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sabato 25 aprile 2015

Se un Matteo converge con l’altro

Nell'anniversario della vittoria della Resistenza acquisisce un  significato sinistro la tacita intesa tra  Renzi e Salvini, e la sintonia delle loro proposte con quelle dell'UE. E' come si dovesse ricominciar daccapo. Il manifesto, 25 aprile 2015

 Con­trol­lare le fron­tiere, respin­gere i migranti, impe­dire che par­tano. Que­sti i prin­ci­pali impe­gni che i governi euro­pei hanno assunto in occa­sione della riu­nione di gio­vedì del Con­si­glio d’Europa. Impe­gni in sin­to­nia con quanto dichia­rato in diverse occa­sioni dal nostro pre­si­dente del con­si­glio che, nel suo discorso alla Camera, a poche ore di distanza dalla strage più grande di sem­pre nel Medi­ter­ra­neo, non ha nem­meno accen­nato al dovere dei governi ita­liano ed euro­pei di farsi carico della pro­te­zione delle per­sone che fug­gono da guerre e violenze.

Cen­trali restano, dal suo punto di vista, la lotta agli sca­fi­sti e un’ulteriore stretta alle fron­tiere, con l’aggravante, che segna un’inedita con­ver­genza tra i due Mat­tei (Renzi e Sal­vini), di dare prio­rità alla distru­zione delle imbar­ca­zioni usate per le tra­ver­sate in mare. L’Unione Euro­pea riprende, in sede di Con­si­glio, la pro­po­sta ita­liana, pre­ve­dendo anche la pos­si­bi­lità di un inter­vento mili­tare per rag­giun­gere l’obbiettivo, dimen­ti­cando però che in Libia c’è una guerra civile in corso e che il rischio di ‘danni col­la­te­rali’ è molto alto.

Grande sin­to­nia quindi tra il nostro governo e l’Europa dei 28 (ma anche con un pezzo dell’agenda poli­tica della destra xeno­foba) sulla gestione delle fron­tiere, con l’obiettivo, espli­ci­tato soprat­tutto negli accordi del pro­cesso di Khar­toum e in quello di Rabat, così come negli accordi bila­te­rali che si vanno defi­nendo in que­sti mesi, di tra­sfe­rire ai Paesi della sponda sud la respon­sa­bi­lità di gestire i flussi di richie­denti asilo per bloc­carli prima che arri­vino alle nostre frontiere.

Una con­ver­genza che segna il punto più basso delle poli­ti­che migra­to­rie, di fronte alle migliaia di cada­veri che giac­ciono sul fondo del Medi­ter­ra­neo. Nell’ordine del giorno del Con­si­glio l’accoglienza viene affron­tata come il meno impor­tante dei pro­blemi e la sban­die­rata soli­da­rietà tra gli Stati Mem­bri si riduce a pro­getti pilota di rein­se­ri­mento per 5mila rifu­giati, una cifra ridi­cola.

La grande e potente Europa met­te­rebbe in campo un pro­getto spe­ri­men­tale per almeno (sic!) 5000 posti. Tanto per capire di che stiamo par­lando, basti pen­sare che il pic­colo e povero Libano o la pic­cola e povera Gior­da­nia accol­gono circa un milione di per­sone a testa. L’Europa della Mer­kel, di Holande e Renzi, della BCE di Dra­ghi, 5000 posti. Vergogna!

Esi­ste per for­tuna un’altra Ita­lia, che ha rea­gito subito con sde­gno, por­tando in piazza migliaia di per­sone, cer­cando di resti­tuire a quei morti la dignità che meri­tano e di espri­mere un cor­do­glio ed una soli­da­rietà fatta di pro­po­ste con­crete. Non di vane parole e di cini­smo. L’Italia dei sin­da­cati, delle orga­niz­za­zioni sociali reli­giose e lai­che, di stu­denti e ambien­ta­li­sti, che ogni giorno prova a con­tra­stare il raz­zi­smo di stato. Una rete di asso­cia­zioni che si è data appun­ta­mento il 21 aprile davanti a Mon­te­ci­to­rio a Roma e in altre 100 città per chie­dere che il governo ita­liano attivi subito una ope­ra­zione di ricerca e sal­va­tag­gio (come Mare Nostrum), in attesa che tutta l’Europa si assuma que­sta responsabilità.

Allo stesso tempo è stato chie­sto che Ita­lia e UE affi­dino all’Unhcr il tra­sfe­ri­mento in sicu­rezza verso l’Europa di coloro che, nei paesi intorno al medi­ter­ra­neo, aspet­tano di poter par­tire per chie­dere pro­te­zione, con un’equa ripar­ti­zione tra i diversi stati. L’agenzia delle Nazioni Unite per i rifu­giati (Unhcr) è infatti l’organizzazione che ha com­pe­tenze, stru­menti e mezzi per poter gestire legal­mente il flusso di pro­fu­ghi, senza dover modi­fi­care leggi nè orga­niz­zare impro­ba­bili rap­pre­sen­tanze e campi di tran­sito in africa, col vero scopo di bloc­carli lì.

Nei pros­simi giorni la mobi­li­ta­zione con­ti­nuerà e se l’Italia e l’Unione euro­pea non cam­biano dire­zione ci sarà una rea­zione ampia e uni­ta­ria, per fer­mare la strage e resti­tuire forza e inte­grità alla nostra democrazia
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