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Gli aguzzini si incontrano sui confini. La barriera costruita nel 2015 sul confine tra l'Ungheria, la Croazia e la Serbia, di cui si vanta oggi il presidente ungherese Viktor Orban. Il sindaco di estrema destra Laszlo Toroczkai si era visto inizialmente rifiutare la richiesta di costruire un muro sullo stile di quello USA-Mexico, ma con l'avvicinarsi delle elezioni ungheresi il presidente nazionalista ordinò infine la costruzione della recinzione. (i.b.)

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domenica 10 maggio 2015

Brianza: medaglia di cemento

E verrebbe proprio da dire, a certi affabulatori a vanvera del cosiddetto sviluppo del territorio: eccotela qui la tua città infinita, pietrificata e morta. Corriere della Sera Milano, 10 maggio 2015 (f.b.)

MILANO - La provincia più cementificata d’Italia. E’ un triste primato quello della provincia di Monza e Brianza. Dagli anni 50 a oggi, il Monzese ha consumato il 34,7% del suo territorio. Oltre 14 mila ettari di terreno impermeabilizzato artificialmente e quindi non più recuperabile. Un problema che sta diventando emergenza, e non solo in Lombardia, quello del consumo di suolo. Basti pensare che, in Italia, per colpa della cementificazione, si è perso il 20% delle coste: oltre 500 chilometri quadrati, l’equivalente dell’intera costa sarda.

A lanciare un nuovo allarme è l’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (Ispra) che, nel convegno scientifico «Recuperiamo terreno», organizzato con il Forum Salviamo il Paesaggio e con Slow Food, ha diffuso il «Rapporto sul consumo di suolo 2015»: una cartografia a altissima risoluzione, disponibile sul sito www.consumosuolo.isprambiente.it

Maglia nera, quindi, alla provincia di Monza, dove si trovano anche i due comuni più cementificati della regione: Lissone con il 64 % di suolo consumato e Sesto San Giovanni, con il 56 % . Milano si ferma, invece, al 47,8%, mentre l’area della nuova Città metropolitana ha già consumato il 26% del suo territorio. Terza, poi, si piazza Varese con il 18 % del suolo usato.

La Lombardia si conferma così la regione più «consumata» d’Italia, con il 10,4% di suolo impermeabilizzato. Una percentuale bassa, ma in grado di alterare direttamente o indirettamente il 58% del suolo lombardo: un’infrastruttura che spezza la continuità di un’area agricola, ad esempio, la modifica nel suo complesso e non solo per la parte cementificata.

Questo consumo disordinato espone i centri abitati al rischio di alluvioni, frane, esondazioni e poi provoca degrado ambientale, perdita di terreni agricoli e aumento dell’inquinamento atmosferico. E’ urgente, quindi, una legge a tutela del territorio, che non è un bene inesauribile e, una volta modificato, non può tornare come prima. Un disegno di legge sul consumo di suolo è all’esame degli emendamenti nelle Commissioni Ambiente e Agricoltura, ha spiegato al convegno Chiara Braga, deputato e responsabile Ambiente del Partito democratico: «Occorre la strumentazione giuridica che possa davvero salvaguardare il suolo nel suo valore agricolo e ambientale, perché non si continui solo a pensarlo come bene economico da sfruttare». Ma contro la nuova legge sono già stati presentati 400 emendamenti. 
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