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Domani è troppo tardi per salvare il pianeta Terra. Lo affermano quindici mila scienziati di 184 paesi che hanno reiterato l'appello "World Scientist' Warning to Humanity"per fermare la distruzione del Pianeta, lanciato per la prima volta 25 anni fa. (l.s.)

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sabato 30 maggio 2015

L’agenda Casson per il pantano Venezia

Anche il manifesto (30 maggio 2015) vede  a Venezia solo Felice Casson e le destre. Ignora la sinistra e non si accorge che dietro il bravo magistrato c'è Matteo Renzi, più che un'ombra.  Nonchè l'establishment che  ha «let­te­ral­mente mas­sa­crata negli ultimi vent’anni» la cittàIn calce un riferimento utile a chi vuol comprendere meglio

Lo spet­tro dello scan­dalo Mose incombe sem­pre su Ca’ Far­setti. Can­ni­bali del patri­mo­nio, lobby degli appalti e squali della sus­si­dia­rietà non hanno mai mol­lato la presa su Vene­zia che con­si­de­rano cosa loro. Il padi­glione Acquae a Mar­ghera, deso­la­ta­mente deserto dopo l’inaugurazione di Renzi, sin­te­tizza il flop dell’«economia mista» in laguna: per­fino la vetrina col­le­gata a Expo Milano non ripaga gli inve­sti­menti. Ma è già pronto il pro­getto di scavo del rio Con­torta a bene­fi­cio delle Grandi Navi, con l’inossidabile Paolo Costa (ex ret­tore, ex sin­daco, ex euro­par­la­men­tare Pd) che resta fedele agli inte­ressi degli “impren­di­tori” in con­ces­sione unica gra­zie al Con­sor­zio Vene­zia Nuova. E a Tes­sera si rigioca la par­tita del busi­ness nel qua­drante dell’aeroporto Marco Polo: Enrico Mar­chi, pre­si­dente di Save, cal­deg­gia il master­plan che fino al 2021 farebbe decol­lare anche l’urbanistica a senso unico.

Il nuovo sin­daco avrà già l’agenda infar­cita per l’intera estate, tanto più che l’eredità del com­mis­sa­rio Vit­to­rio Zap­pa­lorto è dav­vero un incubo: conti in rosso per 56 milioni nella spesa cor­rente 2015, scure ad alzo zero sui ser­vizi sociali e tra­sfe­ri­menti dello Stato a rischio “sta­bi­lità”. Dome­nica nei 256 seggi fra laguna, isole e ter­ra­ferma i 211.132 elet­tori della città metro­po­li­tana sono chia­mati a sce­gliere fra nove can­di­dati soste­nuti da 24 liste. È il giorno della verità per Felice Cas­son, 61 anni, ex pm e sena­tore “dis­si­dente”: ha trion­fato alle pri­ma­rie, aggre­gato il “cen­tro­si­ni­stra clas­sico” e perso tre chili nella mara­tona della cam­pa­gna elet­to­rale di pros­si­mità. Può vin­cere, forse, già al primo turno e can­cel­lare il ricordo della scon­fitta nel bal­lot­tag­gio 2005 con Mas­simo Cac­ciari. Sarebbe un segnale ine­qui­vo­ca­bile per la “vec­chia ditta” della Quer­cia vene­ziana, ma ancor di più per Renzi che avrebbe pre­fe­rito un can­di­dato più allineato.

Cas­son sulla scheda occupa la posi­zione cen­trale con i sim­boli della lista civica (con Nicola Pel­li­cani in cima), Pd, Vene­zia 2020, Vene­zia bene comune, Socia­li­sti e Vene­zia popo­lare. Il cen­tro­de­stra si è spac­cato in tre, per­ché alla fine Luigi Bru­gnaro (paròn di Umana e della Reyer Basket, ma anche sus­si­dia­rio non solo a Con­fin­du­stria) ha deciso di scen­dere in campo con la bene­di­zione del mini­stro Alfano. Dovrà veder­sela con Fran­ce­sca Zac­ca­riotto, ex pre­si­dente della pro­vin­cia ed ex leghi­sta, che sven­tola la ban­diera di “Vene­zia Domani” insieme al tri­co­lore di FdI. E con Gian Angelo Bel­lati, can­di­dato della Lega che rispol­vera il sepa­ra­ti­smo di Mestre da Venezia.

Il M5S si affida a Davide Scano, avvo­cato 39enne, spo­sato con due figli, che è già stato con­si­gliere dei Verdi nella muni­ci­pa­lità di Mestre. Com­ple­tano il qua­dro dei can­di­dati sin­daco Fran­ce­sco Mario d’Elia del Movi­mento auto­no­mia Vene­zia, Camilla Sei­bezzi di “Noi la città”, Giam­pie­tro Pizzo di “Vene­zia cam­bia 2015” e Ales­san­dro Busetto del Par­tito comu­ni­sta dei lavoratori.

La vigi­lia del voto si con­suma nel tra­di­zio­nale porta a porta della coa­li­zione di Cas­son, men­tre sull’altro fronte si urla al mas­simo nel mega­fono della “sicu­rezza”. Dome­nica scorsa gli atti­vi­sti dei cen­tri sociali Morion e Rivolta hanno con­te­stato il comi­zio di Mat­teo Sal­vini con i gom­moni a sim­bo­leg­giare i diritti dei migranti e con un paio di cari­che delle forze dell’ordine, che ora annun­ciano una raf­fica di denunce dopo le iden­ti­fi­ca­zioni della Digos. In attesa del ver­detto delle urne, Fili­berto Zovico (edi­tore del quo­ti­diano on line Vene­zie Post e pro­mo­tore dei festi­val tema­tici) non nasconde lo scet­ti­ci­smo ser­peg­giante: «Già il recente voto in Tren­tino è stato un segnale espli­cito del males­sere siste­mico a Nord Est. Vene­zia rischia di cer­ti­fi­carne la para­lisi, per­ché la città è stata let­te­ral­mente mas­sa­crata negli ultimi vent’anni. Il cen­tro­si­ni­stra, al di là dei pro­clami, non ha mai saputo costruire un vero pro­getto per la capi­tale del Veneto.

Unica ecce­zione la Bien­nale di Baratta che almeno ha resti­tuito un tocco di inter­na­zio­na­lità». Ora con Cas­son, che Zovico para­gona a De Magi­stris a Napoli, si rischia per­fino di repli­care in un even­tuale bal­lot­tag­gio la scon­fitta di Padova. «Per di più a bene­fi­cio di can­di­dati del cen­tro­de­stra non all’altezza di una città come Vene­zia, unica e deli­cata. Insomma, esau­riti i pri­vi­legi e ven­duti i gioielli di fami­glia l’offerta poli­tica si rivela fal­li­men­tare: la lunga crisi di Vene­zia sarà esplo­siva in assenza di un dise­gno, di un’amministrazione inno­va­tiva e di un effet­tivo governo della rigenerazione»

Riferimenti

Vedi qui la nostra risposta a un articolo di Paolo Floris d'Arcais.
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