contraddizioni di questo infame "sviluppo" provocano. Un mare di persone, di gruppi e di gruppuscoli che nessun insieme di principi e valori, di pratiche e di costumi (nessuna ideologia) riesce ancore a saldare - o almeno a coordinare nel campo della politica praticata.

Felice Casson avrebbe potuto essere l'espressione naturale di questa realtà, se ... Ma con i "se" non si fa politica, né quella vecchia né quella nuova. Il cammino è difficile, e il lavoro da fare di lunga lena. Il primo passo è sconfiggere l'indifferenza che è in molti, e attizzare la speranza che è in noi.
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