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martedì 9 giugno 2015

A Barcellona ha vinto il diritto alla casa e alla città

«Il connubio edilizia-turismo a Barcellona significa che la città è stata progressivamente sottratta ai suoi abitanti, facendone una sorta di grande albergo diffuso. Attualmente le presenze turistiche sono tre volte e mezzo i residenti, e l’amministrazione uscente non trovava nulla di male nel pensare che il dato potesse essere aumentato fino a dieci milioni l’anno».


Se c’è un aspetto che caratterizza l’elezione di Ada Colau a sindaca di Barcellona (alcaldesa, non è una corruzione del maschile alcalde) ed è l’aver fatto del diritto alla casa ed alla città la base della sua piattaforma politica. La lista civica che l’ha sostenuta, Barcelona en Comú, scaturita dalla fusione della rete di comitati e associazioni Guanyem Barcelona con una serie di partiti, ha vinto proponendo un’idea di nuovo municipalismo che chiede ai cittadini di partecipare alla gestione della città e che contrasta le politiche nazionali soprattutto riguardo alle conseguenze dell’esplosione della bolla immobiliare.

Colau è fondatrice del movimento Plataforma de Afectados por la Hipoteca (PAH) che dal 2009 si batte per una diversa legislazione sull’insolvenza dei mutui ipotecari in Spagna, dove chi non riesce più pagare il mutuo viene buttato fuori casa dalla banca che poi la lascia vuota ma continua a chiedere il pagamento delle rate. Numerosissimi sono stati i cittadini che dopo aver perso la casa hanno in fine deciso di rinunciare alla vita. Nel 2012 insieme ad Adrià Alemany ha pubblicato Vidas hipotecadas, uno studio sull’origine e sulle conseguenze della bolla immobiliare in Spagna che passa al setaccio il primato iberico nel tasso di possesso dell’abitazione. Prima della crisi economica la Spagna era una nazione di proprietari immobiliari, dove nove cittadini su dieci possedevano la casa in cui vivevano. Questo dato è il principale indicatore della profonda crisi che ha sconvolto il paese negli ultimi sette anni e che ha le sue radici nella politica edilizia del franchismo. La cultura proprietaria della Spagna contemporanea è la pesante eredità di un regime politico che ha fatto del settore delle costruzioni l’industria nazionale per eccellenza. L’indebitamento generalizzato che si è prodotto a partire dagli ultimi decenni del secolo scorso, facilitato dai vantaggi fiscali e dall’ingresso della economia spagnola in quella europea, ha fatto il resto.

All’interno di questa eredità – e del progredire del settore edilizio come una delle principali componenti del prodotto interno lordo nazionale - trova spiegazione la legge che dal 1998 disciplina l’uso del suolo, non a caso definita dell’urbanizzazione totale, il cui impressionate risultato sono 6,6 milioni di abitazioni realizzate dalla sua promulgazione fino al 2007. L’impiego in edilizia, attraverso modalità precarie che sono poi state spazzate via dalla crisi, ha riguardato il 13% della popolazione attiva: un dato doppio rispetto, ad esempio, a quello della Germania. In tutto ciò l’intervento della Stato da diretto è diventato indiretto e finalizzato in modo crescente a sostenere la domanda e l’intervento privato nell’edilizia residenziale con strumenti come la detrazione fiscale degli interessi passivi del mutuo. Il grande investimento economico del settore edilizio non ha solo fatto della Spagna una nazione di proprietari immobiliari ma ha anche disseminato il paese di seconde case per il turismo nord-europeo. Il risultato è ciò che qualche tempo fa un servizio fotografico pubblicato sul quotidiano britannico The Guardian ha definito La costa del concrete, ovvero la quasi totale edificazione del litorale spagnolo che si affaccia sul Mediterraneo.

Il connubio edilizia-turismo a Barcellona significa che la città è stata progressivamente sottratta ai suoi abitanti, facendone una sorta di grande albergo diffuso. Attualmente le presenze turistiche sono tre volte e mezzo i residenti della capitale catalana e l’amministrazione uscente non trovava nulla di male nel pensare che il dato: potesse essere aumentato fino a dieci milioni l’anno. Gli effetti del turismo di massa sulla vita delle persone, il triste declino di Barcellona da metropoli trainante l’economia di un’intera regione a parco tematico - qui si dirige la maggiore quantità di navi da crociera del Mediterraneo e d’Europa - è raccontata nel documentario di Eduardo Chibàs Bye Bye Barcelona, una dettagliata denuncia della progressiva perdita dei diritti di cittadinanza da parte degli abitanti tramite l’inarrestabile privatizzazione dello spazio pubblico incessantemente messo a profitto. Da tempo le manifestazioni e le iniziative di cittadini che protestano contro l’affitto illegale di appartamenti per vacanze, fenomeno favorito dalla deregolamentazione di fatto del cambio di destinazione d’uso degli edifici residenziali in alberghi, denunciano tutto ciò. Alla Barceloneta, lo storico quartiere sul mare, ci sono state assemblee, proteste, e in un caso anche tensioni con i turisti evidentemente ignari di trovarsi in una città, scambiata invece per un villaggio vacanze o un parco a tema.

Nella piattaforma politica di Colau un’abitazione dignitosa per chi l’ha persa – nella sola Barcellona sono 3000 persone che vivono negli alberghi messi a disposizione dalla municipalità e sono 900 coloro che dormono per strada – significa innanzi tutto togliere il settore immobiliare dal dominio della finanza: nel paese con il più alto numero di abitazioni vuote il sistema bancario è diventato il principale proprietario di case. La lotta contro gli sfratti, della quale la nuova alcaldesa è stata protagonista, dopo molti anni di oblio e di retorica sulla competitività e sui costi da pagare allo sviluppo economico ha rimesso al centro dell’agenda politica i fondamentali diritti di cittadinanza. Ora il cambiamento nella governo di una delle più importanti città europee sarà interpretato da una amministrazione guidata da una donna. Lo stesso molto probabilmente succederà a Madrid con Manuela Carmena, l’altro volto femminile della svolta municipalista che ha segnato le elezioni in Spagna.

Riferimenti
A. Colau, A. Alemany, Vidas hipotecadas, Cuadrilatero de libros, 2012.








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