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mercoledì 27 maggio 2015

Nutrire il pianeta o le multinazionali? Un convegno a giugno

Un gruppo di intellettuali e attivisti (da Moni Ovadia a Mario Agostinelli, da Alex Zanotelli a Gianni Tamini) riapre la critica alla mistificazione del Grande Evento milanese. Il manifesto, 27 maggio 2015

Ora tutto il dibat­tito su que­sta Expo rischia di dover ruo­tare attorno ad un’unica foto­gra­fia: da un lato migliaia di per­sone entu­sia­ste tra gli stand della grande Espo­si­zione, dall’altra le auto bru­ciate e la città sfre­giata. Ma non è così. Restano tutte le ragioni della cri­tica ad Expo. Restano le tante per­sone che al di là dell’adesione alle mani­fe­sta­zioni con­ti­nuano a pen­sare che occorre insi­stere nella cri­tica e con­ti­nuare ad avan­zare pro­po­ste alter­na­tive su con­te­nuti precisi.

Occorre ripar­tire dal grande con­ve­gno rea­liz­zato il 7 feb­braio a Milano, costruendo con­sensi ampi, par­lando a tutte e a tutti, per­ché il tema: «Nutrire il pianeta..energia per la vita» riguarda ognuno di noi e ben poco ha a che fare con quanto rea­liz­zato da que­sta Expo.
Noi con­ti­nue­remo que­sto impe­gno — anche in pre­vi­sione del con­ve­gno inter­na­zio­nale che si svol­gerà a Milano venerdì 26 e sabato 27 giu­gno con la seconda edi­zione di: «Expo nutrire il pia­neta o nutrire le mul­ti­na­zio­nali» — affin­ché: diritto all’acqua, diritto al cibo e giu­sti­zia sociale non siano solo degli slogan.

Ripar­tiamo da qui e dalla cri­tica alla Carta di Milano. La Carta c’è, è uffi­ciale. E’ stata pre­sen­tata coi toni dei grandi eventi isti­tu­zio­nali che cam­biano la Sto­ria. Ma non sarà così. La Carta di Milano sci­vo­lerà nella sto­ria senza inci­dere alcun­ché, legit­ti­mando ancora il modello agroa­li­men­tare che ha pro­dotto inso­ste­ni­bi­lità, disa­stri ambien­tali e le ter­ri­bili ini­quità che vive il mondo e che la stessa Carta denun­cia ma igno­rando lo stra­po­tere poli­tico delle mul­ti­na­zio­nali, che stanno den­tro ad Expo e che sot­to­scri­vono la Carta.

Il pre­si­dente Sala ebbe a dire a suo tempo che in Expo dove­vano coniu­garsi il dia­volo e l’acqua santa: pen­siamo inten­desse Coca Cola, Mon­santo e l’agricoltura fami­liare e di vil­lag­gio, i Gas, il bio­lo­gico ecc… Il risul­tato è che nella Carta si sen­tono il lin­guag­gio, le dif­fi­coltà, le media­zioni e i con­tri­buti di tanti docenti, per­so­na­lità e realtà asso­cia­tive che hanno cer­cato di miglio­rarla, ma pur­troppo il loro one­sto sforzo si è tra­dotto uni­ca­mente in un sac­cheg­gio del lin­guag­gio dei movi­menti dei con­ta­dini e di coloro che si bat­tono per la difesa dell’acqua come bene comune e in favore delle ener­gie alter­na­tive al petrolio.

La Carta di Milano, pre­sen­tata come l’eredità che Expo lascia al mondo, è una grande ope­ra­zione media­tica, che si limita a dichia­ra­zioni gene­ri­che senza andare alle cause e alle respon­sa­bi­lità della situa­zione attuale. Non una parola sui sus­sidi che la Com­mis­sione euro­pea regala alle mul­ti­na­zio­nali euro­pee agroa­li­men­tari per­met­tendo loro una con­cor­renza sleale verso i pro­dut­tori locali; non una parola sugli accordi com­mer­ciali tra l’Europa e l’Africa (gli Epa) che distrug­gono l’agricoltura afri­cana; né si parla del water e land grab­bing; né degli Ogm che espro­priano dal con­trollo sui semi i con­ta­dini e che con­di­zio­nano l’agricoltura e l’economia di grandi paesi come il Bra­sile e l’Argentina; né si accenna alle volontà di pri­va­tiz­zare tutta l’acqua pota­bile e di mone­tiz­zare l’intero patri­mo­nio idrico mon­diale, né si fanno i conti con i com­bu­sti­bili fos­sili e il fraking.

Nella “Carta” si parla di diritto al cibo equo, sano e soste­ni­bile, si accenna per­sino alla sovra­nità ali­men­tare, si ricorda che il cibo oggi dispo­ni­bile sarebbe suf­fi­ciente a sfa­mare in modo cor­retto tutta la popo­la­zione mon­diale, si spre­cano parole nate e vis­sute nella carne dei movi­menti, ma poi? 

La respon­sa­bi­lità di tutto que­sto sarebbe solo dei sin­goli cit­ta­dini: dello spreco fami­liare (che è invece sur­plus di pro­du­zione) che andrebbe orien­tato verso i poveri e verso le opere cari­ta­te­voli, sta nella loro man­canza di edu­ca­zione ad una cor­retta ali­men­ta­zione, al rispar­mio di cibo e di acqua, ad una vita sana e sportiva.

Le respon­sa­bi­lità pub­bli­che e pri­vate sono igno­rate. Manca la con­cre­tiz­za­zione del diritto umano all’acqua pota­bile come indi­cato dalla riso­lu­zione dell’Onu del 2010 e man­cano gli impe­gni per impe­dirne la privatizzazione.

Man­cano le misure da intra­pren­dere con­tro l’iniquità di un mer­cato e delle sue leggi, che stran­go­lano i con­ta­dini del sud ma anche del nord del mondo. Man­cano rife­ri­menti a bloc­care gli Ogm su cui oggi si gioca con­cre­ta­mente la sovra­nità ali­men­tare. Man­cano i vin­coli altret­tanto con­creti all’uso dei diser­banti e dei pesti­cidi che inqui­nano ormai le acque di tutto il mondo e avve­le­nano il nostro cibo.
Ne prenda atto Sala da buon cat­to­lico: il dia­volo scappa se l’acqua è vera­mente santa. Ma qui di acqua santa non c’è trac­cia, men­tre i dia­voli, sotto men­tite spo­glie, affol­lano la nostra vita quo­ti­diana e i padi­glioni di Expo.


Moni Ova­dia, Alex Zano­telli, Vit­to­rio Agno­letto, Mario Ago­sti­nelli, Piero Basso, Vit­to­rio Bel­la­vite, Franco Cala­mida, Mas­simo Gatti, Anto­nio Lupo, Emi­lio Moli­nari, Sil­vano Pic­cardi, Paolo Pinardi, Basi­lio Rizzo, Erica Rodari, Anita Sonego, Guglielmo Spet­tante, Gianni Tamino, Vin­cenzo Vascia­veo Asso­cia­zione CostituzioneBeniComuni
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