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mercoledì 27 maggio 2015

Riconvertire la natura (quella umana inclusa) a software sperimentale?

«Esperienze esemplari e ripetibili di trasformazione nei modi di produzione e nelle relazioni all’interno degli spazi in cui si svolge la vita delle comunità». Un nuovo libro liberamente disponibile di Luca Martinelli

Uno spazio-società che unisce i caratteri del parco, del museo e del laboratorio: ha senso nel mondo contemporaneo? Una simulazione di possibili equilibri futuri, come quella delineata da Luca Martinelli nella serie di articoli rieditati in Rìconversione:
(ri) facciamo la pace che senso può avere qui e adesso? Una questione del tutto aperta, come del resto quella dei rapporti fra scelte del tutto personali e orientamenti politico-sociali generali, oppure delle intricatissime relazioni, anche storiche, fra etica, economia, trasformazioni ed evoluzioni umane e dei rapporti con l’ambiente.

Dall'inedita convivenza con animali strappati al classico ruolo di produttori di alimenti e servizi alle persone, alle produzioni agricole sostenibili e integrate al territorio, per il mercato ma secondo criteri innovativi e a mille miglia dalla logica agroindustriale, alle evoluzioni di pubblica utilità e legittimazione del classico guerrilla gardening conflittuale e molto altro, il mosaico pencola però pericolosamente nel vuoto. Non tanto per l’assenza di una visione complessiva, che c’è ed è pure evidente, ma quando ribadisce l’alterità rispetto allo stato attuale delle cose, quando afferma (come nell’intervista al vegano coerente a p. 14: «Abbiamo fatto una scelta anti-economica, dettata da una spinta etica». L’ex ministro Tremonti, a gran parte del mondo insieme a lui, qui potrebbe sibilare con qualche fondamento che «la spinta etica non si mangia». E infatti ogni pagina di questi spaccati biografici e di esperienze sottende la ricerca di sostegni esterni, prive come sono le esperienze di qualsiasi autosufficienza diversa da quella culturale ed etica.

Con aspetti anche vagamente surreali, come quando l’istituzionalizzazione del guerrilla gardening si scontra giusto all’interno dell’istituzione con altre più correnti strategie di classica città giardino, ovvero dove al massimo si persegue un ragionevole rapporto fra spazi aperti verdi e edificazione, ovvero valori immobiliari e ciò che ne consente e favorisce un portato sociale e collettivo. Fine del laboratorio-museo-parco eccetera? Probabilmente, e auspicabilmente, no, sempre che gli appoggi esterni istituzionali credano nelle potenzialità di questo tipo di esperienze etico-antieconomiche (almeno nella logica attuale), e invece di mirare ad assimilarle sappiano promuoverne lo spirito sperimentale e innovativo. Come quando uno degli intervistati osserva, raccontando la vita degli animali liberati dal giogo dell’utilitarismo spinto: «Nessuna facoltà di veterinaria si è mai occupata di studiare gli effetti degenerativi della vecchiaia sugli animali, si occupano solo del loro utilizzo». Cosa possono darci, in termini di conoscenze e contributi anche attivi al progresso, questi cugini vicini e lontani? Tutto da capire ancora, ma si intuisce quanto ricche possano essere le prospettive.

Luca Martinelli, Riconversione: (ri)facciamo la pace, Altreconomia-Associazione Sabrina Sganga (pdf liberamente scaricabile) 2015
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