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martedì 19 maggio 2015

Per quattro soldi ti affitto i grandi capolavori dell'arte

Quello che non vendono, cedono in uso senza regole e senza ricavi. E noi continuiamo a pagare«Da Roma a Pompei, piazze e monumenti concessi a privati a prezzi di saldo». Il Fatto Quotidiano, 19 maggio 2015



Sabato mattina intorno a Castel Sant’Angelo a Roma: mucchietti di spazzatura dispersi dai gabbiani, pantegane che saltellano e spaventano i passanti, gazebi sventrati e non ancora smontati. Per sei giorni e sei notti, le mastodontiche tribune per inaugurare la Mille Miglia hanno occupato oltre mille metri quadri in un luogo che è tappa obbligatoria per i turisti. Nonostante la rievocazione della mitologica corsa sia finanziata da multinazionali col fatturato miliardario (Mercedes, Banca Ubi, Alfa Romeo), la società ha saldato un conto più che modesto: 14.100 euro. Il sindaco Ignazio Marino ha ottenuto in assemblea un aumento tariffario, ma ancora il prezzo è molto abbordabile e accessibile per eventi

meno blasonati del transito di macchine d’epoca. Con Gianni Alemanno, per lo stesso periodo, Mille Miglia ha lasciato una mancia di 2.553 nel 2013. Marino ha ricalibrato le tariffe per sedare la polemica dopo lo scandalo degli 8.000 euro chiesti ai Rolling Stones per il concerto al Circo Massimo. La questione non è soltanto ospitare e chiedere un obolo per le Mille Miglia, ma garantire poi la pulizia e il decoro per i turisti. Non è accaduto. Quest’episodio non è l’ultimo e neanche il più eclatante: è l’Italia intera, dagli scavi di Pompei al museo degli Uffizi, a mettersi in affitto per custodire l’immenso patrimonio culturale che viene ignorato dai governi. Per restare ancora a Roma, però, va citata la moda degli

“aperitivi archeologici”. Esiste un portale che, per circa venti euro, propone ai turisti assaggi di cucina locale nei luoghi più suggestivi (e vincolati) di Roma, niente coratella o pajata, bensì stuzzichini che si possono consumare nei sotterranei domiziani di Piazza Navona, nella rinascimentale Cappella del cardinale Bessarione o nei ruderi romani al Celio.

Il circus Agonalis, lo stadio di Domiziano che risale al I secolo, fu restaurato da un mecenate che donò 1,5 milioni di euro al Campidoglio dell’allora sindaco Gianni Alemanno e così, per nove anni, lo gestisce come se fosse di sua proprietà.

La cappella e i ruderi, invece, ricadono nella giurisdizione della sovrintendenza: anche lì s’è preferito adibire i siti per visite e spuntini. Sui tavoli della chiesetta di piazza Santi Apostoli, che ospita dipinti del ’400 e conserva impronte bizantine, gli avventori possono trovare la famosa “torta alla bisbetica” che forse piaceva al cardinale. Chissà. Sempre venti euro a coperto. Ai privati. Non al pubblico, non per le casse dello Stato che mette in affitto se stesso.

I beni culturali pubblici possono essere “prestati” ai privati per merito della legge Ronchey del 1993 e del Codice dei beni culturali (2004). “Il ministero, le regioni e gli altri enti pubblici territoriali – si legge – possono concedere l’uso dei beni culturali che abbiano in consegna, per finalità compatibili con la loro destinazione culturale, a singoli richiedenti”. Unica condizione: un “canone dovuto”. Quali siano “finalità compatibili” e “canone dovuto”, si decide di volta in volta. Per esempio, sabato 29 giugno l’allora sindaco Matteo Renzi concesse per un’intera serata il Ponte Vecchio di Firenze alla festa privata della Ferrari. In cambio – disse – di 120 mila euro. Anche stavolta l’erede Dario Nardella ha aumentato le tariffe per l’occupazione delle aree di interesse artistico (il costo giornaliero per metro quadro per alcune piazze storiche di Firenze è quintuplicato). Il comune ha anche reso pubblico il tariffario dettagliato dei suoi pezzi pregiati. Per organizzare un concerto nella galleria degli Uffizi, per esempio, servono 15 mila euro, per presentare un libro nello splendido museo di Orsanmichele ne bastano appena 500, mentre un convegno nella Sala Bianca della Galleria Palatina costa 2 mila. Altrove i prezzi non sono noti. Ma si affitta di tutto. Nell’estate del 2013, l’anfiteatro di Pompei è stato concesso per la modica cifra di 20.000 euro alla cena degli agenti di Fondiaria Sai. L’estate successiva la villa di Poppea di Oplontis – stessa area archeologica – è stata “prestata” a un’azienda privata per una festa con 2 mila invitati. Prezzo? Appena 5.000 euro. Il tariffario – conferma la Soprintendenza – nel frattempo non è cambiato.

Non è cambiato nemmeno quello dell’area archeologica di Segesta: il tempio del V secolo a.C. è stato concesso per alcune serate a un gruppo di facoltosi privati statunitensi. Prezzo, anche qui: 5 mila euro a sera. Il direttore Sergio Aguglia promette una gestione più sobria: “Tendenzialmente non lo concediamo”. Ma “tendenzialmente” la tariffa resta quella. Nord, centro e sud. Si affitta ovunque: il Castello mediceo di Ottaviano, ex feudo del boss Raffaele Cutolo,oggi si apre a matrimoni e mercatini invernali, i musei della Fondazione Torino – si legge sul sito – mettono a disposizione di tutti “angoli di charme per momenti indimenticabili”. E ancora: la Reggia di Venaria, la Villa Reale di Monza e così via. Basta aprire il portafogli.

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