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martedì 19 maggio 2015

La malascuola

Articoli di Domenico Cirillo, Roberto Ciccarelli e il parere di Giovanni Accardo sulla cosiddetta "buona scuola del Re Renzi e della sua corte.  Il rottamatore va, la sinistra tremula sonnecchia e la destra-destra gioisce. Il manifesto, 19 maggio 2015



SI È ALLARGATO IL PRESIDE
di Domenico Cirillo

Scuola. Con il minimo sforzo e i banchi semivuoti, la camera approva l’art. 9 della riforma e boccia tutte le proposte delle minoranze. No a una vera regolarizzazione dei precari. Forza Italia: vincono le nostre idee. Fassina chiede in aula le dimissioni della ministra Giannini

«L’impianto del dise­gno di legge sulla scuola è libe­rale e di cen­tro­de­stra, tanti punti in que­sta legge sono stati intro­dotti da noi». Non ha dubbi la pre­side Elena Cen­te­mero, depu­tata e respon­sa­bile scuola di Forza Ita­lia. Gli unici emen­da­menti appro­vati all’articolo 8 della riforma — quello sull’organico dell’autonomia — sono stati (a parte quelli impo­sti dalla com­mis­sione bilan­cio) i suoi. Due invece gli emen­da­menti appro­vati all’articolo 9, quello sui nuovi (super)poteri dei diri­genti sco­la­stici. Il primo del Pd pre­vede che il cur­ri­cu­lum dei pro­fes­sori venga pub­bli­cato sul sito della scuola (quando c’è), il secondo del M5S intro­duce il divieto di rap­porti da paren­tela tra il pre­side e i pro­fes­sori dell’istituto. E così il con­te­stato arti­colo sui nuovi pre­sidi è stato appro­vato, con la camera un filo sopra il numero legale e appena 214 voti favo­re­voli (su una mag­gio­ranza di governo teo­rica di 404). Le assenze del lunedì, una certa ras­se­gna­zione delle oppo­si­zioni, una serie di sospen­sioni hanno impe­dito alle mino­ranze — che in teo­ria potreb­bero con­tare su 230 e più depu­tati — di segnare un colpo importante.

La mino­ranza del Pd non ha par­te­ci­pato al voto sui pre­sidi. Il ber­sa­niano Alfredo D’Attore ha detto che «fac­ciamo un torto a Renzi e al mini­stro Gian­nini, che all’epoca si pre­sentò con uno schie­ra­mento alter­na­tivo, se diciamo che que­sta riforma è il pro­gramma con cui ci siamo pre­sen­tati alle ele­zioni». Ste­fano Fas­sina ha chie­sto in aula alla mini­stra dell’istruzione di dimet­tersi, «sarebbe utile per lasciare che si ripri­stini un clima più posi­tivo tra governo e mondo della scuola». Al che più di un depu­tato del Pd ha sen­tito l’esigenza di inter­ve­nire per con­fer­mare la fidu­cia del par­tito nella mini­stra. Fino a che Gian­nini non ha repli­cato diret­ta­mente a Fas­sina: «Mi ha attri­buito parole, opi­nioni e fatti che non esi­stono. Fa la sua bat­ta­glia poli­tica, que­sto è legit­timo e nem­meno troppo inatteso».

Secondo la mini­stra «non va scam­biata l’autonomia per diri­gi­smo, per poten­ziale occa­sione di nepo­ti­smo, per poten­ziale occa­sione addi­rit­tura di cor­ru­zione» e «non ci saranno pre­sidi padroni». L’articolo 9 della riforma, modi­fi­cato rispetto all’impostazione ori­gi­nale dell’esecutivo ma ancora con­te­stato dal mondo della scuola, asse­gna ai diri­genti sco­la­stici il potere di con­fe­rire ai docenti un inca­rico trien­nale, rin­no­va­bile. La sele­zione — anche mediante col­lo­qui — sarà fatta sui docenti di ruolo asse­gnati all’ambito ter­ri­to­riale di rife­ri­mento, men­tre l’ufficio sco­la­stico regio­nale pro­cede ad asse­gnare le cat­te­dre ai docenti che non abbiano rice­vuto, o accet­tato, pro­po­ste. Secondo la nuova legge il diri­gente dovrà coprire le sup­plenze fino a 10 giorni con l’organico dell’autonomia, men­tre potrà farsi affian­care nell’esercizio delle sue man­sioni dal 10% dei docenti della scuola. La dif­fi­coltà della mag­gio­ranza sull’articolo 9 risulta ancora più evi­dente dal con­fronto con il pre­ce­dente voto sull’articolo 8 che ha rac­colto una ses­san­tina di voti in più.

Supe­rato lo sco­glio dei nuovi poteri ai pre­sidi, alla camera è comin­ciata la seduta not­turna. Ed è comin­ciata da un altro arti­colo deci­sivo per la riforma, il cosid­detto piano di assun­zioni straor­di­na­rie che non è altro, secondo i sin­da­cati uniti e secondo tutti i par­titi di oppo­si­zione, che la rego­la­riz­za­zione di una pic­cola parte dei pre­cari della scuola. La pro­po­sta di Fas­sina e altri depu­tati demo­cra­tici di mino­ranza di assu­mere entro l’anno gli ido­nei che hanno vinto il con­corso del 2012 e sono rima­sti senza cat­te­dra è stata boc­ciata con soli 100 voti di scarto (224 no e 124 sì) e ha rice­vuto il voto favo­re­vole di una quin­di­cina di depu­tati Pd. Anche l’ex mini­stra dell’istruzione di Forza Ita­lia Maria Stella Gel­mini ha pre­sen­tato un emen­da­mento per allar­gare le maglie delle assun­zioni, accolto pole­mi­ca­mente dalla mag­gio­ranza ren­ziana: «È la prima volta che l’ex mini­stra si inte­ressa dei pre­cari», ha detto la depu­tata Ghizzoni.

Nella tarda serata ancora voti, gli arti­coli del dise­gno di legge sono in totale 27. Il voto finale della camera arri­verà domani.

CANDIDATO, C’È UN PRESIDE MANAGER CHE TI ASSUME
di Roberto Ciccarelli


Ieri la Camera ha appro­vato il «preside-manager» con 214 voti a favore e 100 con­trari. Nell’articolo 9 del ddl Scuola al voto in que­ste ore è pre­vi­sto che il diri­gente sco­la­stico con­fe­ri­sce gli inca­ri­chi ai docenti di ruolo su base ter­ri­to­riali renda noti even­tuali «rap­porti di paren­tela o affi­nità entro il secondo grado con i docenti iscritti nel rela­tivo ambito ter­ri­to­riale». Una for­mu­la­zione che tra­duce il sospetto, più che con­creto, che il preside-manager costrui­sca attorno a sé una rete di clien­tele. 

«Non ci sarà nes­sun preside-padrone ma diri­gente respon­sa­bile e valu­tato» ha scritto su twit­ter la mini­stra Gian­nini. Al pre­side sono stati attri­buiti i poteri di usare i pro­fes­sori in classi di con­corso diverse da quelle per le quali sono abi­li­tati, sem­pre a con­di­zione che pos­seg­gano i titoli e le com­pe­tenze neces­sa­rie. In altre parole, i docenti potranno essere usati come «tap­pa­bu­chi» in una o più scuole, in base al piano for­ma­tivo trien­nale. 

La scelta dei docenti è del diri­gente sco­la­stico, e que­sta deci­sione con­ferma tutte le ragioni della pro­te­sta con­tro il Ddl. I docenti potranno inviare la pro­pria can­di­da­tura, can­di­dan­dosi ad una posi­zione, pro­prio come si fa per i bandi, o in una sele­zione di per­so­nale per un’azienda. Al diri­gente tocca pro­porre gli inca­ri­chi ai docenti di ruolo asse­gnati all’ambito ter­ri­to­riale di rife­ri­mento e valu­terà tra le altre pro­po­ste. Nel caso, invece, in cui il docente abbia rice­vuto più pro­po­ste, c’è l’obbligo di accet­tarne una. L’Ufficio sco­la­stico regio­nale prov­vede ad asse­gnare il docente d’ufficio quando la situa­zione resta ferma. Chi non rice­verà pro­po­ste sarà col­lo­cato d’autorità, in base alle esi­genze degli isti­tuti, non quelle della per­sona. La norma sim­bolo del Ddl Renzi-Giannini-Pd è a un passo dall’essere realtà.


«RENZI DIALOGA, MA VOTA LA RIFORMA.
PRENDE IN GIRO I DOCENTI E AUMENTA IL CONFLITTO»
Roberto Ciccarelli intervista Giovanni Accardo 
   

Giovanni Accardo, docente a Bolzano e autore "Un'altra scuola" (Ediesse): "I prof non sono burattini in mano di nessuno. Giannini fa ricostruzioni offensive. Il Ddl aumenta la precarizzazione. Da anni ci sentiamo aggrediti. E cresce la solitudine dei docenti»
Sono migliaia le let­tere sul Ddl Scuola inviate dai docenti ita­liani in rispo­sta alla mail inviata dal pre­si­dente del Con­si­glio Renzi da un mit­tente che è tutto un pro­gramma: «no-reply». Un fatto sociale ine­dito che per Gio­vanni Accardo - inse­gnante al liceo Pascoli di Bol­zano e autore di «Un’Altra scuola» (Ediesse) - è l’espressione di un’inquietudine cre­scente e da una situa­zione pro­fes­sio­nale che sarà ancora pre­ca­riz­zata dalla riforma. 

«La nostra soli­tu­dine si è raf­for­zata in que­sti anni - afferma - Veniamo attac­cati, deni­grati, sva­lu­tati da chi dovrebbe pren­dersi cura degli inse­gnanti. Due anni fa l’ex mini­stro dell’Istruzione Pro­fumo ci disse che avremmo dovuto lavo­rare 24 ore a set­ti­mana a parità di sti­pen­dio. Que­ste sono aggres­sioni al nostro lavoro che ci fanno sen­tire incom­presi e asse­diati. Senza con­tare che ci vogliono con­trap­porre ai geni­tori. Siamo molto più capiti dagli stu­denti, come rac­conto nel libro. Loro vedono il nostro impe­gno quo­ti­diano. Dovreb­bero essere gli unici a poterci valutare.

Qual è l’elemento del Ddl che inquieta di più un inse­gnante?
Il rischio di una costante pre­ca­riz­za­zione del suo lavoro. Pren­diamo gli albi ter­ri­to­riali: ci espon­gono ad un’ulteriore fra­gi­lità. Sem­bra che non si voglia mai farci arri­vare ad una sicu­rezza. Accanto alla paura che si ha per se stessi, c’è una legit­tima pre­oc­cu­pa­zione per la qua­lità di una pro­fes­sione minacciata.

Come inci­derà la riforma su que­sta con­di­zione?
Esa­spe­rerà l’insicurezza esi­stente. Non si sa come tec­ni­ca­mente fun­zio­ne­ranno gli albi ter­ri­to­riali, come i pre­sidi sce­glie­ranno i cosid­detti «migliori». Met­tiamo che domani ci siano cin­que pre­sidi inte­res­sati al cur­ri­cu­lum di un inse­gnante. Chi e come sarà scelto?

Forse dai pre­sidi delle scuole clas­si­fi­cate ai primi posti della valu­ta­zione?
Appunto. Si sta creando un mec­ca­ni­smo com­pli­ca­tis­simo. Si chiede agli inse­gnanti meno buro­cra­zia e più effi­ciente, ma si crea una buro­cra­zia intricatissima.

Nel libro c’è una let­tera di cri­tica al sistema di valu­ta­zione con­ce­pito a par­tire dai quiz Invalsi. A cosa ser­vono que­ste prove?
Sono una misu­ra­zione degli appren­di­menti degli stu­denti e sono diven­tate una valu­ta­zione della didat­tica. Quasi tutti i manuali e le anto­lo­gie di ita­liano per la scuola sono costruiti per alle­nare i ragazzi a supe­rare gli Invalsi. Il test non è la misu­ra­zione finale di un pro­cesso ma è esso stesso un pro­cesso. Per di più viene con­si­de­rato come una valu­ta­zione della scuola e del lavoro degli insegnanti.

Che biso­gna c’è di sot­to­porre bam­bini di sette anni a que­ste prove?
Que­sto ci sfugge. A meno che non si voglia edu­care i ragazzi alla com­pe­ti­zione nella vita. A scuola serve la coo­pe­ra­zione, non la com­pe­ti­zione. Dob­biamo edu­care i ragazzi a fare i gruppo, così come dovremmo fare gruppo anche noi inse­gnanti. La scuola non è un’azienda, non pro­duce una merce che va sul mer­cato. La scuola è il sapere e la for­ma­zione di cit­ta­dini con­sa­pe­voli e respon­sa­bili. A me sem­bra che l’ostilità degli inse­gnanti, e la cre­scente oppo­si­zione a que­sta idea di scuola, deri­vino dall’assoluta estra­neità di que­sti test rispetto al nostro lavoro quotidiano.

La mini­stra Gian­nini sostiene che l’opposizione al Ddl non sia dei docenti, o degli stu­denti, ma dei sin­da­cati che difen­dono il loro potere cor­po­ra­tivo nella scuola. È d’accordo?
È una let­tura offen­siva. Non siamo burat­tini in mano di nes­suno. Chie­diamo di ascol­tare la scuola e un mini­stro dell’Istruzione dovrebbe ascol­tarla vera­mente. Per il lavoro che fanno, gli inse­gnanti sono infor­mati. Se cri­ti­cano la riforma, lo fanno in maniera con­sa­pe­vole. Abbiamo tenuto assem­blee e incon­tri dove abbiamo discusso a fondo il Ddl. Se poi deci­dono di scio­pe­rare, rinun­ciano a circa 100 euro di stipendio.

Il governo tirerà dritto. E così non farà altro che esa­spe­rare il con­flitto. Dice che vuole ascol­tare, ma mette in vota­zione la legge. Que­sta è una presa in giro.

Renzi dice che siete stati ascol­tati nella con­sul­ta­zione sulla «Buona Scuola».
A me non sem­bra che ci sia stata una discus­sione. Basta andare sui social. Non si tro­verà un inse­gnante che abbia parole favo­re­vole per la riforma. Emerge solo tanta preoccupazione.

Farà scio­pero durante gli scru­tini?
Vor­rei con­fron­tarmi con i col­le­ghi. Non sono deci­sioni da pren­dere in soli­tu­dine, biso­gna par­larne e deci­dere insieme. Sono scelte deli­cate e noi siamo responsabili.

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