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martedì 12 maggio 2015

L’addio di Spinelli “Lascio la lista Tsipras non è più all’altezza”

I primi commenti su un dolorosi abbandono. Domeni ne parleremo ancora. articoli da la Repubblica, il manifesto e Corriere della sera, 12 maggio 2015


La Repubblica
L’addio di Spinelli “Lascio la lista Tsipras non è più all’altezza”
di Matteo Bucciarelli


A poco meno di un anno dalla sua elezione al Parlamento europeo, Barbara Spinelli lascia “L’Altra Europa con Tsipras”, la lista di sinistra che aveva superato per un soffio la soglia di sbarramento del 4 per cento e della quale la giornalista era una dei cosiddetti “garanti”. Ma resterà ugualmente deputata, come indipendente nel Gue-Ngl, la sinistra rosso-verde continentale. Una scelta che ha scatenato un putiferio sui social network, con le accuse di “tradimento” e simili che vanno per la maggiore.

La decisione era nell’aria da giorni, da quando lo scorso aprile ci fu un duro scambio di opinioni con l’altra eletta con Tsipras, Eleonora Forenza di Rifondazione per un verso e con il gruppo dirigente della stessa lista dall’altro. Tema di fondo: cosa farne di quel progetto, che aveva tentato (senza troppo successo) di mettere insieme i partiti (Sel e Prc) e la società civile (come la Spinelli, appunto). Trasformarlo in un altro soggetto politico? Restare un’associazione? «”L’Altra Europa” nacque come progetto di superamento dei piccoli partiti di sinistra — ha spiegato Spinelli — come conquista di un elettorato deluso sia dal Pd e dal M5S sia dal voto stesso, cioè gli astensionisti, dunque un elettorato non esclusivamente “di sinistra”. E come elaborazione di nuove idee su un’Unione ecologicamente vigile, solidale, capace di metter fine alle politiche di austerità. Ritengo che “L’Altra Europa” non sia oggi all’altezza di quel progetto: è quanto ho sostenuto assieme a molti ex garanti e militanti della lista, in una lettera aperta indirizzata il 18 aprile a chi la dirige». Spinelli ha spiegato che non intende fondare un altro gruppo. In quel testo — firmato anche da Luciano Gallino, Adriano Prosperi, Guido Viale e altri — si diceva che «la dirigenza vuole la confluenza, in vista di una fantomatica unificazione tra i piccoli partiti della cosiddetta sinistra radicale, e dell’ancor più fantomatica unificazione con la sinistra Pd, di cui non si conoscono le reali prospettive». E ancora, che «la linea politica de “L’Altra Europa” si piega ormai di volta in volta alle esigenze tattiche imposte dalla sua subalternità agli interessi dei partiti». Un’accusa a Sel e Prc, colpevoli — si ragionava — di voler “militarizzare” la lista.

La stessa candidatura e successiva elezione della Spinelli aveva causato altre polemiche, prima e dopo. “Prima” perché l’allora editorialista di Repubblica aveva annunciato di metterci la faccia ma senza essere intenzionata di volare davvero a Bruxelles, con l’obiettivo di trainare il progetto elettorale. “Dopo” perché, una volta superato il quorum e a fronte di 64mila preferenze totali, Spinelli aveva cambiato idea e accettato il seggio. Optando per la circoscrizione che di fatto faceva fuori l’ipotetico eletto di Sel, Marco Furfaro. E così adesso il coordinatore dei vendoliani, Nicola Fratoianni, si toglie il sassolino dalla scarpa: «Spinelli si terrà il seggio come indipendente, perché, dice lei, il progetto è stato snaturato. Mi ricordo di quando raccontò di voler tenere per sé il seggio, perché se fosse andato a Furfaro non ci sarebbe stata certezza di affidabilità per la tenuta del progetto. Così, tanto per la chiarezza. E la coerenza». Mentre Forenza si augura che «Spinelli ci ripensi. Per credibilità e perché serve rispetto verso il soggetto collettivo che ci ha eletti».

Il manifesto
Spinelli, addio a l’Altra Europa
di red. pol.

Eletta al par­la­mento euro­peo da capo­li­sta dell’altra Europa per Tsi­pras, mal­grado in cam­pa­gna elet­to­rale avesse spie­gato che avrebbe rinun­ciato al seg­gio e col­ti­vato il movi­mento, Bar­bara Spi­nelli si trova da oggi nella con­di­zione oppo­sta: resta par­la­men­tare a Stra­sburgo ma «prende le distanze» dall’Altra Europa, se ne va. «Ritengo che non sia più all’altezza del pro­getto per cui era nata: supe­ra­mento dei pic­coli par­titi di sini­stra, con­qui­sta degli asten­sio­ni­sti e dell’elettorato deluso da Pd e M5S (dun­que un elet­to­rato non esclu­si­va­mente di sini­stra) ed ela­bo­ra­zione di nuove idee su un’Unione eco­lo­gi­ca­mente vigile e soli­dale», ha spie­gato Spi­nelli, annun­ciando che d’ora in poi sarà una depu­tata indi­pen­dente nel gruppo di Sini­stra Euro­pea. Che poi è lo stesso gruppo al quale con­ti­nuano ad ade­rire gli altri due eletti con l’Altra Europa, Cur­zio Mal­tese ed Eleo­nora Forenza. «Pen­sare che Spi­nelli aveva deciso di tenere il seg­gio per­ché con il nostro Marco Fur­faro “non ci sarebbe stata cer­tezza di affi­da­bi­lità per la tenuta del pro­getto”», ha com­men­tato Nicola Fra­to­ianni di Sel. Men­tre Marco Revelli per l’Altra Europa ha detto che «la deci­sione di Spi­nelli mi addo­lora e mi col­pi­sce, pro­prio ora che la nostra comu­nità — ne con­vengo, ancora ina­de­guata al pro­getto — si sta muo­vendo nella dire­zione da noi auspi­cata all’inizio».

Corriere della sera
La scelta di Spinelli
L’addio a Tsipras e la sinistra litigiosa
di Massimo Rebotti  


La vicenda della lista Tsipras (e di Barbara Spinelli) conferma tutti i più consolidati luoghi comuni che circolano sulla sinistra: che è contorta per definizione, litigiosa e sempre divisa anche quando è piccola. Anzi, più è piccola e più è divisa. Gli eurodeputati della lista Tsipras da ieri sono due perché Barbara Spinelli ha lasciato il gruppo (ma mantenuto il seggio): «Il progetto — ha scritto nel commiato — era nato come superamento dei piccoli partiti di sinistra ma ora la lista non è più all’altezza del compito». E quindi, in un passaggio logico comprensibile solo a qualche sofisticatissimo addetto ai lavori, si sostiene che l’unica strada contro la frammentazione della sinistra è frammentarla ancora di più. La lista Tsipras fu lanciata nel gennaio 2013 da un gruppo di sei garanti della «società civile» (dal sociologo Marco Revelli allo scrittore Andrea Camilleri), che presto litigarono e si divisero. Tra i superstiti la giornalista e scrittrice Barbara Spinelli che mise subito in chiaro che, se eletta, non sarebbe andata a Bruxelles. Il suo nome, di riconosciuta autorevolezza, sarebbe servito a trainare nelle urne la lista della sinistra alternativa (che aveva scelto come modello il leader greco Alexis Tsipras) per poi lasciare il campo a candidati più giovani. Alle elezioni Spinelli ottenne oltre 36 mila preferenze nella circoscrizione Centro e quasi 28 mila al Sud. E cambiò idea. Dopo una lunga meditazione, mentre due candidati trentenni attendevano la sua decisione, scelse di tenersi il seggio: «La mia presenza a Bruxelles — spiegò tra le polemiche — è la migliore garanzia che il progetto non venga snaturato. Mi ha convinto a cambiare opinione anche una lettera di Tsipras». Un anno dopo «il progetto non è più all’altezza» e Spinelli ha comunicato ieri di rimanere al Parlamento europeo come indipendente nel raggruppamento della Sinistra europea. Ha anche precisato che in Italia non entrerà in nessun gruppo perché «non intendo contribuire in alcun modo a un’ennesima atomizzazione della sinistra». Nel frattempo Alexis Tsipras è diventato primo ministro in Grecia e proprio in queste settimane si gioca la partita politica più importante con l’Europa. Chissà cosa pensa ora di quella lista italiana che scelse il suo nome.
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