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domenica 17 maggio 2015

Il piano di Maroni: 320 chilometri di nuove autostrade

Come già ampiamente capito dagli indizi sullo sviluppo della questione sito Expo e rapporti con la città: lo sprawl padano come ottuso e micidiale modello di sviluppo non conosce limiti né pudore alcuno. La Repubblica Milano, 17 maggio 2015, postilla (f.b.)

Alleggerire l’anello trafficato più vicino alla città. É la sfida lanciata dalla Tangenziale Est esterna di Milano, inaugurata ieri. Trentadue chilometri tra Agrate Brianza e Melegnano, 2,2 miliardi (dei quali 330 milioni pubblici), la Teem scommette di attirare 55mila auto. Automobilisti che vanno convinti, però, a spendere almeno 4,76 euro, il 50 per cento in più rispetto a oggi, e non è banale. Solo così la nuova superstrada non rischierà di fare la fine della Brebemi. «Un esempio di opera senza ritardi né sprechi», definisce la Teem il ministro alle Infrastrutture, Graziano Delrio. È proprio a lui che il governatore lombardo Roberto Maroni ha consegnato ieri un dossier per chiedere a Roma impegni soprattutto finanziari per tutte le 37 infrastrutture che la Regione vuole realizzare nei prossimi anni. Ci sono le tre tratte ancora scoperte della Pedemontana e un raccordo per la Brebemi, ma anche progetti meno noti come la Cremona-Mantova e la Varese- Como-Lecco. In tutto, si chiedono finanziamenti e impegni per 320 chilometri di nuove autostrade, senza contare le corsie in più da aggiungere a quelle già esistenti e arterie più locali. Autostrade, ma anche potenziamenti ferroviari e persino interventi per migliorare la navigabilità del Po. Per gli ambientalisti è «un libro dei sogni che non è sostenibile economicamente, non si giustifica sotto il profilo trasportistico e dannoso per l’ambiente: va privilegiata la mobilità ferroviaria».

Ci sono i completamenti di opere già avviate, che altrimenti resterebbero per buona parte incompiute: è il caso delle tre tratte della Pedemontana che da sole valgono 44 chilometri su un totale di 67 di tutta l’infrastruttura. Ma anche progetti tutti nuovi, per i quali non c’è un euro stanziato, sono poco noti e quindi via con la corsa a batter cassa al governo: è il caso della Cremona- Mantova e della Varese-Como-Lecco. Nel dossier consegnato al governo, la Regione chiede a Roma finanziamenti e impegni per accelerare l’approvazione di 320 chilometri di nuove autostrade. Ci vogliono miliardi. In tutto, una lista di 37 progetti, non solo d’asfalto, che si punta a realizzare in Lombardia nei prossimi anni.

Il governatore lombardo Roberto Maroni ha approfittato della visita, ieri, del ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio per consegnargli la lista dei desideri delle opere che vorrebbe realizzare o portare a termine in Lombardia. Autostrade, ma anche potenziamenti ferroviari e persino interventi per migliorare la navigabilità del Po. «È uno strumento programmatico - spiega Maroni - che sintetizza tutte le opere che vanno completate o realizzate in ambito viario a cominciare dalla Pedemontana, nel campo ferroviario e in quello della navigazione». Ma cosa c’è dentro le 45 pagine di dossier? In cima la Regione batte cassa per i 44 chilometri previsti per finire la Pedemontana, le tratte B2, la C e la D fino a Osio Sotto. Non solo. Sempre nello stesso territorio ci sono da completare anche la tangenziale di Varese (6 chilometri per 340 milioni) e quella di Como, il cui progetto negli ultimi mesi è stato rivisto e dovrebbe costare meno (si spera) dei 690 milioni inizialmente previsti per seimila metri d’asfalto. C’è spazio anche per la Brebemi,nel dossier a Roma. Dopo l’iniezione di 300 milioni di denaro pubblico per salvare i conti di un’opera che doveva essere l’esempio del project financing puro ma tant’è, aperta meno di un anno fa e sottoutilizzata, si torna a chiedere altri impegni: per dare ossigeno alla strada mezza vuota, ora è il turno di un nuovo raccordo autostradale con la A4 a Brescia Castegnato. Anche qui, milioni sul piatto.

Ma nell’elenco del Pirellone ci sono anche progetti nuovi dei quali poco si parla e dei quali non tutti proprio convidono l’utilità. C’è l’autostrada regionale Cremona-Mantova, 60 chilometri «per alleggerire la A4 verso l’Adriatico» ma anche i 37 chilometri per la Varese-Como-Lecco per meglio collegare la fascia pedemontana (e la Pedemontana?), ma si legge, anche per «meglio collegare Malpensa con la rete autostradale nazionale ». Non solo. Nuove autostrade ma anche nuove corsie, come per la Milano-Meda, la quarta per la Tangenziale Ovest e la Milano- Lodi. Oltre a nuove strade «della rete viaria complementare», come una tranche della Tangenziale Ovest Esterna così osteggiata dal territorio che il progetto oggi (mai finanziato) si è rimpicciolito nella Magenta- Abbiategrasso-Vigevano. Ce n’è davvero bisogno di nuovi 320 chilometri solo di autostrade? Gli ambientalisti parlano di «libro dei sogni senza corrispondenza con la realtà - critica Dario Balotta, esperto di trasporti di Legambiente - . L’unica opera che serve davvero sarebbe una vera tangenziale Nord da Agrate a Pero, tutto il resto è contorno inutile. Non è bastato il flop della Brebemi e il primo mezzo flop dell’arco Teem con soli 8mila passaggi al giorno? Nell’anno dell’Expo quando si prende atto che non c’è più suolo necessario per i beni primari, insistiamo su un capitolo chiuso da anni in tutta Europa anzichè su snellire i “colli di bottiglia” del traffico».

Secondo gli ambientalisti insomma questo dossier «non è sostenibile economicamente, non si giustifica sotto il profilo trasportistico e assolutamente dannoso sotto il profilo ambientale: la logica va capovolta». Più ragionevole sarebbe la parte dei rafforzamenti ferroviari. Dieci interventi su 37 richiesti, nemmeno un terzo. Da tempo è atteso il quadruplicamento della Rho-Gallarate, il terzo valico dei Giovi, il raddoppio della Milano- Mortara. Per il Pirellone «è necessario anche realizzare un intervento specifico su Orio al Serio, potenziando il nodo ferroviario di Bergamo- dice l’assessore lombardo Alessandro Sorte - . Va realizzata la linea Seregno- Bergamo e l’innesto sulla Bergamo-Treviglio. Serve il completamento della linea Malpensa-Lugano; il potenziamento della Rho-Gallarate e il quadruplicamento della Milano-Pavia, ma l’elenco non finisce qui». Chiude la lista, il Po, un generico «interventi per la navigabilità del fiume».

postilla
Visto che alla noia di chi legge si affianca ahimè anche quella di chi scrive, pare giusto e opportuno, davanti a questa specie di replica del dramma «Il Verme Trionfante» di Edgar Allan Poe, in cui si scambia la realtà per la rappresentazione, infilandosi in bocca al mostro, rinviare almeno a tre articoli scritti qualche tempo fa, e che già provavano a delineare a spezzoni il disegno. Si tratta, inutile dirlo, esattamente delle medesime opere e idee descritte dall’articolo, ma lette sullo sfondo dell’animalesco istinto che le sottende: rivolgersi al grande e piccolo elettore leghista-forzista, rancoroso e asserragliato dentro la villetta e in capannone, a loro volta dentro la maglia autostradale che tutto riassume. Ciò premesso c’è da chiedersi se abbia qualche senso parlare di mezzi pubblici come fanno alcuni, senza prima discutere il modello territoriale e ambientale. Comunque si provino a rileggere:

Cremona Mantova Express: un esperimento di federalismo asfaltato 



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