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domenica 24 maggio 2015

Il demone autostradale di Maroni

Per una volta non serve alcuna postilla né commento a integrare questo esplicitamente liquidatorio e sarcastico articolo di spalla sul micidiale sprawl padano. La Repubblica, ed. Milano, 24 maggio 2015

Ieri ha tagliato l’ultimo nastro a Como, per la consegna di 2,4 chilometri della nuova Tangenziale, felice come una pasqua. Qualche giorno fa, il 16 maggio, nell’annunciare il maxi piano di 37 opere prioritarie per la mobilità – dove, di nuovo, le autostrade fanno la parte del leone – ha buttato lì la battuta da bauscia, davanti al ministro Del Rio: «Visto che le cose le sappiamo fare e rispettiamo i tempi previsti ci candidiamo a realizzare altre grandi opere, come magari la Salerno-Reggio Calabria». Roberto Maroni è preda del demone autostradale.

Ovvero di quell’idea nefasta, nonché obsoleta, che il progresso di un territorio si misuri nella quantità di chilometri e corsie a disposizione del traffico privato. Il governatore leghista non ha dubbi in proposito. Anche se l’ultima creatura del partito autostradale lombardo, la sciagurata Brebemi, ha le corsie vuote e il bilancio spaventosamente in rosso. Anche se è un flop colossale costato già alle casse pubbliche 300 milioni di euro (denari della Regione dello Stato per evitarne il fallimento, appena nata), Maroni scrolla le spalle e va avanti. Il maxipiano sulle infrastrutture presentato al governo è, a proposito, un documento impressionante quanto a protervia e incapacità di visione, e di conseguenza di programmazione, sul futuro della Lombardia. Maroni batte cassa al governo per asfaltare tutto l’asfaltabile. Di più: ripresenta come opera prioritaria la più inutile e avversata delle autostrade programmate in Lombardia, la leggendaria Broni-Mortara.

E si permette di chiedere al governo di «favorire una positiva conclusione della procedura d’impatto ambientale nazionale in corso al ministero dell’ambente ». Ovvero di interferire in una procedura tecnica, cosa che un governo degno di questo nome non dovrebbe mai fare, oppure – si dovrebbe dedurre – di tacitare i noiosi oppositori della “grande opera” (praticamente tutti, da Broni a Mortara) con qualche compensazione economica. Non basta, perché se la Broni- Mortara è la più inutile autostrada dell’ Occidente, al secondo posto ecco la Cremona-Mantova. Qui, in qualche modo, l’indemoniato Maroni addirittura si supera. Perché uno dei capi della protesta contro questa “highway” della Bassa, che taglierebbe per oltre 80 chilometri una campagna straordinariamente produttiva, e ancora non sconciata, è nientemeno che il suo assessore all’agricoltura Gianni Fava.



Quarantasette anni, leghista della prima ora, piccolo imprenditore di Viadana, deputato dimessosi per fare l’assessore con Maroni, Gianni Fava dichiara che per fare la Cremona-Mantova «dovranno passare sul mio cadavere. Ho detto basta al consumo di suolo per opere inutili e la Cremona- Mantova lo è». Quel che appare certo è che Maroni nemmeno si è preoccupato di chiedere un parere ai suoi. D’altronde la testardaggine del presidente per le autostrade è tale da far pensare che nemmeno si sia accorto, ad esempio, che nelle prime tre settimane di Expo i visitatori siano andati a Rho-Pero in metrò, treno, pullman, moto e persino bici. E praticamente mai in auto. E che nemmeno si sia accorto che in Italia, in Lombardia e a Milano si vendano e si usino sempre meno automobili. Persino meno che nel resto d’Europa, dove hanno smesso da un pezzo di sognare nuove autostrade.
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