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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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giovedì 19 febbraio 2015

Dove regna il partito dei palazzinari

Una bandiera di Forza Italia su un cantiere edilizio abusivo: è una metafora dell'Italia di ieri e di oggi. Forse al vecchio Duce le cose andavano un po' meglio. Il manifesto, 19 febbraio 2015


Qual­che volta capita di vedere una ban­diera ita­liana sopra una casa in fase di costru­zione. Sta ad indi­care in pri­mis l’orgoglio degli ope­rai per essere arri­vati all’ultima «get­tata», quella che cor­ri­sponde, di solito, alla coper­tura del tetto, senza alcun inci­dente nel can­tiere. Secondo poi indica che quell’edificio è stato rego­lar­mente auto­riz­zato. Que­sta con­sue­tu­dine è stata arro­gan­te­mente umi­liata alcuni mesi fa in un can­tiere situato a Borgo Piave, all’ingresso di Latina. Al posto del tra­di­zio­nale tri­co­lore è stata appo­sta una ban­diera di Forza Ita­lia. Sem­brò appa­ren­te­mente una goliar­data del costrut­tore, tale Vin­cenzo Mal­vaso, ori­gi­na­rio di Ser­rata (Reg­gio Cala­bria), che nel capo­luogo pon­tino è anche con­si­gliere comu­nale e pro­vin­ciale per conto di quel par­tito. Ma l’umiliazione con­si­steva, e con­si­ste ancora, nel fatto che i lavori erano molto lon­tani dalla fase in cui è «ammessa» quell’esposizione; il can­tiere non era ancora ulti­mato e pro­ba­bil­mente non lo sarà più. Da alcune set­ti­mane infatti l’edificio è stato posto sotto seque­stro dalla locale pro­cura della Repub­blica attra­verso gli ispet­tori del nucleo inve­sti­ga­tivo del Corpo fore­stale dello Stato, a causa delle gravi irre­go­la­rità emerse per la con­ces­sione del per­messo a costruire. A dimo­stra­zione dell’insopportabile «sgarro», il con­si­gliere Mal­vaso si sarebbe con­trad­di­stinto per una minac­cia diretta all’ispettore del Corpo fore­stale che stava appo­nendo i sigilli. Gli avrebbe infatti rivolto frasi del tipo «ti ricor­de­rai di me, ti ricor­de­rai bene di me», e ancora «così vi sputo addosso».

Nella città voluta dal Duce il Piano Rego­la­tore attual­mente vigente è stato com­ple­ta­mente stra­volto con cuba­ture che sono già in eccesso per il dop­pio rispetto alla popo­la­zione resi­dente. È usanza inol­tre sfrat­tare i pove­racci ma non i «came­rati» men­tre può capi­tare, come nel 2007, di vedere sotto inchie­sta (giu­dice Lucia Aielli, recen­te­mente desti­na­ta­ria di gravi minacce pub­bli­che di morte) la pro­prietà della società Key a seguito della ven­dita ad una casa­linga e ad un pen­sio­nato, entrambi cam­pani e quasi nul­la­te­nenti, ad un prezzo rite­nuto troppo basso (2,5 milioni di euro), di un grat­ta­cielo in pieno cen­tro. Si con­ti­nuano però ad edi­fi­care palazzi che restano vuoti. Segno evi­dente che chi inve­ste soldi in tal modo non ha urgente biso­gno di un ritorno eco­no­mico da tale investimento.

Nella Pia­nura Pon­tina si sta deva­stando l’intero ter­ri­to­rio, com­preso il Parco nazio­nale del Cir­ceo, in nome di un’economia che potremmo defi­nire malata di «cemen­ti­smo». Per non finirla qui, nella terra che doveva essere «sol­cata dagli ara­tri e difesa con le spade» fatte con lo stesso acciaio, ormai comanda solo quello che tutti chia­mano il «par­tito dei palaz­zi­nari». Guarda caso, tra i tanti edi­fici rea­liz­zati di recente c’è n’è uno dove l’attuale sin­daco Gio­vanni Di Giorgi avrebbe com­prato un appar­ta­mento di più di cento metri qua­dri da una società di cui è socio pro­prio Vin­cenzo Mal­vaso, ad un prezzo par­ti­co­lar­mente con­ve­niente. Il con­di­zio­nale è pre­sto spiegato.



Su richie­sta del pm Gre­go­rio Capasso è stata la gip del tri­bu­nale di Latina, Mara Mat­tioli, nella suo ordi­nanza di seque­stro, a met­tere in rela­zione il pre­sunto acqui­sto dell’appartamento da parte del sin­daco con la variante con­cessa al con­si­gliere for­zi­sta; variante che in realtà nascon­de­rebbe il gigan­te­sco abuso edi­li­zio, visto che vi è stato inse­rito un enorme pre­mio di cuba­tura rite­nuto ille­git­timo. L’ordinanza aveva posto pesanti dubbi sull’effettivo acqui­sto e spe­ci­fi­cava che comun­que que­sto è avve­nuto «a cavallo tra la prima deli­bera della giunta numero 359/2012 (quando la giunta comu­nale ha appro­vato la variante del Ppe di Borgo Piave) e la seconda deli­bera n. 3/2013 (appro­va­zione defi­ni­tiva della variante)». Incal­zato dall’opposizione, Di Giorgi si è giu­sti­fi­cato dicendo che per com­prare quell’appartamento avrebbe con­tratto un mutuo con una banca di Milano e che sta­rebbe rego­lar­mente pagando le rate di 1.350 euro al mese. Aldilà degli aspetti eco­no­mici, dalla let­tura dell’atto nota­rile risulta che l’edificio dove abita il sin­daco di Latina ha otte­nuto il cer­ti­fi­cato di abi­ta­bi­lità dallo stesso Comune per silen­zio assenso. Tra l’altro è stato costruito su un ter­reno appar­te­nuto ad altri costrut­tori molto vicini a Fi con il solito mec­ca­ni­smo delle pere­qua­zioni: cioè cedendo al mede­simo Comune le aree sotto le quali i pri­vati hanno rea­liz­zato i par­cheggi a ser­vi­zio del con­do­mi­nio. Le pere­qua­zioni infatti rap­pre­sen­tano una sorta di buli­mia cemen­ti­fi­ca­to­ria nel capo­luogo pon­tino. Coe­rente con tale impo­sta­zione Di Giorgi dice che anche per quanto riguarda il seque­stro dell’immobile a Borgo Piave sarebbe tutto a posto: la cuba­tura con­cessa, anche in que­sto caso con il mec­ca­ni­smo delle pere­qua­zioni, è in linea con la legge sul Piano casa. Una legge che per la verità aggiunge cuba­tura soprat­tutto la dove ce n’è già tanta. In defi­ni­tiva nelle ex paludi pon­tine ormai l’urbanistica è diven­tata nient’altro che un indi­stinto assem­blag­gio di edi­fici ano­nimi, costruiti spesso a disca­pito del verde pub­blico, senza alcun governo del ter­ri­to­rio e con lo scopo unico di fare soldi: un luogo insomma dove ti per­met­tono di costruire in libertà quello che ti pare. E se ogni tanto ti scappa di issare un bef­fardo sim­bolo di Fi dove stai costruendo più o meno legal­mente, magari nell’imminenza di una cam­pa­gna elet­to­rale, va anche meglio. Tanto chi lo sa cosa signi­fica met­tere in quel posto la ban­diera che iden­ti­fica una nazione chia­mata Italia?
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