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giovedì 14 maggio 2015

Sos Raffaello la Deposizione della Borghese è a rischio

«Alla Galleria di Roma manca il microclima adeguato e il capolavoro del pittore si sta danneggiando. una banale, italianissima storia di climatizzatori senza manutenzione: conseguenza della meno banale storia del malgoverno (anzi: non governo) del nostro patrimonio culturale». La Repubblica, 14 maggio 2015

PERDERE anche solo pochi centimetri della Deposizione Borghese di Raffaello sarebbe perdere una parte di noi stessi: come se un terribile alzheimer colpisse la memoria collettiva dell’umanità. Eppure potrebbe succedere per una banale, italianissima storia di climatizzatori senza manutenzione: conseguenza della meno banale storia del malgoverno (anzi: non governo) del nostro patrimonio culturale. Già un anno fa Repubblica si era occupata del problema: ottenendo la promessa di una sollecita soluzione. Ora arriva la denuncia, allarmatissima e autorevole, di Kristina Hermann Fiore, già direttrice della Galleria: «a distanza di un anno non risulta purtroppo alcun intervento, e l’aria del parco non ha protetto la Deposizione di Raffaello e altre tavole pregiate. Il calore eccessivo, drammaticamente connesso all’umidità insufficiente (che è a livelli dimezzati rispetto a quelli utili) determina il rischio macroscopico di un collasso del capolavoro del sommo pittore, ed è d’altra parte sotto gli occhi di tutti che l’opera si sia talmente incurvata ai due lati da lasciar vedere non soltanto l’interno della cornice, ma addirittura il muro retrostante. Osservando in controluce da sinistra si constata, poi, che anche tra la parte inferiore e superiore del quadro si è creata una estesa area rigonfiata ». Tra 2005 e 2014 le «curvature laterali della tavola» sarebbero passate da «1,5 a circa 12 cm». Secondo l’ex direttrice bisognerebbe agire subito: «in emergenze del genere l’opera andrebbe immediatamente tolta dalla posizione verticale e posta in orizzontale, per non aggravare ulteriori movimenti di contrazione delle fibre del legno, e lasciata in questa posizione per molto tempo».

Ma come ha fatto la Deposizione ad arrivare al nostro tempo sana e salva, attraversando centinaia di torride estati romane senza climatizzazione artificiale? Semplice: in quelle epoche si seguivano i principi elementari della conservazione, e le finestre della Borghese erano protette da pesanti imposte, sempre chiuse durante le ore di insolazione estiva. Imposte eliminate alla riapertura della Galleria nel 1997, quando tutto fu affidato all’impianto: se questo non funziona, Raffaello muore.



L’attuale direttrice, Anna Coliva, ha ripetutamente chiesto alla Soprintendenza di manutenere o sostituire gli impianti: invano. Evidentemente la priorità è l’organizzazione di mostre, spesso mediocrissime. Mentre i musei non si son mai visti conferire gli introiti dei loro biglietti, promessi un anno fa da Dario Franceschini: e ora non riescono più a fare nemmeno la manutenzione ordinaria. Nella fatale attesa che sia scelto il superdirettore previsto dalla riforma Franceschini, la Borghese fa capo al Segretariato regionale dei beni culturali, retto da Daniela Porro: la quale ammette che l’impianto «non ha mai funzionato» (aggiungendo che solo ora «si sta dando avvio alla sostituzione dei macchinari », anche se presto si dovrà pensare ad una «completa sostituzione dell’impianto»), e dichiara che in base al costante monitoraggio si è sicuri che, per ora, il colore non è saltato via dal legno. Per ora. Finché la manutenzione non passerà dall’annuncio alla realtà, tutte le tavole della Borghese sono in pericolo, e viene in mente il disastro di quelle della Galleria Sabauda di Torino: rovinate nel 2012 dal malfunzionamento della climatizzazione. Allora, Enrico Castelnuovo invocò un’«associazione per i diritti delle opere d’arte». Quell’associazione sarebbe il Ministero per i Beni culturali: se non fosse un corpo morente da anni, che rischia di ricevere il colpo di grazia dalla caotica applicazione di una riforma che punta tutto sulla “valorizzazione”. Ma quale fantomatico manager potrà mai “valorizzare” un Raffaello distrutto?
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