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Le barbarie di una nuova shoa

Le barbarie di una nuova shoa
Negli ultimi anni sono morti nel Mediterraneo almeno 15.000 migranti. E continuano a morire, anche se, allontanate le ONG, cade il silenzio su una strage continua, atroce, senza pietà neppure per i bambini. Il ministro della malavita però non si accontenta delle vite spezzate e del successo dei suoi slogan feroci. Vorrebbe di più. Per ogni vita strappata alla morte 5.000 euro di multa comminata ai salvatori. In un paese che alza muri, in città che si chiudono ai diversi, trattandoli come scarti dell’umanità, occorre ribellarsi prima che la barbarie di una nuova shoa diventi la specificità intollerabile di questi tempi feroci. (m.c.g)

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venerdì 27 febbraio 2015

Alta deformazione amministrativa

Siamo ormai abituati a vedere il pollaio affidato alla custodia della volpe  e  quella del gregge al lupo. Ma sapere che  Franco Bassanini , Giuliano Amato e Maurizio Lupi insegneranno agli "alti studenti"  radunati a Firenze il buongoverno ci sembra davvero il massimo.  La città invisibile, rivista online, 27 febbraio 2015


Parte oggi a Firenze “Eunomia”, corso di alta formazione intitolato significativamente “Cantiere Istituzionale”, introdotto dal sindaco Nardella. Studenti under 40 saranno iniziati dai proff. Bassanini, Amato e Lupi alla gestione della cosa pubblica nell’interesse privato. Inaugura il ministro Boschi con una lezione sulla riforma del Senato e del titolo V della Costituzione. Buono studio. 

A leggere il comunicato di presentazione del corso di “alta formazione!” politico-istituzionale Eunomia in svolgimento in queste settimane a Firenze, c’è da stropicciarsi gli occhi per l’incredulità.

Sembra piuttosto un promo della novella di Ser Ciappelletto nel “Meraviglioso Boccaccio” dei fratelli Taviani in uscita sugli schermi proprio nello stesso periodo: chi chiamare a illustrare la “santità” dei comportamenti che asservono il ruolo degli enti pubblici agli interessi corporativi di aziende, cooperative, gruppi di interesse economico e/o politico-ideologico-religioso, se non coloro che più attivamente si sono adoperati a praticarli nel passato più o meno recente? Lascio ad altri di articolare la dimostrazione dell’assunto nei campi dell’economia, delle banche, dell’energia (e ognuno credo possa ben capire a quali nomi faccia riferimento) e mi limito al campo di mia competenza: il ruolo degli enti locali territoriali nella gestione del territorio e delle opere pubbliche.

Lodovico Meneghetti – che è stato a lungo docente di urbanistica al Politecnico di Milano, ma anche assessore comunale a Novara dove a metà degli anni Sessanta fece approvare uno storico PRG con aree edificabili quasi interamente in piani di iniziativa pubblica – in un recente intervento su eddyburg ricorda come fu proprio Bassanini nel 2001, come ministro delle riforme amministrative nel Governo Amato (due “alti formatori” in un sol colpo!) a far approvare il decreto delegato (si usava anche allora, anche se un po’ più pudicamente di oggi) con cui si eliminò l’obbligo di versare gli oneri di urbanizzazione in un conto vincolato alla realizzazione di spazi ed opere pubbliche di urbanizzazione, istituito dalla legge n. 10/77, nota come “Bucalossi”, dal nome del ministro dei lavori pubblici dell’epoca e già Sindaco di Milano col PRI.

Per i Comuni si aprì la cassa senza fondo degli ampliamenti edificatori dei PRG e degli accordi in deroga alle norme vigenti, per sostenere con i proventi degli oneri urbanizzativi bilanci comunali dalle spese correnti sempre più traballanti. Certo, come ricorda ancora Meneghetti, furono poi molti i responsansibili delle successive ripetute proroghe di questo andazzo che è ancora in vigore attualmente (da Tremonti che per primo nel 2005 avallò la richiesta delle Tesorerie comunali di “liberalizzare” l’uso dei conti vincolati ad opere urbanizzative al secondo Governo Prodi, partecipato persino dalla sinistra estrema, che ne perpetuò il sistema); eppure è giusto che per illustrarne i pregi ci si rivolga, più che ad altri, ai progenitori originari Amato e Bassanini.

Su questo terreno si è costruita anche la carriera politica di Maurizio Lupi, ancor oggi dirigente di Fiera di Milano Esposizioni in aspettativa per mandato politico, dove era approdato all’epoca dell’incontrastata egemonia ciellina sui vari rami dell’Ente Fiera durante tutta la lunghissima presidenza di Roberto Formigoni alla Regione Lombardia. Questa veste lo ha reso particolarmente indicato a ricoprire il ruolo di assessore all’urbanistica del Comune di Milano nella Giunta Albertini, in modo da poter tutelare particolarmente gli interessi immobiliari di Fondazione Fiera (ente di cui formalmente non faceva parte e pur nell’ambito di una più generale favorevole disposizione d’animo verso l’immobilarismo milanese) promuovendone la migrazione verso il polo esterno di Rho-Pero e aprendo la strada al riuso immobiliare della vecchia sede, concluso dal suo successore ciellino Masseroli durante la Giunta Moratti con la concessione di un milione di metri cubi, metà in tre torri di oltre 200 metri di altezza che in inverno oscureranno le case vicine per l’intera giornata e metà in lussuosi condomini ammassati al loro piede. L’operazione fruttò a Fondazione Fiera il doppio del prezzo corrente atteso (523 milioni di euro anziché 250), ma costringendo il Comune a monetizzare più della metà degli spazi pubblici mancanti al prezzo convenzionale di 300€/mq, invece che al prezzo di mercato di 2.000 €/mq ottenuto da Fondazione Fiera. Con quel surplus Fondazione Fiera cominciò ad acquistare a prezzo agricolo le aree contigue al nuovo polo di Rho-Pero, su cui oggi sta per avere inizio l’evento EXPO 2015 e di cui si discute la valorizzazione immobiliare successiva.

Finito di esercitarsi in queste vicende milanesi, dal 2001 Lupi si trasferisce al Parlamento come deputato di FI dove intesse una sino ad allora inedita convergenza bi-partisan col deputato milanese della Margherita, e poi PD, Pierluigi Mantini per proporre un disegno di legge urbanistica ispirato al principio della “consensualità” degli atti amministrativi tra enti pubblici e proprietà fondiario-immobiliare (e da loro connotato come “passaggio dall’urbanistica all’economistica”), desunto dalle istruttive esperienze amministrative e legislative in materia urbanistica milanese e lombarda. Dal 2013, prima con Letta per il PdL e poi con Renzi per NCD, è Ministro delle Infrastrutture e Trasporti distinguendosi non solo per i rapporti cordiali e servizievoli con i concessionari di opere statali, ma anche per essere tornato a proporre un gruppo di studio sull’urbanistica “consensuale” con le proprietà fondiario-immobiliari.

Anche in questo caso, di fronte a tanta capacità di adattamento della subordinazione del ruolo pubblico agli interessi privati, non si può che apprezzare l’opportunità della scelta di Eunomia di chiamarlo a diffondere ad altri la sua esperienza, augurando al Sindaco di Firenze Nardella, nonostante la sua più breve carriera, di saper stare al pari di tanto esperto!

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