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LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

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domenica 24 maggio 2015

Ufficiale: nessun taglio agli F35

Avevamo ragione a inserire, a pensiero del 24 maggio, la vignetta pacifista di Scalarini del 1914. Il governo innovativo conferma il bellicismo di cent'anni fa. Calpesta le promesse e toglie 10 miliardi alle spese utili alla vita quotidiana; in compenso alimenta l'industria delle armi. Il manifesto, 24 maggio 2015

La com­me­dia delle bugie e delle prese in giro del governo sugli F35 è finita. A pagina 144 del Docu­mento pro­gram­ma­tico plu­rien­nale per la Difesa appena «pre­sen­tato al par­la­mento dalla mini­stra Roberta Pinotti» si legge a pro­po­sito del pro­gramma F35: «Oneri com­ples­sivi sti­mati per circa 10 miliardi: com­ple­ta­mento pre­vi­sto 2027».

Nel set­tem­bre del 2014 la camera aveva appro­vato una mozione (a prima firma Scanu del Pd) che impe­gnava il il governo «a rie­sa­mi­nare l’intero pro­gramma F35 per chia­rirne cri­ti­cità e costi con l’obiettivo finale di dimez­zare il bud­get finan­zia­rio ori­gi­na­ria­mente pre­vi­sto». Quella mozione non vale più niente, è carta strac­cia. Il governo ha preso in giro il par­la­mento e l’Italia per mesi. E ha preso in giro chi in que­sti anni (dalla cam­pa­gna Taglia le ali alle armi al mani­fe­sto) è stato in prima fila nella richie­sta di can­cel­la­zione del pro­gramma F35. Il governo prima ha detto che avremmo avuto la rispo­sta alla mozione della Camera nelle «risul­tanze» (espres­sione cara alla Pinotti) del Libro bianco sulla Difesa. Poi — non avendo tro­vato nulla nel Libro bianco — ci ha detto che avremmo avuto sod­di­sfa­zione nel Docu­mento pro­gram­ma­tico: sì, l’amara sod­di­sfa­zione di sapere di essere stati imbro­gliati da un governo infido.

Le avvi­sa­glie c’erano state qual­che giorno fa alla pre­sen­ta­zione in par­la­mento del Libro bianco. Un libro vuoto, invi­si­bile, inu­tile. Un docu­mento mode­sto, fatto in gran parte di bana­lità, a tratti imba­raz­zante. Un docu­mento in cui si parla ancora di bipo­la­ri­smo, muro di Ber­lino, inte­ressi nazio­nali, vil­lag­gio glo­bale (una novità), dove si auspica una poli­tica della difesa ed estera per un mondo migliore (ma va!).

Un docu­mento in cui si parla della neces­sità di una nuova «postura» (sic) dello stru­mento mili­tare e di valo­riz­zare la dimen­sione «capa­ci­tiva» (ri-sic) della nostra difesa: a volte il tra­dut­tore di Goo­gle tra­di­sce. Un docu­mento in cui si afferma la neces­sità di ricon­durre al mini­stro della difesa una mag­giore cen­tra­lità della dire­zione poli­tica: per fare que­sto ser­vono mag­giori con­su­lenti (in deroga alla spen­ding review), che vanno sotto il nome di «uffici di diretta col­la­bo­ra­zione». Una richie­sta roboante per un po’ di staff esterno in più.

Un docu­mento in cui natu­ral­mente non si parla degli F35.

E poi è arri­vato que­sto Docu­mento pro­gram­ma­tico che non cam­bia nulla rispetto al pas­sato. Avanti tutta con i cac­cia­bom­bar­dieri: i finan­zia­menti non si toc­cano. Con rara ipo­cri­sia, il docu­mento parla di «rispetto delle mozioni» e di «note­vole dimi­nu­zione» della spesa per gli F35: ma è quella che aveva già fatto 3 anni fa l’ex mini­stro della difesa Giam­paolo Di Paola. Per mesi la mini­stra ed ex paci­fi­sta Pinotti non ha rispet­tato le deci­sioni del par­la­mento. Adesso la cla­mo­rosa con­ferma. Roberta Pinotti è poli­ti­ca­mente ed isti­tu­zio­nal­mente ina­de­guata alla sua deli­cata fun­zione di governo. Sel ne ha chie­sto uffi­cial­mente le dimis­sioni. Nei pros­simi giorni rac­co­glierà le firme per for­ma­liz­zare e depo­si­tare la richie­sta alla camera.



Tre anni fa l’ex ammi­ra­glio Di Paola — cui pure non abbiamo rispar­miato dure cri­ti­che — decise in quat­tro e quattr’otto di tagliare 41 cac­cia F35 (da 131 a 90) facendo rispar­miare più di 5 miliardi di euro al paese. Nella pic­cola sto­ria ita­liana degli F35, la Pinotti sarà ricor­data per essersi sot­tratta alle deci­sioni par­la­men­tari e non avere ridotto la spesa per gli F35 e Di Paola per avere deciso senza tanti indugi di rin­viare alla Loc­kheed 41 cac­cia­bom­bar­dieri. È una bella lotta ed è para­dos­sale dirlo, ma — sugli F35 — meglio l’ex ammi­ra­glio che l’ex paci­fi­sta. Rida­teci Di Paola.
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