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LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

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martedì 24 marzo 2015

Un varco tedesco per Tsipras

«Il bilan­cio del ver­tice è, stando alle dichia­ra­zioni, posi­tivo per entrambi. Ma chi ha segnato un punto è cer­ta­mente il pre­mier greco». Il manifesto, 24 marzo 2015 (m.p.r.)


Capirsi meglio, com­bat­tere gli ste­reo­tipi neo-nazionalisti, tro­vare solu­zioni accet­ta­bili per tutti: la pos­si­bi­lità di un’intesa poli­tica fra Ale­xis Tsi­pras e Angela Mer­kel parte da que­sti presupposti. Sot­to­li­neati con forza ieri, nella con­fe­renza stampa seguita alla prima visita uffi­ciale del pre­mier greco a Ber­lino. Al cen­tro dell’incontro fra il lea­der di Syriza e la can­cel­liera ovvia­mente l’Europa, cioè la gestione euro­pea della crisi greca, ma anche «le rela­zioni bila­te­rali fra i due Paesi», e cioè il con­ten­zioso per le con­se­guenze dell’occupazione nazi­sta durante la seconda guerra mondiale.

Due aspetti sim­bo­li­ca­mente intrec­ciati, ma rigi­da­mente sepa­rati nella rap­pre­sen­ta­zione uffi­ciale: con abi­lità diplo­ma­tica, Tsi­pras ha riba­dito di fronte a Mer­kel il punto di vista greco sulla neces­sità di otte­nere ripa­ra­zioni per le deva­sta­zioni bel­li­che, sot­to­li­neando a più riprese, però, che «que­sto tema non c’entra con la crisi attuale».

Il bilan­cio del ver­tice è, stando alle dichia­ra­zioni, posi­tivo per entrambi. Ma chi ha segnato un punto è cer­ta­mente il pre­mier greco. A dif­fe­renza di altri (pseudo) lea­der dell’Europa meri­dio­nale che al cospetto della potente can­cel­liera non sanno far altro che sco­din­zo­lare ubbi­dienti, Tsi­pras ha colto l’occasione per riba­dire urbi et orbi la posi­zione di Atene. Con fer­mezza, ma con parole pacate e sguardo disteso, a dispetto di chi dipinge la nuova diri­genza greca come «una banda di hoo­li­gans» (copy­right Frank­fur­ter All­ge­meine Zei­tung). Due i punti-chiave.

«Primo: abbiamo alle spalle 5 anni di un “pro­gramma di sal­va­tag­gio” che per noi non è di suc­cesso, ma ha peg­gio­rato la situa­zione: non ha rag­giunto obiet­tivi di con­te­ni­mento del debito e ha aumen­tato le dise­gua­glianze», ha argo­men­tato il pre­mier greco, citando uno stu­dio della fon­da­zione Hans Böc­kler, auto­re­vo­lis­simo isti­tuto di ricerca tede­sco. «Secondo: sarebbe una sem­pli­fi­ca­zione dire che i pro­blemi in Gre­cia sono respon­sa­bi­lità di altri e non nostra, pur non essendo esente da cri­ti­che il modo di fun­zio­nare dell’Unione euro­pea», ha aggiunto Tsipras.

«Allora, se siamo d’accordo su que­sti due punti, siamo d’accordo anche sulla con­clu­sione: biso­gna miglio­rare ciò che non andava bene nelle poli­ti­che seguite sin qui, e quindi biso­gna fare ciò che non hanno fatto i governi precedenti». Cioè: favo­rire la coe­sione sociale e com­bat­tere le ingiu­sti­zie. «Biso­gna rispet­tare i trat­tati, ma anche la demo­cra­zia e le sovra­nità nazio­nali»: impos­si­bile una cosa senza l’altra.

Mer­kel ha richia­mato più volte l’accordo-quadro del 20 feb­braio, sot­to­li­neando ciò che sta a cuore al suo governo: «Le cifre for­nite dal governo greco devono essere vere». La paura di tro­varsi nuo­va­mente di fronte al gioco delle tre carte che fece il governo di Nea Demo­kra­tia prima dello scop­pio della crisi c’è tutta. Ma dopo l’incontro di ieri sem­bra esserci mag­giore fidu­cia verso Atene. Anche per la can­cel­liera «è impor­tante che la Gre­cia si raf­forzi, cre­sca, scon­figga la disoc­cu­pa­zione, in par­ti­co­lare quella gio­va­nile». E, natu­ral­mente, «che abbia un bilan­cio solido».

Un avvi­ci­na­mento delle posi­zioni sem­bra esserci stato, dal momento che Mer­kel non ha insi­stito sugli accordi dell’epoca di Anto­nis Sama­ras, data evi­den­te­mente per supe­rata in modo defi­ni­tivo. Stando alle agen­zie tede­sche, la disten­sione deri­ve­rebbe anche da un pac­chetto di misure che Tsi­pras avrebbe pre­sen­tato in ante­prima alla potente padrona di casa: vi sareb­bero aumento dell’età pen­sio­na­bile e pri­va­tiz­za­zioni. Ma non ci sono riscon­tri che con­fer­mino que­ste voci. E la disin­for­ma­cija dei media main­stream è sem­pre al lavoro, quando si tratta di Grecia.

Alle domande rela­tive ai pro­blemi di liqui­dità, il lea­der greco ha rispo­sto senza per­dere l’aplomb: «È una que­stione nota da tempo, che noi abbiamo ere­di­tato e non abbiamo mai nasco­sto, e sulla quale non c’è nulla di nuovo da dire. Certo, io non sono venuto qua a chie­dere alla can­cel­liera di pagare le pen­sioni dei greci». Mer­kel non si è sbi­lan­ciata, affer­mando che la com­pe­tenza è dell’Eurogruppo, non sua. Parole pru­denti, com’era ine­vi­ta­bile: la lea­der demo­cri­stiana insi­ste sem­pre sul fatto di essere «alla pari degli altri», e quindi di non avere titolo per «det­tare la linea».

L’eccezionalità tede­sca è rico­no­sciuta, invece, nel capi­tolo memo­ria sto­rica: «Esa­mi­ne­remo le richie­ste della Gre­cia sulle ripa­ra­zioni per la seconda guerra mon­diale con la con­sa­pe­vo­lezza dei gra­vis­simi cri­mini com­piuti dai nazi­sti». Una «que­stione etica», ha riba­dito Tsi­pras, che è stato duris­simo nel cri­ti­care gli acco­sta­menti impro­pri fra Terzo Reich e Ger­ma­nia attuale: «Anche il gior­nale del mio par­tito ha fatto errori su que­sto. Guai ad ali­men­tare gli ste­reo­tipi, da ambo le parti».
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