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domenica 31 maggio 2015

Elezioni contro Matteo Renzi

Articoli di Norma Rangeri e Daniela Preziosi sulle elezioni di oggi: Un voto contro l'arroganza del Presidente chiacchierone. Il manifesto, 31 maggio 2015

UN VOTO CONTRO L’ARROGANZA
di Norma Rangeri

Altro che Regio­nali. Oggi è in gioco una par­tita nazio­nale. Non solo poli­tica, ma anche per­so­nale. Quasi una resa dei conti, sia a sini­stra che a destra.

Dopo un anno di governo ren­ziano, ven­gono messe alla prova le scelte isti­tu­zio­nali, le riforme del lavoro e della scuola, le bat­ta­glie interne al Pd. Per il segretario-presidente è il primo vero banco di prova per con­fer­mare la sua dop­pia lea­der­ship. Nel Paese e nel par­tito. Lui lo sa bene, anche se negli ultimi giorni ha gio­cato al ribasso, prima indi­cando come obiet­tivo la vit­to­ria di sei regioni su sette, poi scen­dendo all’Italia-Germania 4 a 3, infine smi­nuendo il peso nazio­nale del voto amministrativo.

Per la destra la par­tita non è solo interna a Forza Ita­lia (gli attac­chi di Fitto a Ber­lu­sconi, la per­dita di con­senso, il crollo d’immagine segnano la caduta del vec­chio impero di casa Arcore), ma soprat­tutto nello scon­tro che si deli­nea tra le diverse forze in campo, dove al momento pre­vale media­ti­ca­mente la vio­lenza fascio-leghista di Salvini.

Accanto a que­sta tri­pla resa dei conti, gioca una par­tita a sé il Movi­mento 5 Stelle, che dopo i “fel­pati” passi indie­tro di Grillo sem­bra avviato su un per­corso poli­tico meno iso­la­zio­ni­sta, più orien­tato a cogliere le occa­sioni di con­fronto e di bat­ta­glia par­la­men­tare con le altre oppo­si­zioni. Negli ultimi mesi hanno segnato dei punti a loro van­tag­gio con una pre­senza par­la­men­tare anche pro­po­si­tiva, come è suc­cesso nella legge sugli eco-reati.

C’è una par­tita poi altret­tanto impor­tante che coin­volge le forze, i movi­menti, le per­sone della sini­stra che cer­cano di rico­struire un con­senso, di ali­men­tare la par­te­ci­pa­zione nelle realtà locali anche con­for­tati dai recenti risul­tati elet­to­rali spa­gnoli. E in que­sta pro­spet­tiva si muove quella parte della mino­ranza del Pd che al momento cam­mina in ordine sparso. Tut­ta­via sia in Ligu­ria (con Pasto­rino), che in Toscana (con Fat­tori), che nelle Mar­che e in Cam­pa­nia (con Men­tra­sti e Vozza), [sia nel Veneto, con Di Lucia Coletti- n.d.r.]che altrove con le liste della sini­stra, c’è una occa­sione impor­tante per lasciare il segno.

Oltre gli aspetti poli­tici gene­rali, è in primo piano la que­stione squi­si­ta­mente ammi­ni­stra­tiva per­ché le regioni rap­pre­sen­tano il luogo più espo­sto al mal­go­verno e al malaf­fare. Non a caso ha assunto rile­vanza, per­fino ecces­siva, la pre­sen­ta­zione dei 16 can­di­dati «impre­sen­ta­bili». Pro­prio nei ter­ri­tori si regi­stra con forza il mal­con­tento dei cit­ta­dini (come è acca­duto in Emi­lia Roma­gna) che usano l’arma più dirom­pente per i par­titi: aste­nersi dal voto. La forza delle demo­cra­zie si regi­stra pro­prio su que­sto aspetto. Che Renzi snobba e non tiene in alcun conto. Ma qui si misura la pro­ter­via di chi ci governa e pro­prio per que­sto biso­gne­rebbe andare a votare: per punire la sua arroganza.


IL PRESIDENTE CHIACCHIERONE
di Daniela Preziosi 

Democrack. «Il voto non è un test su di me». Renzi se ne frega del silenzio elettorale e straparla da Trento. Dal voto dipende la stabilità dell'esecutivo e la deflagrazione del Pd. Lui si dichiara «ottimista». E invece teme di brutto Liguria e Campania. Il Pd colabrodo nei territori. E dopo il risultato scatterà la resa dei conti. Per il premier l’unico vero avversario è l’astensionismo

«Otti­mi­sta». Figu­rarsi se alla vigi­lia del voto con cui si gioca la dua duplice fac­cia di pre­si­dente del con­si­glio e segre­ta­rio del Pd, Mat­teo Renzi si fac­cia sfug­gire l’occasione di dichia­rarsi otti­mi­sta. In realtà i segnali che arri­vano dalle regioni non sono sma­glianti. L’aria è cam­biata, dopo la prima fase della corsa elet­to­rale. E c’è da capire l’effetto che farà nelle urne la guerra civile esplosa nel Pd con la pub­bli­ca­zione della lista dei 16 «impre­sen­ta­bili» da parte della com­mis­sione anti­ma­fia. Fra loro lo stesso can­di­dato pre­si­dente del Pd in Cam­pa­nia Enzo De Luca. Un assist inspe­rato per i 5 stelle che, dopo aver accu­sato Rosy Bindi di fare accordi con la destra per pro­teg­gere il suo par­tito adesso le espri­mono soli­da­rietà. Ma è un abbrac­cio mor­tale, agli occhi dei ren­ziani. 

Ieri don Luigi Ciotti, fon­da­tore di Libera, ha speso parole di elo­gio per lei: «Da anni auspi­chiamo un rin­no­va­mento della poli­tica, una sua puli­zia dal malaf­fare, dalla cor­ru­zione, e dai fian­cheg­gia­menti con il cri­mine orga­niz­zato, e ora che la Com­mis­sione Anti­ma­fia eser­cita fino in fondo le sue fun­zioni si riduce tutto ad una lotta di potere tra cor­renti di par­tito». Così Susanna Camusso: «Il tema è avere un com­por­ta­mento rigo­roso, che è quello che si deci­dono delle regole e poi si appli­cano. Non è che le regole deb­bano variare in ragione di altre con­ve­nienze». Per­sino il car­di­nal Bagna­sco, pre­si­dente Cei, le ha teso la mano: «Chi si pre­senta per fare un ser­vi­zio al paese, recita la nostra Costi­tu­zione, deve farlo in modo ono­ra­bile». 

Ma la verità è che Bindi è rima­sta sola e le accuse che ha rice­vuto la invi­tano all’uscita dal Pd. Ieri da lei ha preso le distanze anche l’ex capo­gruppo Spe­ranza: «Cono­sco bene De Luca e vedere il suo nome acco­stato all’Antimafia è in totale con­trad­di­zione con il suo impe­gno e con la sua sto­ria». Appena ci saranno i risul­tati delle regio­nali e in par­ti­co­lare quello di Ligu­ria e Cam­pa­nia, le due regioni in bilico, nel Pd scat­terà la resa dei conti. Alcuni usci­ranno, come Ste­fano Fas­sina. Ma al di là degli addii, il par­tito è un cola­brodo, non c’è fede­ra­zione che vada al voto — tranne la Toscana — che non abbia dovuto affron­tare un qual­che ter­re­moto interno. Inu­til­mente Lorenzo Gue­rini, vice di Renzi e suo ple­ni­po­ten­zia­rio , ha cer­cato di porre rime­dio a situa­zioni vec­chie e ine­men­da­bili — come quella cam­pana — spesso sfug­gite al con­trollo cen­trale sin dai tempi di Ber­sani. Il caso De Luca, gli abban­doni in Ligu­ria, per­sino il pas­sag­gio del gover­na­tore delle Mar­che uscente a Forza Ita­lia ne sono gli esempi solo più eclatanti.

Così Renzi prova a ridi­men­sio­nare la por­tata del voto e, dopo tanta bal­danza, ora nega che sia un test su di lui: «Fran­ca­mente no. Que­sta può essere stata una let­tura che si è data sulle ele­zioni euro­pee, let­tura che anche in quel caso non con­di­vi­devo. Ma le ele­zioni locali ser­vono per le ele­zioni locali. Non c’è nes­suna con­se­guenza». Ma è solo un ten­ta­tivo di met­tere le mani avanti. Il voto di oggi porta alle urne 23 milioni di ita­liani. Sarà un vero test sul governo nazio­nale, più cre­di­bile di molti sondaggi.

Per que­sto ieri ha fatto pro­pa­ganda fino all’ultimo. Dal Festi­val dell’economia di Trento, dov’era ospite con il col­lega fran­cese Manuel Valls, ha cer­cato di acco­darsi agli euro­cri­tici vin­centi di Spa­gna e Polo­nia: «Il futuro dell’economia par­lerà ita­liano e fran­cese, ma non tede­sco», ha assi­cu­rato, e via con la pro­messa di fare «casino» a Bru­xel­les, e «con una deter­mi­na­zione che non imma­gi­nate». E se «in Polo­nia hanno vinto i nazio­na­li­sti, in Spa­gna non è chiaro cosa potrà acca­dere, la Gre­cia sta nelle con­di­zioni che sap­piamo, il Regno Unito riflette sull’Europa», noi ita­liani dob­biamo stare sereni che in Ita­lia si apre una sta­gione «fan­ta­stica». Segue pro­pa­ganda su jobs act, tasse, pre­sunti miglio­ra­menti delle con­di­zioni dei lavoratori.

Il pre­si­dente cerca di moti­vare i suoi elet­tori, e se ne infi­schia del silen­zio elet­to­rale. Anche per­ché l’astensionismo rischia di essere l’unico vero sfi­dante in campo. Quello che ottiene per ora è la furia degli avver­sari: il for­zi­sta Bru­netta chiede alla pro­cura di Trento di inter­ve­nire per­ché «la rot­tura del silen­zio elet­to­rale con mani­fe­sta­zioni dirette o indi­rette di pro­pa­ganda è punito fino a un anno di car­cere». Il depu­tato M5S Frac­caro annun­cia un espo­sto. Da sini­stra anche Civati e Fra­to­ianni attac­cano: «Prima di lui solo Ber­lu­sconi, alla vigi­lia delle ele­zioni poli­ti­che del 2013, violò il silen­zio. Ma almeno per un giorno può evi­tare di par­lare?». È l’accusa di ber­lu­sco­ni­smo, forse anche un auspi­cio: per­ché quella volta il giorno dopo Ber­lu­sconi perse.


SINISTRA UNITA QUASI SEMPRE.
MA OCCHIO AL DOPO
di red.int.

Ven­ti­tré milioni di elet­tori, più donne che uomini, oggi vanno al voto per rin­no­vare 7 con­si­gli regio­nali — Veneto, Ligu­ria, Toscana, Mar­che, Umbria, Cam­pa­nia e Puglia — e 742 comuni, fra i quali la sfida prin­ci­pale è senz’altro quella di Felice Cas­son (Pd) a Vene­zia. Dopo il disa­stro Orsoni e il com­mis­sa­ria­mento della città, tutta la sini­stra si è riu­nita a soste­gno dell’ex pm (tranne, per la cro­naca, Ales­san­dro Busetto per il Pcl; Davide Scano è il can­di­dato dei 5 stelle).

Quanto alle regio­nali, occhi pun­tati su Ligu­ria e Cam­pa­nia, dove il Pd ren­ziano si gioco la fac­cia e l’osso del collo. Par­tiamo dalla Ligu­ria da dove, secondo l’auspicio di molti , subito dopo il voto potrebbe nascere una nuova ‘cosa’ a sini­stra. Molto dipende dal risul­tato in que­sta regione dove con­tro la dem Raf­faella Paita – e con­tro il suo finto sfi­dante Gio­vanni Toti — per la prima volta si tenta un pro­getto uni­ta­rio fra sini­stre e sini­stra Pd: il depu­tato ‘civa­tiano’ Luca Pasto­rino ha infatti lasciato il suo par­tito e si è messo a capo della lista Rete a sini­stra. La sua corsa è soste­nuta da Sel, Prc, L’Altra Europa, è ’bene­detta’ da Ser­gio Cof­fe­rati (anche lui ha lasciato il Pd) e da uno schie­ra­mento di forze e asso­cia­zioni, fra cui ’Pos­si­bile’ di Civati. Anche 200 elet­tori pd hanno annun­ciato il voto disgiunto. Fuori dalla corsa uni­ta­ria si misu­rano anche Anto­nio Bruno per ’Pro­getto Altra Ligu­ria’, lista nata da una sepa­ra­zione di Altra Europa con Tsi­pras, e Mat­teo Pic­cardi del Pcl. Per i 5 stelle corre la tren­tenne Alice Salvatore.

È invece tutta salita per la sini­stra la sfida veneta. Luca Zaia, pre­si­dente uscente della Legae appog­giato da Forza Ita­lia, ha il vento in poppa nono­stante la can­di­da­tura dell’ex leghi­sta Tosi. Par­tita dispe­rata dun­que per Ales­san­dra Moretti, ex por­ta­voce di Ber­sani alle pri­ma­rie 2012 e oggi ultrà ren­ziana, soste­nuta dal car­tello Ven(e)to Nuovo (Sel, Verdi Green Ita­lia e Sini­stra Veneta). Con­tro il cen­tro­si­ni­stra corre Laura Di Lucia Coletti soste­nuta da L’Altro Veneto, lista di diretta deri­va­zione dall’Altra Europa per Tsi­pras, con il Prc, Pcdi e asso­cia­zioni.  Per i 5 stelle corre Jacopo Bert
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