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LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI

LA RAPINA DELLA TERRA AGLI ULTIMI
Sottrarre l'uso del suolo alle esigenze elementari (dall'alimentazione all'acqua, dall'abitazione alla riserva per gli usi futuri) delle comunità che lo abitano, è diventato in vaste regioni del sud del mondo, un ulteriore strumento di sfruttamento degli ultimi a vantaggio dei più ricchi. Il Land Matrix, un osservatorio indipendente del "land grabbing" registra che ad ora sono state concluse 557 transazioni, per un totale di 16 milioni di ettari (più o meno la metà della superficie dell’Italia) e altre, riguardanti circa 10 milioni di ettari, sono in corso. Questo fenomeno provoca l’espropriazione forzata e conseguentemente l'impoverimento e l'annientamento di comunità locali, la cui sopravvivenza è strettamente legata all'accesso a queste terre. (a.b.)

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domenica 1 febbraio 2015

A partire dalle buone intenzioni del ministro, il Parlamento approda a una legge inservibile

Il testo base della legge sul consumo di suolo che il Parlamento sta approvando è un disastro. Adottato dalle commissioni riunite... >>>

Il testo base della legge sul consumo di suolo che il Parlamento sta approvando è un disastro. Adottato dalle commissioni riunite VIII e XIII della Camera riprende la cosiddetta proposta Catania (AC 2039).  Il dispositivo fondamentale per il contenimento del consumo del suolo è basato sui seguenti tre passaggi:
1. la “riduzione progressiva, in termini quantitativi, di consumo di suolo a livello nazionale”. La riduzione è definita con decreto del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, di concerto con i ministri del Mibac e delle Infrastrutture e trasporti, avendo acquisito il parere della conferenza Stato Regioni (art. 3, c. 1);
2. la riduzione nazionale è in seguito ripartita fra le Regioni con deliberazione della Conferenza unificata (art. 3, c. 5);
3. infine, la riduzione del consumo di suolo dalla scala regionale a quella comunale con provvedimento delle Regioni e delle Province autonome (art. 3, c. 8).

Consideriamo uno per uno i tre passaggi. Penso che un diligente ministro delle Politiche agricole possa decretare senza particolari problemi l’entità della riduzione del consumo di suolo a livello nazionale. Una decisione che può avere una positiva ricaduta sull’opinione pubblica e non dovrebbe suscitare rilevanti ostilità.

Meno scontata è la decisione della Conferenza unificata che dovrebbe deliberare la ripartizione fra le Regioni del consumo di suolo stabilito a livello nazionale. Essendo certamente in maggioranza le Regioni meno sensibili alla salvaguardia del territorio non urbanizzato (eufemismo), la Conferenza potrebbe non deliberare entro i previsti 180 giorni dal decreto ministeriale. In tal caso dovrebbe intervenire un decreto del presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, dopo aver acquisito il parere della Conferenza unificata (art. 3, c. 6).

Lo stesso dovrebbe succedere se le Regioni non determinano, entro i successivi 180 giorni, la ripartizione a scala comunale del consumo di suolo stabilito per ciascuna regione. Anche in questo caso il potere sostitutivo è esercitato dal presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, avendo acquisito il parere della Conferenza unificata (art. 3 c. 9).

Questo è il punto. Per quanto ne so, almeno in materia di politica del territorio non è mai stato esercitato dallo Stato il potere di sostituire le Regioni, basta ricordarsi delle generalizzate e mai sanzionate inadempienze regionali in materia di piani paesistici ex lege Galasso. Per non dire dei piani paesaggistici ex Codice del paesaggio. Comunque, possiamo pure ammettere che il Consiglio dei ministri intervenga in via sostitutiva per attuare la ripartizione fra le Regioni del consumo di suolo stabilito a livello nazionale, operazione che, in fondo, di per sé, non fa direttamente male a nessuno.

Molto diverso è il caso delle Regioni che non provvedono a fissare per ciascun comune il limite al consumo di suolo. Qui si toccano concretamente e materialmente gli interessi fondiari e mi pare assai difficile che il Governo possa farsene carico. Si tenga conto che in Consiglio dei ministri siedono alcuni garanti storici delle ideologie espansionistiche, a cominciare dal ministro delle Infrastrutture. Non è certo per caso che il ministro Lupi ha pubblicizzato, come fosse un ammonimento, la sua proposta di riforma urbanistica (consumo del suolo illimitato) proprio quando prendeva corpo il dibattito sul contenimento della crescita.

Certamente, in via di ipotesi, non si può escludere che, un bel giorno, il Governo possa fissare i limiti all’espansione, Comune per Comune, delle Regioni inadempienti. Ma, ammesso che succeda, scatterebbe allora, puntualmente, l’inerzia dei Comuni che non intendono porre limiti all’edificazione. Insomma, non ci vuole molto per dedurre che la legge non sarà applicata proprio dove sarebbe più urgente. Oppure – il che è lo stesso – sarà applicata quando non ci sarà più suolo da sottrarre al cemento.
Come volevasi dimostrare.

Ed ecco, molto sinteticamente, altre tre osservazioni:

1) La proposta di legge 2039 definisce come consumo del suolo l’impermeabilizzazione (art. 2, c. 1, lett. b), determinando inutili e dannose conseguenze, come il ricorso alla compensazione (art. 2, c. 1, lett. g). Il parametro da utilizzare è invece il territorio urbanizzato, che comprende anche i parchi pubblici e altri spazi non impermeabilizzati ma costitutivi dell’organizzazione urbana. L’impermeabilizzazione è invece un fenomeno settoriale, a macchia di leopardo, estraneo alla logica dell’urbanistica. Chiarissimo, in proposito, l’intervento di Antonio di Gennaro in Contenere il consumo del suolo. Vedi anche la seconda  proposta di legge eddyburg e la legge urbanistica regionale 65/2014 della Toscana.
2) Un altro gigantesco equivoco sta nell’attribuzione della materia contenimento del consumo del suolo (ma si dovrebbe ormai puntare all’azzeramento del consumo del suolo) al ministero delle Politiche agricole, che trascina con sé altri soggetti alieni come il Consiglio per la ricerca in agricoltura e per l’analisi dell’economia agraria. Senza togliere alcun merito all’ex ministro Mario Catania, la materia va restituita in primo luogo al Mibac cui compete il piano paesaggistico che è l’unico strumento vigente di assetto territoriale a scala regionale, strumento quasi del tutto ignorato nella proposta in esame (che con ciò contribuisce a legittimare l’irresponsabile inerzia del Mibac).
(3) Infine (ma si potrebbe continuare), i compendi agricoli neorurali periurbani (art. 5). Terribile, pericolosissima invenzione che agirebbe, al contrario di come si vuol far credere, proprio da fomite ai cambi di destinazione d’uso e al consumo del suolo.

Conclusione. Il testo sul contenimento del consumo del suolo in discussione alla Camera è, secondo noi, inemendabile. E va sostituito con la  seconda proposta eddyburg , l’unica che, tra l’altro, consentirebbe convincenti risultati in tempi brevi.    

Note
(1) Contenere il consumo di suolo. Saperi ed esperienze a confronto, a cura di Gian Franco Cartei e Luca DeLucia, Napoli 2014

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