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venerdì 24 aprile 2015

La Fortezza Europa si arma

«Consiglio europeo straordinario. Un minuto di silenzio per i morti, ma Frontex resta il solo orizzonte. Più finanziamenti per Triton e Poseidon, maggiore presenza militare nel Mediterraneo. Misure “molto lon­tane dal nostro appello pres­sante a favore di ope­ra­zioni di sal­va­tag­gio di grande ampiezza”, ha com­men­tato Amne­sty Inter­na­tio­nal». Il manifesto, 24 aprile 2015 (m.p.r.)

Navi da guerra, por­tae­li­cot­teri, aerei arri­ve­ranno nel Medi­ter­ra­neo per met­tere ordine, per “smash the gangs”, come ha rias­sunto con grande ele­ganza il bri­tan­nico David Came­ron. Ma gli “inter­venti mirati” per distrug­gere i bar­coni dei traf­fi­canti, indi­vi­duati come i soli respon­sa­bili dell’ecatombe umana die­tro i quali la Ue tenta di nascon­dere le pro­prie respon­sa­bi­lità, restano un’ipotesi dif­fi­cile da rea­liz­zare nei paesi di par­tenza, a comin­ciare dalla Libia, e potreb­bero limi­tarsi ad azioni ex post, nei porti di sbarco euro­pei. A Mrs Pesc, Fede­rica Moghe­rini, è stato affi­dato il com­pito di tro­vare le vie legali per arri­vare al seque­stro e alla distru­zione dei bar­coni dei trafficanti.

Il Con­si­glio straor­di­na­rio sui migranti dei capi di stato e di governo della Ue si è aperto a Bru­xel­les con un minuto di silen­zio in memo­ria dei morti del Medi­ter­ra­neo. Sarà il solo momento in cui sono ricor­dati come esseri umani. Per il resto, i 28 hanno discusso per ore come sca­ri­carsi il “far­dello”, senza cam­biare di una vir­gola i cri­teri di Fron­tex, agen­zia nata per difen­dere la for­tezza Europa, come dice il suo nome. I finan­zia­menti a Tri­ton (al largo dell’Italia) e a Posei­don (al margo della Gre­cia) saranno rad­dop­piati: erano rispet­ti­va­mente di 2,9 milioni al mese e 8 milioni l’anno (ma anche con il rad­dop­pio non si rag­giun­gerà l’investimento di Mare Nostrum). Misure “molto lon­tane dal nostro appello pres­sante a favore di ope­ra­zioni di sal­va­tag­gio di grande ampiezza”, ha com­men­tato Amne­sty Inter­na­tio­nal, che ha fir­mato con una tren­tina di altre orga­niz­za­zioni non gover­na­tive un testo rivolto ai diri­genti euro­pei e rima­sto inascoltato.

Le con­clu­sioni del ver­tice ripren­dono i dieci punti del pro­gramma di emer­genza pre­sen­tato dalla Com­mis­sione lunedi’. Ma lo rive­dono ancora al ribasso. Biso­gnerà aspet­tare mag­gio, per esem­pio, e altre pro­po­ste della Com­mis­sione, per vederci più chiaro sulla “rein­stal­la­zione” dei richie­denti asilo nei 28 paesi: comun­que, l’offerta sarà solo “su base volon­ta­ria” e non dovrebbe riguar­dare più di 5mila per­sone, iden­ti­fi­cate dall’Onu come rifu­giati (oggi nei campi in Libano, Gior­da­nia e Tur­chia). Non è in discus­sione un cam­bia­mento di Dublino II, che pre­vede che sia il paese di primo arrivo ad aprire la pra­tica per il diritto d’asilo (cosa che incombe soprat­tutto su Ita­lia, Gre­cia, Spa­gna, Malta e Cipro). C’è una diret­tiva Ue del 2001, mai appli­cata, che pre­vede una “pro­te­zione tem­po­ra­nea” in caso di grave crisi, ma anche que­sto sem­bra troppo alla mag­gio­ranza degli euro­pei. David Came­ron, per esem­pio, che deve fron­teg­giare le ele­zioni il 7 mag­gio, ha subito fatto sapere che man­derà 3 eli­cot­teri e una nave (è già una svolta, prima non voleva nep­pur sen­tir par­lare di ricerca e sal­va­tag­gio), ma che comun­que la Gran Bre­ta­gna non accet­terà di ospi­tare rifu­giati. Nel 2014, come ha ricor­dato il pre­si­dente dell’Europarlamento Mar­tin Schultz, ci sono state 626mila domande di asilo nella Ue, ma ne è stata accolta solo un’infima per­cen­tuale (a titolo di para­gone, il Libano, che ha 5 milioni di abi­tanti, acco­glie un milione di siriani). La Fran­cia man­derà due navi e un aereo, la Sve­zia (con la Nor­ve­gia) una nave. La Ger­ma­nia, due navi. La Spa­gna e il Bel­gio accet­tano anch’esse di par­te­ci­pare. La mini­stra della difesa ita­liana, Pinotti, sostiene di sapere dove si tro­vano i traf­fi­canti, l’Italia spinge per ope­ra­zioni mirate in Libia. Ma molti fre­nano, e molto pro­ba­bil­mente la distru­zione dei bar­coni avverrà nei porti di sbarco euro­pei. Per poter agire in Libia, prin­ci­pale stato di par­tenza, ci vuole l’accordo del “governo”, ma, come ha sot­to­li­neato Hol­lande (rife­ren­dosi pole­mi­ca­mente al suo pre­de­ces­sore Sar­kozy), quel paese “non è gover­nato, è nel caos”, tre anni e mezzo dopo l’intervento. Ci vor­rebbe un man­dato Onu, ma qui l’Ue si scon­tre­rebbe con un sicuro veto russo. Il pre­ce­dente di Ata­lante, la mis­sione Ue al largo della Soma­lia con­tro la pira­te­ria, inse­gna: la mis­sione era stata decisa nel 2008, ma le prime azioni sono arri­vate solo nel 2011-12. Come ha rias­sunto un ammi­ra­glio fran­cese, Alain Col­defy: “cosa pos­siamo fare per con­te­nere que­sto traf­fico con la forza? La rispo­sta è sem­plice: niente”. Rebecca Harms, co-presidente dei Verdi al Par­la­mento euro­peo, afferma che l’ipotesi di inter­venti mirati è un “senza senso, la mis­sione di difesa e sicu­rezza comune signi­fica mili­ta­riz­za­zione della stra­te­gia Ue con­tro i migranti”.

La Ue si lascia ten­tare dal modello austra­liano. Il pre­mier, il con­ser­va­tore Tony Abbott, vanta che negli ultimi 18 mesi ci sono stati “zero morti” al largo dell’Australia, gra­zie all’operazione “fron­tiere sovrane”. Una cam­pa­gna di infor­ma­zione (“No way, you will not make Austra­lia home”) per sco­rag­giare le par­tenze, 908 baroni respinti nelle acque inter­na­zio­nali in 18 mesi, una spesa con­si­de­re­vole di cen­ti­naia di migliaia di dol­lari e per i migranti la sola pos­si­bi­lità di tor­nare da dove sono venuti oppure di andare in cen­tri di deten­zione off shore in “paesi part­ner”: Cam­berra dà soldi a paesi come la Cam­bo­gia (40 milioni di dol­lari) o la Papua­sia Nuova Gui­nea per­ché accol­gano i migranti che avreb­bero diritto all’asilo (l’Australia ha fir­mato la con­ven­zione inter­na­zio­nale del ’51). La Ue, difatti, cerca “part­ner” in Africa che si fac­ciano carico dei migranti.
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