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domenica 17 maggio 2015

Le incognite del voto toscano

Grazie alla contestata legge elettorale che assegna la maggioranza dei consiglieri alla lista/coalizione che supera il 40%, il PD si avvia a vincere. Capolista è Enrico Rossi, che ha invitato gli ambientalisti s votare per  lui e non per il PD. Si può credere nelle sue buone intenzioni? Il manifesto, 17 maggio 2015

Al Largo del Naza­reno sulla Toscana sono tran­quilli. Anche gra­zie alla con­te­stata legge elet­to­rale che asse­gna un’ampia mag­gio­ranza di con­si­glieri regio­nali (da 23 a 26 su 40 com­ples­sivi) alla lista/coalizione che supera il 40%, i ver­tici locali del Pd si pre­pa­rano a vin­cere. La loro unica inco­gnita è quella legata alle rein­tro­dotte pre­fe­renze, che in alcuni casi potreb­bero pre­miare alcuni can­di­dati dem non ancora con­ver­titi del tutto al verbo ren­ziano. O addi­rit­tura, gra­zie al voto disgiunto presidente/lista, auten­tici avver­sari. Soprat­tutto in quelle zone – l’area livor­nese e in gene­rale la fascia costiera set­ten­trio­nale – dove più forte batte la crisi. O dove, come nella Piana fio­ren­tina e pra­tese, le scelte poli­ti­che del tan­dem Renzi-Rossi, dal nuovo aero­porto inter­con­ti­nen­tale di Pere­tola al maxi ince­ne­ri­tore di Case Pas­se­rini, non ces­sano di ali­men­tare una oppo­si­zione popo­lare tenace. Sem­pre più radi­cata, e per nulla inten­zio­nata a smo­bi­li­tare all’indomani del voto.

L’ennesima riprova della con­cla­mata frat­tura fra il Pd e uno suo sto­rico bacino elet­to­rale è arri­vata nei giorni scorsi, quando il movi­mento delle “mamme no ince­ne­ri­tore” della Piana ha orga­niz­zato a Firenze una affol­lata assem­blea infor­ma­tiva con i can­di­dati. Diser­tata da Enrico Rossi e dai sin­daci Pd della zona, la serata ha pre­miato la sini­stra toscana del Sì, gra­zie alla ricon­fer­mata com­pe­tenza di un can­di­dato ade­guato come Tom­maso Fat­tori. In misura minore anche il M5S, che però è stato inve­stito da espul­sioni e divi­sioni interne, oltre che dalla man­canza di un effet­tivo radi­ca­mento sociale.

Radi­cata in Toscana è invece la Cgil, che con il suo mezzo milione di iscritti potrebbe rap­pre­sen­tare un fat­tore di forte rischio per le spe­ranze del Pd di chiu­dere la par­tita senza discus­sioni. Non sono sol­tanto le cate­go­rie più cri­ti­che verso le poli­ti­che gover­na­tive – dalla Fiom alla Fun­zione pub­blica, fino alla Flc di scuola e uni­ver­sità – a dare segnali di aperta con­tra­rietà alla poli­ti­che del governo. C’è anche un lavo­rìo nem­meno troppo sot­ter­ra­neo della sini­stra sin­da­cale, che trova con­ferma nella mobi­li­ta­zione dei dele­gati di base in mol­tis­simi luo­ghi di lavoro.

La situa­zione eco­no­mica del resto è tutto fuori che rosea. Anche in Toscana la crisi ha col­pito duris­simo. E per una ver­tenza in via di lenta riso­lu­zione come alle Accia­ie­rie di Piom­bino, ce ne sono due o tre che si aprono. Ultime di una lun­ghis­sima lista quella della Smith di Saline di Vol­terra (scal­pelli tri-conici per la per­fo­ra­zione legata agli idro­car­buri), con la mul­ti­na­zio­nale Schlum­ber­ger che chiude lo sto­rico sito indu­striale e licen­zia 200 addetti diretti (più l’indotto). Poi il call cen­ter Peo­ple Care di Gua­sticce alle porte di Livorno, che chiude a fine mese, e con almeno 300 addetti appesi a un filo.

Il tema del lavoro che non c’è, o è pre­ca­rio e mal­pa­gato, tiene banco. Del resto una recen­tis­sima ricerca del con­fin­du­striale Sole 24Ore segnala come il lavoro, la disoc­cu­pa­zione e il pre­ca­riato siano l’unica vera pre­oc­cu­pa­zione degli ita­liani con quasi il 63%. Segue l’immigrazione, con un mise­re­vole 6%. Ebbene, l’ultima ana­lisi con­giun­tu­rale di Cgil e Ires per la Toscana rileva una pic­cola cre­scita del lavoro sta­bile, gra­zie agli incen­tivi. Ma a marzo c’è stato un calo degli avvia­menti sul 2014, nono­stante il jobs act. Inol­tre cre­scono i licen­zia­menti, e la pro­du­zione indu­striale batte ancora in testa (nel com­plesso 25 punti sotto il 2007). Soprat­tutto aumen­tano gli iscritti ai cen­tri per l’impiego di per­sone in cerca di lavoro. In que­sti primi mesi del 2015 sono ben 595.048 (563.201 nello stesso periodo del 2014), in una regione dove i mag­gio­renni (e votanti) sono 3 milioni scarsi. A riprova, il tasso di atti­vità, dato più signi­fi­ca­tivo di quello di disoc­cu­pa­zione, è sta­bile intorno al 63,4% dei toscani in età da lavoro. Sono meno di due su tre.

Sette sono i can­di­dati pre­si­denti (Enrico Rossi per Pd e i cen­tri­sti di Popolo toscano, Tom­maso Fat­tori per Sì Toscana a Sini­stra, Clau­dio Bor­ghi di Lega e FdI, Gia­como Gian­na­relli del M5S, Gianni Lamioni per Ncd e Udc di Pas­sione toscana, Ste­fano Mugnai di Forza Ita­lia, e Gabriele Chiurli di Demo­cra­zia diretta). Fin d’ora appare certo che l’affluenza sarà bassa. Anche per­ché per il Pd ren­ziano, almeno in Toscana, appare dif­fi­cile ere­di­tare il con­senso dei ber­lu­sco­niani, e di quella mino­ranza silen­ziosa che si mobi­lita solo nei casi di estrema pola­riz­za­zione. All’inverso, nota ad esem­pio Tom­maso Fat­tori, “il governo Renzi è riu­scito in un mira­colo. È riu­scito a riu­nire tutti i sin­da­cati degli inse­gnanti, tutte le asso­cia­zioni degli stu­denti, il per­so­nale tecnico-amministrativo, i geni­tori. Uniti nel con­te­stare la con­tro­ri­forma di Renzi e Gian­nini”. E quello della scuola non è certo un tema isolato.
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