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LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

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venerdì 27 marzo 2015

Alterita' e geografie umane

Un breve dialogo per spiegare perchè l'antropologia serve oggi più di ieri. Intervista di Andrea Staid a Marc Augé e Marco Aime. Comune.info, newsletter, 26 marzo 2015

Dal 27 al 29 marzo 2015 si terrà a Milano, presso i Frigoriferi Milanesi (via Piranesi 10), Book Pride, la prima fiera nazionale dell’editoria indipendente. In questa intervista Andrea Staid, che coordina il dibattito di sabato 28 marzo, anticipa gli argomenti che verranno affrontati nel corso di questa conversazione, con due grandi antropologi come Marc Augé e Marco Aime, su alterità e geografie umane.

La prima domanda è perché trovate importante che l’antropologia non si occupi soltanto di popoli lontani ma anche delle “nostre” società?
Marc Augé – È importante perché viviamo in un mondo che si muove, e questo vale tanto per le società cosiddette “tradizionali” quanto per l’Occidente moderno. Questo movimento sovverte le vecchie distinzioni e non permette più di distinguere fra differenti tipi di studio e di sguardo. È sempre stato così, ma lo è sempre di più.

Marco Aime – Perché credo che l’approccio antropologico, grazie anche al suo bagaglio di carattere “etnografico”, possa fornire uno sguardo nuovo sui processi che stanno accadendo nelle nostre città e nei nostri paesi. Un approccio dinamico e incentrato sui modelli relazionali, che fornisce nuove chiavi di lettura rispetto a quelle adottate da altre discipline.

Mi chiedo spesso se l’antropologia possa aiutarci realmente a capire il complesso mondo contemporaneo e soprattutto se possa trovare risposte possibili per muoverci meglio e con più consapevolezza nella società. Voi come la pensate?

Marco Aime – In qualche modo sì. Non dico che l’antropologia proponga soluzioni particolari, ma al contrario, proprio grazie al fatto di porre continuamente domande, ci aiuta a indagare, con angolazioni diverse, il nostro presente.

Marc Augé – Sì, ma precisamente analizzando quello che si muove e criticando le categorie create dalla prima etnologia: cultura, tradizione, comunità, ecc.

Le angolazioni diverse sono centrali per noi antropologi, il mondo è scosso da quello che la stampa chiama, dal mio punto di vista erroneamente, uno scontro di civiltà, o di religioni. Due antropologi come voi ci possono aiutare a fare chiarezza nella confusione creata dai media?

Marco Aime – Lo spero: l’uso di concetti come cultura, civiltà, identità, fatto nelle retoriche comunicative dei media e in quelle politiche, è quanto mai approssimativo, se non errato e strumentale. Si vogliono interpretare in chiave culturale conflitti le cui cause spesso vanno ricercate in altri campi. Inoltre si usano concetti come cultura e identità nello stesso modo in cui si utilizzava quello di “razza” nel secolo scorso.

Marc Augé - A mio avviso viviamo oggi le ultime convulsioni (ma può anche durare a lungo!) della forma più totalitaria del senso sociale: la religione.
Gli sguardi altri possono essere un tentativo di condividere alcune possibili letture dei punti di rottura che segnano la nostra società e quindi trovare soluzioni condivise?
Marc Augé - È complicato: infatti, oggi più che mai, è difficile postulare l’esistenza di sguardi culturali differenti e coerenti. Penso che l’analisi critica possa essere feconda solo concentrandosi sulle tre dimensioni dell’essere umano: individuale, culturale e genetica. Essa deve chiedersi come conciliare il “senso” sociale (la necessità della relazione con l’altro) e la libertà dell’individuo.


.* Marc Augé (Poitiers, 1935), antropologo, è noto a livello internazionale per la teorizzazione dei concetti di surmodernità e di nonluogo. È stato direttore dell’École des Hautes Études en Sciences Sociales a Parigi ed è autore di numersi libri tradotti in tutto il mondo; tra quelli diffusi in Italia ricordiamo Nonluoghi. Introduzione a una antropologia della surmodernità, Il bello della bicicletta, Diario di un senza fissa dimora, Un etnologo nel metrò, Il mestiere dell’antropologo, Nonluoghi. Introduzione a un’antropologia della surmodernità.
* Marco Aime (Torino 1956) insegna Antropologia culturale all’Università di Genova, dopo aver condotto ricerche sul campo in Benin, Burkina Faso e Mali, oltre che sulle Alpi italiane. Autore di numerosi saggi antropologici, come Le radici nella sabbia, Diario dogon, Sapersi muovere, La casa di nessuno, Etnografia del quotidiano, ha anche scritto opere di narrativa, come Taxi brousse, Fiabe nei barattoli. Nuovi stili di vita spiegati ai bambini, Le nuvole dell’Atakor
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