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La strada «dell’apartheid»

La strada «dell’apartheid»
12 febbraio 2019. Per Israele la route 4370 è una «tangenziale» che permette al traffico di scorrere senza problemi all’ingresso orientale di Gerusalemme. Per i palestinesi, invece, è la prova dell’intenzione di Tel Aviv di sviluppare una doppia rete stradale, una per loro sotto occupazione e un’altra per gli israeliani. In effetti la corsia ovest a loro destinata preclude l’accesso alla Città Santa e prosegue verso il sud della Cisgiordania (Nena-news.it).

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giovedì 5 marzo 2015

La nuova Soprintendente di Roma

Oh quanto hai ragione, Montanari. Ma per favore, non rimandate a Venezia l'amica e sostenitrice dei distruttori della città, in Laguna ci sono già abbastanza guai. La Repubblica online, blog "Articolo 9", 5 marzo 2015


La gigantesca migrazione incrociata dei soprintendenti italiani, che è in corso in queste ore, assomiglia più ad un massacro delle competenze che non ad un vero rinnovamento. La Uil parla di «palesi scorrettezze e arbitri»: e se forse è presto per dare un giudizio complessivo, colpiscono (negativamente) scelte come quella di rimuovere da Napoli Giorgio Cozzolino (colpevole forse di essersi opposto alla commercializzazione delle piazze di Napoli), e più in generale di gettare al vento comprovate esperienze virtuose.

Ma la scelta più incomprensibile appare quella di affidare la Soprintendenza più importante d'Italia – quella di Roma – a Renata Codello, fino a ieri soprintendente ai monumenti di Venezia.

Con questa decisione il Ministero sembra aver voluto «onorare e riconoscere ai livelli più alti» – come ha subito notato, elegantemente, l'interessata – il lavoro veneziano della Codello.

Un lavoro, in questi anni, al centro di pesantissime e fondatissime critiche da parte dell'opinione pubblica veneziana, delle associazioni di tutela, del migliore giornalismo italiano: che hanno rimproverato alla Codello nientemeno che i «silenzi sul raddoppio dell’hotel Santa Chiara (vetro, cemento e acciaio: sul Canal Grande) e sulle immense navi da crociera che sfilano davanti a San Marco». Italia Nostra ha messo in file le prove della Soprintendente Codello: la «distruttiva lottizzazione di Ca’ Roman», lo «scandaloso progetto di “restauro” del Fontego dei Tedeschi», il raddoppio del Santa Chiara, «i progetti al Lido che hanno ridotto l’isola a spettro di se stessa».

Per tutta risposta, la Codello ha querelato Italia Nostra e Gian Antonio Stella. Scelta che non certifica esattamente un attitudine ad un aperto e franco confronto con i cittadini.

Ma non basta, e qua lascio la parola allo stesso Stella: «Per dar battaglia in tribunale la Codello ha scelto l’avv. Adriano Vanzetti di Milano. Cioè il legale del Consorzio Venezia Nuova nella causa (persa) contro Vincenzo Di Tella, Paolo Vielmo e Giovanni Sebastiani, tre ingegneri rei di aver criticato il costosissimo progetto del Mose, sempre contestato dagli ambientalisti. ... Ora, fermo restando il diritto di ciascuno di scegliersi l’avvocato che vuole, è opportuno che chi è delegato a tutelare Venezia scelga contro Italia Nostra proprio un legale di fiducia di quel Consorzio tanto contestato dagli ambientalisti? Lecito è lecito, ovvio. Ma opportuno? Di più: sapete chi firmò nel 2012 il ricorso di «Terminal Passeggeri» contro il decreto («penalizzante») del ministro dell’Ambiente sui rifiuti dei traghetti e delle navi da crociera? L’avvocato Francesco Curato. Marito della soprintendente che rivendica il diritto di non esprimersi su quelle navi perché, alla romana, 'nun je spetta'».

Insomma, proprio ciò di cui ha bisogno la già provatissima Capitale. E uno si chiede: ma il ministro Dario Franceschini, il Segretario Generale del Ministero e il Direttore delle Belle arti lo leggono il «Corriere della sera»? La scelta di premiare la Codello con la Soprintendenza di Roma sembra così incredibilmente inopportuna da far quasi pensare che lo leggano eccome, e che l'abbiano fatto apposta. Il Presidente del Consiglio ha scritto - come è noto - che «sovrintendente è una delle parole più brutte di tutto il vocabolario della burocrazia». Si sa, Matteo Renzi non ama che i fatti lo contraddicano: ed eccolo accontentato.
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