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Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

scritta dai media

DAI MEDIA

venerdì 15 maggio 2015

A Scuola di Renzi

Continua lo scandalo della scuola. Sempre più evidente lo spirito della "buona scuola", sintetizzabile in tre parole (meno ancora che un cinguettio): autoritarismo, aziendalizzazione, privatizzazione. aeticoli di Roberto Ciccarelli e Valerio Cuccaroni, il manifesto, 15 maggio 2015


Blocco degli scrutini, docenti pre-avvisati
di Roberto Ciccarelli


Ddl scuola alla camera. Pre-annuncio di precettazione per i docenti contro il blocco degli scrutini da parte del garante sugli scioperi. Bernocchi (Cobas): «Pretestuoso. La precettazione la può fare solo il prefetto. E' perfettamente lecito scioperare per due giorni consecutivi, poi ci sono sanzioni pecuniare, non precettazioni». Alle 16,30 al Pantheon a Roma grande assemblea dei sindacati. L’appello rivolto ai parlamentari: «Venite in piazza con noi e manifestiamo insieme»

Da un governo con­fuso, e messo alle corde dallo scio­pero gene­rale della scuola del 5 mag­gio e dal suc­cesso della pro­te­sta con­tro l’Invalsi indetta dai Cobas e dagli stu­denti, arri­vano rea­zioni scom­po­ste e minacciose. L’avvertimento ai docenti che potreb­bero ade­rire allo scio­pero degli scru­tini (non ancora dichia­rato, ma ipo­tiz­zato da Cobas e Snals) è par­tito ieri dalle colonne de Il Sole 24 ore: il pre­si­dente della com­mis­sione di gara­zia sugli scio­peri Roberto Alesse ha pre­an­nun­ciato la pre­cet­ta­zione dei docenti. Poi, in gior­nata, ha pre­ci­sato che, al momento, non c’è alcuna comu­ni­ca­zione «uffi­ciale» e «anzi ci sono segnali inco­rag­gianti dal governo e dai sin­da­cati più respon­sa­bili». Una distin­zione che non trova cor­ri­spon­denza nella realtà, visto che la stra­grande mag­gio­ranza dei sin­da­cati sono uniti con­tro il Ddl Renzi-Giannini-Pd sulla scuola che ieri ha ini­ziato l’iter finale alla Camera con una pro­lu­sione della mini­stra dell’Istruzione Gian­nini. In una nota Alesse ha invi­tato a un «punto di con­ver­genza» per evi­tare «azioni ille­git­time che dan­neg­ge­reb­bero gli stu­denti e le fami­glie». Lo «scio­pero degli scru­tini è ille­git­timo e dan­noso e la con­cer­ta­zione è la via maestra».

Pronta è stata la rispo­sta di Piero Ber­noc­chi dei Cobas che ieri hanno anche dif­fuso un «vade­me­cum» sul blocco degli scru­tini. «Un inter­vento a spro­po­sito - ha com­men­tato Ber­noc­chi - Il suo ruolo è solo quello di giu­di­care la con­gruità degli scio­peri con­vo­cati con la legge cape­stro 146/90, a suo tempo defi­nita “anti-Cobas” e “anti-sciopero”: le pre­cet­ta­zioni spet­tano even­tual­mente ai pre­fetti». La legge sostiene che è lecito scio­pe­rare per due giorni con­se­cu­tivi durante gli scru­tini, senza coin­vol­gere le ultime classi dei corsi di stu­dio. Oltre i due giorni sono pre­vi­ste san­zioni pecu­niare, ma non le pre­cet­ta­zioni. I Cobas hanno rivolto un appello ai sin­da­cati mag­giori per con­vo­care due giorni con­se­cu­tivi di scio­pero dopo la fine delle lezioni da arti­co­lare su base regio­nale e poi con­sul­tare docenti e personale Ata sulle moda­lità per pro­se­guire il con­flitto con il governo. I Cobas pro­pon­gono un incon­tro durante la mobi­li­ta­zione a Mon­te­ci­to­rio tra il lunedì 18 e mer­co­ledì 20, giorno in cui il Ddl scuola dovrebbe essere appro­vato dalla Camera. C’è anche la pro­po­sta di con­vo­care una mani­fe­sta­zione nazio­nale dome­nica 7 giu­gno per chie­dere il «ritiro del Ddl».

Fibril­la­zioni, ner­vo­si­smo, ansia. Man mano che si avvi­cina l’ora X alla Camera i toni si fanno più duri. Chissà cosa acca­drà al Senato. Oggi dalle 16,30, a piazza del Pan­theon a Roma, i sin­da­cati della scuola Flc-Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda di Roma e Lazio - il fronte che ha orga­niz­zato lo scio­pero gene­rale del 5 mag­gio - hanno pro­mosso l’assemblea pub­blica sulla riforma della scuola alla quale sono stati invi­tati i par­la­men­tari di Camera e Senato. La prima rispo­sta è arri­vata da Arturo Scotto di Sel che in que­ste ore sta affron­tando, con Ven­dola, un duro con­fronto sulla riforma senza esclu­sioni di colpi con i custodi del verbo ren­ziano nel Pd: «Da Renzi la scuola subirà un colpo e gli inse­gnanti ver­ranno rele­gati ad un ruolo mar­gi­nale». All’assemblea par­te­ci­perà l’ex vice­mi­ni­stro del governo Letta Ste­fano Fas­sina che ha annun­ciato di volere lasciare il Pd «se non ci saranno modi­fi­che radi­cali». «Il pro­blema è l’impianto ver­ti­ci­stico della gover­nance della scuola pre­vi­sto dal Ddl - sostiene Fas­sina rife­ren­dosi al «pre­side mana­ger» o «sce­riffo» - e un piano plu­rien­nale di assun­zione per i docenti abi­li­tati pre­cari. Su que­sto non ci siamo».

Toni duris­simi dal Movi­mento 5 Stelle che avverte: «La situa­zione è grave, fuori e den­tro la Camera - sostiene il capo­gruppo in Com­mis­sione Cul­tura Simona Valente - Anche se il voto non è for­mal­mente una fidu­cia, que­sto è un altro atto anti-democratico di un governo che vuole zit­tire il par­la­mento e che gioca sulla pelle della scuola». I Cin­que Stelle vole­vano ripre­sen­tare 700 emen­da­menti alla «Buona Scuola». «Segna­le­remo i nostri 246, anche in que­sta occa­sione ci è stata impo­sta una tagliola». La «let­te­rina» e il «video» dif­fusi da Renzi per sen­si­bi­liz­zare sulle ragioni della sua riforma sono stati defi­niti «ridi­coli» da Ales­san­dro Di Bat­ti­sta (M5S). Come la Lega e Sel, i Cin­que Stelle pre­sen­te­ranno una mozione di sfi­du­cia con­tro la mini­stra Giannini.

L’intervento di quest’ultima ieri alla Camera, come le dichia­ra­zioni al Gr Rai, hanno cer­cato di smi­nuire o dele­git­ti­mare l’ampio fronte della pro­te­sta: «Il preside-sceriffo? Non ho visto pistole. Resti­tuiamo al diri­gente sco­la­stico la respon­sa­bi­lità delle sue deci­sioni» ha detto Gian­nini che ha cele­brato una «svolta cul­tu­rale per il paese». Quella del sogno di un’autonomia imma­gi­nata a misura di uno solo: il diri­gente, appunto. E poi: «Non siamo pala­dini dei pre­cari \[della scuola\], ma eli­mi­niamo il pre­ca­riato». Dichia­ra­zioni anti­pa­tiz­zanti che con­fon­dono il «pre­ca­riato» da abo­lire con i «pre­cari» che ne faranno le spese. Una stra­te­gia che fino ad oggi ha raf­for­zato l’opposizione.


Caro Renzi, ecco perché respingo la sua lettera
di 
Valerio Cuccaroni 

Gen­ti­lis­simo Pre­si­dente del Con­si­glio, ritengo la sua let­tera, reca­pi­ta­taci mer­co­ledì, una forma di pro­pa­ganda, che, ammessa e com­pren­si­bile per un segre­ta­rio di par­tito in calo di con­sensi, non è ammis­si­bile né com­pren­si­bile per un Pre­si­dente del Con­si­glio, che ha tutti i mezzi per espri­mersi, senza dover inva­dere le caselle postali dei cit­ta­dini per con­vin­cerli a forza della bontà di un prov­ve­di­mento che man­tiene osti­na­ta­mente molti lati oscuri. 

Al punto 1 della sua let­tera, in effetti, dimo­stra di igno­rare le richie­ste dei sin­da­cati, quindi dei rap­pre­sen­tanti di noi lavo­ra­tori della scuola, che chie­diamo in migliaia di stral­ciare dal dise­gno di legge il capi­tolo assun­zioni, per inse­rirlo in un appo­sito decreto legge che con il suo carat­tere d’urgenza darebbe la sicu­rezza delle assun­zioni. Per­ché tenerlo nel ddl, allora? Si tratta di un’evidente arma di ricatto, con cui il suo Governo cerca di divi­dere il fronte della protesta.

Al punto 4 dimo­stra di igno­rare ciò che avviene nei Paesi a cui dice di rifarsi. In Fran­cia il merito è pre­miato con scatti di car­riera, ma que­sti scatti sono deter­mi­nati da con­corsi pub­blici, non da chia­mate dirette di que­sto o quel pre­side. La Mini­stra Ste­fa­nia Gian­nini cono­sce come fun­zio­nano Capes e Agre­ga­tion in Fran­cia: per­ché non ha pro­po­sto un mec­ca­ni­smo con­cor­suale simile?

Al punto 5 non chia­ri­sce la più con­te­stata delle que­stioni, quella del pre­side, ma non rie­sce a con­te­nersi e alla fine della let­tera rivela la verità: Lei non demorde, con­ti­nua a insi­stere affin­ché il pre­side sia chia­mato a sce­gliere «tra vin­ci­tori di con­corso, in un ambito ter­ri­to­riale ristretto». Pre­si­dente, ma si rende conto? Crede che siamo dav­vero dei bab­bei? Chi è il pre­side per deci­dere quali sareb­bero i migliori inse­gnanti in tutte le disci­pline, un tut­to­logo? E chi garan­ti­sce sulla sua capa­cità di scegliere?

Lei ha per­sino l’ardire, Pre­si­dente, di umi­liarci, men­tre invade ino­pi­na­ta­mente le nostre caselle di posta, affer­mando che «la buona scuola c’è già. Siete voi. O meglio: siete molti tra voi, non tutti voi». Ammet­tiamo pure che sia vero: non tutti gli inse­gnanti sono bravi. A parte l’ovvietà della con­sta­ta­zione - tutti gli uomini sono forse alti, belli e forti? - essa afferma una verità che vale anche per i pre­sidi. Non tutti i pre­sidi sono bravi. Per la legge dei grandi numeri, però, è più facile tro­vare un inse­gnante bravo che un pre­side bravo, gen­ti­lis­simo Pre­si­dente. Rifletta su que­sto sem­plice dato. E se a sce­gliere gli inse­gnanti fosse un pre­side inca­pace? Chi risar­ci­rebbe gli inse­gnanti esclusi? Lei?

Ai punti 6 e 7 parla prima di coin­vol­gi­mento dei ragazzi nelle aziende, poi di edu­ca­zione alla cit­ta­di­nanza, dimo­strando come nella sua visione del mondo il com­pito di for­mare i cit­ta­dini debba essere assunto da una scuola azien­da­liz­zata, con i ragazzi che dovreb­bero essere per un certo periodo al ser­vi­zio delle aziende, pie­gan­dosi sin dall’età della for­ma­zione ai rap­porti di potere, men­tre un cit­ta­dino con­sa­pe­vole potrebbe anche con­te­stare que­sto ordine delle cose, imma­gi­nando un mondo, in cui sono le aziende che vanno a impa­rare nelle scuole come si governa in maniera col­le­giale un’organizzazione.

In ultimo, a «ognuno» di noi chiede di discu­tere: ora? Men­tre state varando la riforma? Ora Lei vor­rebbe farci cre­dere che ascol­terà «ognuno» di noi? Insomma, que­sto è troppo. Lei in que­sta let­tera dimo­stra di aver perso la bus­sola. È ora che lasci spa­zio a qual­cun altro che sap­pia rap­pre­sen­tare meglio quella «potenza super­cul­tu­rale» — ma forse voleva scri­vere «super­po­tenza cul­tu­rale», come ha soste­nuto nel video? — che è l’Italia.

Non le auguro buon lavoro, per­ché sarei un ipo­crita, visto che le ho appena chie­sto di dimettersi.

Con molta indignazione.
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