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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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martedì 17 febbraio 2015

Perché diciamo grazie alla Grecia

«A Bru­xel­les stanno com­bat­tendo anche per noi. Sono lì ed hanno avuto accesso a quelle stanze per­ché hanno avuto la forza e il corag­gio di sfi­dare Golia e la capa­cità di rice­vere dal popolo greco la legit­ti­ma­zione a farlo. Sono lì a farsi ascol­tare anche a nome nostro». Il manifesto, 15 febbraio 2015

Non so se sono i greci che deb­bono rin­gra­ziarci per que­sta mani­fe­sta­zione grande, bella, uni­ta­ria che abbiamo pro­mosso in tutta fretta per­ché a Bru­xel­les capis­sero bene che quanto lì si decide in que­sti giorni non riguarda solo Atene, ma tutti noi, tutti gli euro­pei che vogliono un’Unione in grado di garan­tire più ugua­glianza più demo­cra­zia più pace.

Un’Europa che almeno la smetta di rite­nersi faro della civiltà quando è inca­pace di acco­gliere chi fugge da terre deva­state dalla pesante ere­dità colo­niale e dalle nostre più recenti, dis­sen­nate spe­di­zioni mili­tari. Pro­prio per que­sto sarebbe forse meglio dire che non sono i greci a dover rin­gra­ziare noi, ma noi che rin­gra­ziamo loro per quello che stanno facendo anche per noi. Noi che rin­gra­ziamo Ale­xis e Yan­nis - (li chia­miamo ormai per nome per­ché non sono più solo com­pa­gni ma sono diven­tati amici).

Siamo noi che li rin­gra­ziamo per­ché lì a Bru­xel­les stanno com­bat­tendo anche per noi. Sono lì ed hanno avuto accesso a quelle stanze per­ché hanno avuto la forza e il corag­gio di sfi­dare Golia e la capa­cità di rice­vere dal popolo greco la legit­ti­ma­zione a farlo. Sono lì a farsi ascol­tare anche a nome nostro. (Direi che se la cavano piut­to­sto bene. La prova, lo sap­piamo, è duris­sima, ma già dopo que­sti pochi/ primi giorni sem­brano pro­ce­dere con fer­mezza, con la sicu­rezza di rodati sta­ti­sti). Ne siamo orgo­gliosi e sod­di­sfatti. (Avete visto le loro imma­gini in tv, sono loro a domi­nare la scena, e tutti si affret­tano ad avvi­ci­narsi a loro per strin­ger­gli la mano).

Per­ché hanno capito che i nostri amici hanno aperto un nuovo capi­tolo della sto­ria dell’Unione euro­pea: per­ché hanno avuto la deter­mi­na­zione - che fino ad oggi era man­cata a tutti - di dire che così non va, che occorre cam­biare pro­prio se si vuole sal­vare il pro­getto d’Europa. Non sono andati a Buxel­les a scu­sarsi per il loro debito e a men­di­care aiuto, ma per dire alla troika che deve chie­dere scusa.

Scusa per i danni che ha pro­dotto con le sue poli­ti­che. Scusa per essersi irre­spon­sa­bil­mente fidata, di un governo cor­rotto e inca­pace. La cata­strofe è oggi sotto gli occhi di tutti. Di anno in anno, dal 2008, le medi­cine di Bru­xel­les anzi­ché alle­viare i mali e avviare un nuovo corso hanno peg­gio­rato la situa­zione della Gre­cia. Qual­siasi mena­ger che avesse pro­dotto in quat­tro anni un crollo del Pil pari al 25% e rite­nesse que­sto il metodo migliore per accu­mu­lare le risorse per ripa­gare un debito, ver­rebbe licen­ziato. Con tanto par­lare di effi­cienza, il cri­te­rio potrebbe esser appli­cato anche ai fun­zio­nari di Bru­xel­les! Se hanno rovi­nato così la Gre­cia vanno messi in con­di­zione di non nuo­cere più. È neces­sa­rio far­glielo capire.

Noi siamo qui per far sen­tire anche la nostra voce. Buon lavoro Ale­xis, buon lavoro Yannis.

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