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23M 2019: una marcia rivoluzionaria

23M 2019: una marcia rivoluzionaria
Il 23 marzo 2019 anche eddyburg si unisce alle migliaia di persone che scenderanno in strada per le vie e le piazze di Roma in una grande Marcia per il clima, contro le grandi opere inutili e per una giustizia ambientale. Ancora una volta sono i movimenti, i comitati, gli abitanti a rivendicare le ragioni per una rivoluzione del sistema, del modello di sviluppo in assenza di una sintesi politica capace di cogliere la svolta radicale necessaria per coniugare la salute, il benessere sociale, la salvaguardia del nostro pianeta terra e delle specie che lo abitano e i diritti umani. (i.b)

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domenica 31 maggio 2015

Elezioni contro Matteo Renzi

Articoli di Norma Rangeri e Daniela Preziosi sulle elezioni di oggi: Un voto contro l'arroganza del Presidente chiacchierone. Il manifesto, 31 maggio 2015

UN VOTO CONTRO L’ARROGANZA
di Norma Rangeri

Altro che Regio­nali. Oggi è in gioco una par­tita nazio­nale. Non solo poli­tica, ma anche per­so­nale. Quasi una resa dei conti, sia a sini­stra che a destra.

Dopo un anno di governo ren­ziano, ven­gono messe alla prova le scelte isti­tu­zio­nali, le riforme del lavoro e della scuola, le bat­ta­glie interne al Pd. Per il segretario-presidente è il primo vero banco di prova per con­fer­mare la sua dop­pia lea­der­ship. Nel Paese e nel par­tito. Lui lo sa bene, anche se negli ultimi giorni ha gio­cato al ribasso, prima indi­cando come obiet­tivo la vit­to­ria di sei regioni su sette, poi scen­dendo all’Italia-Germania 4 a 3, infine smi­nuendo il peso nazio­nale del voto amministrativo.

Per la destra la par­tita non è solo interna a Forza Ita­lia (gli attac­chi di Fitto a Ber­lu­sconi, la per­dita di con­senso, il crollo d’immagine segnano la caduta del vec­chio impero di casa Arcore), ma soprat­tutto nello scon­tro che si deli­nea tra le diverse forze in campo, dove al momento pre­vale media­ti­ca­mente la vio­lenza fascio-leghista di Salvini.

Accanto a que­sta tri­pla resa dei conti, gioca una par­tita a sé il Movi­mento 5 Stelle, che dopo i “fel­pati” passi indie­tro di Grillo sem­bra avviato su un per­corso poli­tico meno iso­la­zio­ni­sta, più orien­tato a cogliere le occa­sioni di con­fronto e di bat­ta­glia par­la­men­tare con le altre oppo­si­zioni. Negli ultimi mesi hanno segnato dei punti a loro van­tag­gio con una pre­senza par­la­men­tare anche pro­po­si­tiva, come è suc­cesso nella legge sugli eco-reati.

C’è una par­tita poi altret­tanto impor­tante che coin­volge le forze, i movi­menti, le per­sone della sini­stra che cer­cano di rico­struire un con­senso, di ali­men­tare la par­te­ci­pa­zione nelle realtà locali anche con­for­tati dai recenti risul­tati elet­to­rali spa­gnoli. E in que­sta pro­spet­tiva si muove quella parte della mino­ranza del Pd che al momento cam­mina in ordine sparso. Tut­ta­via sia in Ligu­ria (con Pasto­rino), che in Toscana (con Fat­tori), che nelle Mar­che e in Cam­pa­nia (con Men­tra­sti e Vozza), [sia nel Veneto, con Di Lucia Coletti- n.d.r.]che altrove con le liste della sini­stra, c’è una occa­sione impor­tante per lasciare il segno.

Oltre gli aspetti poli­tici gene­rali, è in primo piano la que­stione squi­si­ta­mente ammi­ni­stra­tiva per­ché le regioni rap­pre­sen­tano il luogo più espo­sto al mal­go­verno e al malaf­fare. Non a caso ha assunto rile­vanza, per­fino ecces­siva, la pre­sen­ta­zione dei 16 can­di­dati «impre­sen­ta­bili». Pro­prio nei ter­ri­tori si regi­stra con forza il mal­con­tento dei cit­ta­dini (come è acca­duto in Emi­lia Roma­gna) che usano l’arma più dirom­pente per i par­titi: aste­nersi dal voto. La forza delle demo­cra­zie si regi­stra pro­prio su que­sto aspetto. Che Renzi snobba e non tiene in alcun conto. Ma qui si misura la pro­ter­via di chi ci governa e pro­prio per que­sto biso­gne­rebbe andare a votare: per punire la sua arroganza.


IL PRESIDENTE CHIACCHIERONE
di Daniela Preziosi 

Democrack. «Il voto non è un test su di me». Renzi se ne frega del silenzio elettorale e straparla da Trento. Dal voto dipende la stabilità dell'esecutivo e la deflagrazione del Pd. Lui si dichiara «ottimista». E invece teme di brutto Liguria e Campania. Il Pd colabrodo nei territori. E dopo il risultato scatterà la resa dei conti. Per il premier l’unico vero avversario è l’astensionismo

«Otti­mi­sta». Figu­rarsi se alla vigi­lia del voto con cui si gioca la dua duplice fac­cia di pre­si­dente del con­si­glio e segre­ta­rio del Pd, Mat­teo Renzi si fac­cia sfug­gire l’occasione di dichia­rarsi otti­mi­sta. In realtà i segnali che arri­vano dalle regioni non sono sma­glianti. L’aria è cam­biata, dopo la prima fase della corsa elet­to­rale. E c’è da capire l’effetto che farà nelle urne la guerra civile esplosa nel Pd con la pub­bli­ca­zione della lista dei 16 «impre­sen­ta­bili» da parte della com­mis­sione anti­ma­fia. Fra loro lo stesso can­di­dato pre­si­dente del Pd in Cam­pa­nia Enzo De Luca. Un assist inspe­rato per i 5 stelle che, dopo aver accu­sato Rosy Bindi di fare accordi con la destra per pro­teg­gere il suo par­tito adesso le espri­mono soli­da­rietà. Ma è un abbrac­cio mor­tale, agli occhi dei ren­ziani. 

Ieri don Luigi Ciotti, fon­da­tore di Libera, ha speso parole di elo­gio per lei: «Da anni auspi­chiamo un rin­no­va­mento della poli­tica, una sua puli­zia dal malaf­fare, dalla cor­ru­zione, e dai fian­cheg­gia­menti con il cri­mine orga­niz­zato, e ora che la Com­mis­sione Anti­ma­fia eser­cita fino in fondo le sue fun­zioni si riduce tutto ad una lotta di potere tra cor­renti di par­tito». Così Susanna Camusso: «Il tema è avere un com­por­ta­mento rigo­roso, che è quello che si deci­dono delle regole e poi si appli­cano. Non è che le regole deb­bano variare in ragione di altre con­ve­nienze». Per­sino il car­di­nal Bagna­sco, pre­si­dente Cei, le ha teso la mano: «Chi si pre­senta per fare un ser­vi­zio al paese, recita la nostra Costi­tu­zione, deve farlo in modo ono­ra­bile». 

Ma la verità è che Bindi è rima­sta sola e le accuse che ha rice­vuto la invi­tano all’uscita dal Pd. Ieri da lei ha preso le distanze anche l’ex capo­gruppo Spe­ranza: «Cono­sco bene De Luca e vedere il suo nome acco­stato all’Antimafia è in totale con­trad­di­zione con il suo impe­gno e con la sua sto­ria». Appena ci saranno i risul­tati delle regio­nali e in par­ti­co­lare quello di Ligu­ria e Cam­pa­nia, le due regioni in bilico, nel Pd scat­terà la resa dei conti. Alcuni usci­ranno, come Ste­fano Fas­sina. Ma al di là degli addii, il par­tito è un cola­brodo, non c’è fede­ra­zione che vada al voto — tranne la Toscana — che non abbia dovuto affron­tare un qual­che ter­re­moto interno. Inu­til­mente Lorenzo Gue­rini, vice di Renzi e suo ple­ni­po­ten­zia­rio , ha cer­cato di porre rime­dio a situa­zioni vec­chie e ine­men­da­bili — come quella cam­pana — spesso sfug­gite al con­trollo cen­trale sin dai tempi di Ber­sani. Il caso De Luca, gli abban­doni in Ligu­ria, per­sino il pas­sag­gio del gover­na­tore delle Mar­che uscente a Forza Ita­lia ne sono gli esempi solo più eclatanti.

Così Renzi prova a ridi­men­sio­nare la por­tata del voto e, dopo tanta bal­danza, ora nega che sia un test su di lui: «Fran­ca­mente no. Que­sta può essere stata una let­tura che si è data sulle ele­zioni euro­pee, let­tura che anche in quel caso non con­di­vi­devo. Ma le ele­zioni locali ser­vono per le ele­zioni locali. Non c’è nes­suna con­se­guenza». Ma è solo un ten­ta­tivo di met­tere le mani avanti. Il voto di oggi porta alle urne 23 milioni di ita­liani. Sarà un vero test sul governo nazio­nale, più cre­di­bile di molti sondaggi.

Per que­sto ieri ha fatto pro­pa­ganda fino all’ultimo. Dal Festi­val dell’economia di Trento, dov’era ospite con il col­lega fran­cese Manuel Valls, ha cer­cato di acco­darsi agli euro­cri­tici vin­centi di Spa­gna e Polo­nia: «Il futuro dell’economia par­lerà ita­liano e fran­cese, ma non tede­sco», ha assi­cu­rato, e via con la pro­messa di fare «casino» a Bru­xel­les, e «con una deter­mi­na­zione che non imma­gi­nate». E se «in Polo­nia hanno vinto i nazio­na­li­sti, in Spa­gna non è chiaro cosa potrà acca­dere, la Gre­cia sta nelle con­di­zioni che sap­piamo, il Regno Unito riflette sull’Europa», noi ita­liani dob­biamo stare sereni che in Ita­lia si apre una sta­gione «fan­ta­stica». Segue pro­pa­ganda su jobs act, tasse, pre­sunti miglio­ra­menti delle con­di­zioni dei lavoratori.

Il pre­si­dente cerca di moti­vare i suoi elet­tori, e se ne infi­schia del silen­zio elet­to­rale. Anche per­ché l’astensionismo rischia di essere l’unico vero sfi­dante in campo. Quello che ottiene per ora è la furia degli avver­sari: il for­zi­sta Bru­netta chiede alla pro­cura di Trento di inter­ve­nire per­ché «la rot­tura del silen­zio elet­to­rale con mani­fe­sta­zioni dirette o indi­rette di pro­pa­ganda è punito fino a un anno di car­cere». Il depu­tato M5S Frac­caro annun­cia un espo­sto. Da sini­stra anche Civati e Fra­to­ianni attac­cano: «Prima di lui solo Ber­lu­sconi, alla vigi­lia delle ele­zioni poli­ti­che del 2013, violò il silen­zio. Ma almeno per un giorno può evi­tare di par­lare?». È l’accusa di ber­lu­sco­ni­smo, forse anche un auspi­cio: per­ché quella volta il giorno dopo Ber­lu­sconi perse.


SINISTRA UNITA QUASI SEMPRE.
MA OCCHIO AL DOPO
di red.int.

Ven­ti­tré milioni di elet­tori, più donne che uomini, oggi vanno al voto per rin­no­vare 7 con­si­gli regio­nali — Veneto, Ligu­ria, Toscana, Mar­che, Umbria, Cam­pa­nia e Puglia — e 742 comuni, fra i quali la sfida prin­ci­pale è senz’altro quella di Felice Cas­son (Pd) a Vene­zia. Dopo il disa­stro Orsoni e il com­mis­sa­ria­mento della città, tutta la sini­stra si è riu­nita a soste­gno dell’ex pm (tranne, per la cro­naca, Ales­san­dro Busetto per il Pcl; Davide Scano è il can­di­dato dei 5 stelle).

Quanto alle regio­nali, occhi pun­tati su Ligu­ria e Cam­pa­nia, dove il Pd ren­ziano si gioco la fac­cia e l’osso del collo. Par­tiamo dalla Ligu­ria da dove, secondo l’auspicio di molti , subito dopo il voto potrebbe nascere una nuova ‘cosa’ a sini­stra. Molto dipende dal risul­tato in que­sta regione dove con­tro la dem Raf­faella Paita – e con­tro il suo finto sfi­dante Gio­vanni Toti — per la prima volta si tenta un pro­getto uni­ta­rio fra sini­stre e sini­stra Pd: il depu­tato ‘civa­tiano’ Luca Pasto­rino ha infatti lasciato il suo par­tito e si è messo a capo della lista Rete a sini­stra. La sua corsa è soste­nuta da Sel, Prc, L’Altra Europa, è ’bene­detta’ da Ser­gio Cof­fe­rati (anche lui ha lasciato il Pd) e da uno schie­ra­mento di forze e asso­cia­zioni, fra cui ’Pos­si­bile’ di Civati. Anche 200 elet­tori pd hanno annun­ciato il voto disgiunto. Fuori dalla corsa uni­ta­ria si misu­rano anche Anto­nio Bruno per ’Pro­getto Altra Ligu­ria’, lista nata da una sepa­ra­zione di Altra Europa con Tsi­pras, e Mat­teo Pic­cardi del Pcl. Per i 5 stelle corre la tren­tenne Alice Salvatore.

È invece tutta salita per la sini­stra la sfida veneta. Luca Zaia, pre­si­dente uscente della Legae appog­giato da Forza Ita­lia, ha il vento in poppa nono­stante la can­di­da­tura dell’ex leghi­sta Tosi. Par­tita dispe­rata dun­que per Ales­san­dra Moretti, ex por­ta­voce di Ber­sani alle pri­ma­rie 2012 e oggi ultrà ren­ziana, soste­nuta dal car­tello Ven(e)to Nuovo (Sel, Verdi Green Ita­lia e Sini­stra Veneta). Con­tro il cen­tro­si­ni­stra corre Laura Di Lucia Coletti soste­nuta da L’Altro Veneto, lista di diretta deri­va­zione dall’Altra Europa per Tsi­pras, con il Prc, Pcdi e asso­cia­zioni.  Per i 5 stelle corre Jacopo Bert
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