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Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

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lunedì 11 maggio 2015

Migranti, il piano Ue all’Onu ma l’obbligo di accoglienza sarà solo per i primi ventimila

Oggi la Mogherini«illustrerà al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite la drammatica situazione dei migranti nel Mediterraneo e la decisione del Consiglio europeo di condurre una missione per la distruzione delle barche usate dai trafficanti di esseri umani». La Repubblica, 11 maggio 2015

Oggi l’Alto rappresentante per la politica estera della Ue, Federica Mogherini, illustrerà al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite la drammatica situazione dei migranti nel Mediterraneo e la decisione del Consiglio europeo di condurre una missione per la distruzione delle barche usate dai trafficanti di esseri umani. L’obiettivo è quello di ottenere al più presto il via libera ad una risoluzione dell’Onu che autorizzi l’intervento delle forze europee nelle acque territoriali libiche e possibilmente anche nei porti che vengono utilizzati come base di partenza delle carrette del mare. Non sarà facile. Ci sono resistenze soprattutto all’ipotesi di missioni aeree per la distruzione delle imbarcazioni. Ma sembra certo che gli europei riusciranno comunque ad avere la benedizione del Palazzo di vetro, che darebbe alla loro azione la richiesta legittimità internazionale. In questo caso, il piano di azione preparato da Bruxelles dovrebbe finire sul tavolo dei capi di governo al prossimo Consiglio europeo di giugno. Quindi toccherà ad una coalizione di Paesi europei su base volontaria mettere insieme le forze di intervento necessarie, che saranno con ogni probabilità coordinate dall’Italia

Mercoledì, invece, il collegio dei commissari dovrebbe approvare l’Agenda europea per le migrazioni, un documento che stabilirà una serie di principi per far fronte in modo strutturale alla questione degli immigrati, sia di quelli che cercano asilo, sia di quelli irregolari, sia dei migranti che richiedono un permesso di lavoro. Il documento prevede, tra l’altro, l’obbligo di ridistribuire i profughi tra i vari Stati membri tenendo conto della popolazione, del Pil e del numero di rifugiati già ospitati. Un obiettivo ambizioso, che infatti suscita forti resistenze da parte di molti Paesi, a partire dalla Gran Bretagna, dall’Irlanda, dall’Ungheria e da numerosi governi del Nord e dell’Est europeo. Il dibattito sarà lungo. E difficilmente i primi atti legislativi concreti potranno vedere la luce prima dell’autunno prossimo. Per sbloccare la situazione, la Commissione ha deciso di ricorrere all’articolo 78.3 del Trattato, che dà all’esecutivo comunitario la possibilità di proporre «misure di urgenza» sulle quali il Consiglio deve decidere a maggioranza «sentito il Parlamento europeo», il cui via libera non è dunque vincolante. Queste misure di urgenza riguarderebbero l’accoglienza di un numero limitato di rifugiati da distribuire tra gli stati membri sempre in base alla stessa chiave di ripartizione. Quale sarà questo numero non è ancora deciso in via definitiva. In un primo momento si era parlato di cinquemila, cifra scartata perché considerata irrisoria. Alla fine è comunque probabile che la cifra proposta dalla Commissione si situerà tra dieci e ventimila rifugiati attualmente ammassati nei centri di accoglienza in Italia, a Malta e in Grecia.



La procedura di urgenza dovrebbe anche consentire di evitare che si crei una minoranza in grado di impedire l’approvazione della proposta della Commissione. Infatti, poiché si riferisce alle procedure di richiesta di asilo, la norma di fatto consente un «opt-out» di Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca. Se decidessero, come è probabile, di esercitare il loro diritto a chiamarsi fuori dal provvedimento, i tre Paesi sarebbero anche esclusi dalla votazione e tra i rimanenti non dovrebbe essere difficile raccogliere la maggioranza qualificata necessaria.
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