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LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

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martedì 17 marzo 2015

Toscana, Paesaggio: CGIL, no stravolgimenti piano, bene sintesi Rossi

Una pesante aggiunta alle decine di appelli che si sono levati in tutt'Italia in difesa del piano paesaggistico della Toscana. Agenzia ANSA. Firenze, 16 marzo 2015

Non si stravolga il il piano paesaggistico della Toscana che «deve prevedere norme cogenti per le rispettive amministrazioni comunali e deve essere condiviso con il ministero dei Beni Culturali. Le osservazioni tecnico-scientifiche devono rimanere vincolanti nei confronti delle amministrazioni locali, valorizzando ruolo e valore delle competenze specialistiche ed al coinvolgimento dell'intellettualità».

E' quanto chiede la Cgil Toscana che lancia un appello affinché vengano salvaguardate le cave, le coste e le aree di pregio ambientale della regione. «Come Cgil Toscana abbiamo espresso in tutte le sedi di confronto il nostro parere positivo e favorevole al piano con le integrazioni fatte dal presidente Rossi alcune settimane fa - spiega il sindacato in una nota -, punto avanzato di sintesi tra esigenze del lavoro, dell'ambiente e di un concetto alto di paesaggio e di beni culturali, frutto di un impegno di anni che ha coinvolto le migliori intelligenze e passioni sul tema. Siamo di fronte al fondato rischio che gli interessi corporativi rompano tale equilibrio, non a favore del lavoro a fronte dell'ambiente sia chiaro».

Per la Cgil «non si possono più abbattere le vette cimali sopra i 1200 metri. Sotto i 1200 metri non si deve poter aprire una nuova cava senza il parere della commissione regionale. Si deve lavorare una quota significativa del marmo estratto entro tempi certi in loco, valorizzando l'intera filiera, istituendo un distretto del marmo apuo-versiliese dotato di strumenti che rendano effettivo il controllo delle attività ed il rispetto delle norme. Così come è necessario salvaguardare il profilo delle nostre coste e delle aree di rilevante pregio ambientale».


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