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Gli aguzzini si incontrano sui confini. La barriera costruita nel 2015 sul confine tra l'Ungheria, la Croazia e la Serbia, di cui si vanta oggi il presidente ungherese Viktor Orban. Il sindaco di estrema destra Laszlo Toroczkai si era visto inizialmente rifiutare la richiesta di costruire un muro sullo stile di quello USA-Mexico, ma con l'avvicinarsi delle elezioni ungheresi il presidente nazionalista ordinò infine la costruzione della recinzione. (i.b.)

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DAI MEDIA

giovedì 14 maggio 2015

War Act

La ricetta europea per difendersi, chiusa nelle sue opulente miserie morali, culturali e politiche: mura sempre più alte, e cannoni capaci di sparare sempre meglio. Il manifesto, 14 maggio
Se non fosse tra­gica l’immagine che Renzi e Mister Pesc Moghe­rini danno di sé sul dramma dei migranti e sull’ enne­simo inter­vento mili­tare in Libia, diremmo che ricor­dano «Oltre il giardino».

La dif­fe­renza è che nel film il pro­ta­go­ni­sta era sim­pa­tico, per l’interpretazione di Peter Sel­lers e la trama di frain­ten­di­menti che fanno di uno sprov­ve­duto un pro­feta della finanza e un modello di vita.

Renzi e Moghe­rini sfio­rano invece il ridi­colo, per un governo ita­liano che si vende — per i son­daggi, le ele­zioni o un twit­ter? — l’incredibile «non deci­sione» dell’Ue di ripar­tire le quote dei migranti fra i 28 Paesi mem­bri: in tutto 20 mila e già pre­senti nei campi, per un costo di 50milioni di euro. Sarebbe que­sta la svolta di una Unione euro­pea chiusa den­tro la for­tezza del Pil più bello d’Occidente? Eppure il pre­si­dente Junc­ker aveva rico­no­sciuto «l’errore di can­cel­lare l’operazione Mare Nostrum». Ma a guar­dar bene il «gran­dioso» annun­cio altro non è che pura chiacchiera.

Per­ché i 28 paesi dell’Ue nono­stante la meschi­nità della pro­po­sta, sono divisi: mezza Europa con in testa la Gran Bre­ta­gna dice no alle quote, come tutti i paesi dell’Est.

Ma il piatto forte è che, a fronte di que­sto vuoto dopo migliaia di morti nel Medi­ter­ra­neo, avanza la pro­po­sta di una nuova guerra come solu­zione defi­ni­tiva. E gra­zie a The Guar­dian che ha rac­con­tato le 19 pagine del piano «stra­te­gico» pre­sen­tato da Moghe­rini all’Onu, ecco la con­ferma: l’obiettivo sono gli «scafisti».

Se milioni di esseri umani fug­gono dalle guerre e dalla mise­ria delle quali siamo par­te­cipi inte­res­sati, il nodo di fondo pos­sono mai essere gli sca­fi­sti, che certo gestendo un traf­fico mala­vi­toso, pur­troppo sono i soli a cor­ri­spon­dere a que­sto dispe­rato biso­gno di fuga?

Nero su bianco, sta scritto che faremo la guerra con una «vasta gamma di capa­cità aeree, marit­time e ter­re­stri» con «intel­li­gence, sor­ve­glianza e rico­gni­zione bom­bar­da­menti, squa­dre d’imbarco, unità di pat­tu­glia, forze spe­ciali». Pre­vi­ste anche «vit­time innocenti».

Una guerra da mare, cielo e terra con effetti collaterali. Che sarà «da terra» Moghe­rini lo smen­ti­sce, ma pare con­fer­mato visto che Cina e Rus­sia agi­tano il veto in sede Onu sui raid aerei, man­cando, finora, l’accordo con il Paese inte­res­sato; stessa que­stione per l’intervento via mare che entrerà nelle acque ter­ri­to­riali libiche
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