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PONTE MORANDI UN ANNO DOPO

PONTE MORANDI UN ANNO DOPO
Il 14 agosto di un anno fa, uno degli emblemi della 'modernità' crollava, trascinando con se 43 persone e travolgendo la vita di centinaia di sfollati e di una regione intera. Un episodio che avrebbe dovuto mettere in discussione la logica perversa che sta facendo marcire l'infrastruttura fisica e sociale del nostro paese. A un anno dal dramma nulla è cambiato, prosegue il disprezzo per la manutenzione, la sicurezza e la tutela dell'ambiente: nessuna revoca delle concessioni ai privati (interessati solo ai profitti) e finanziamenti al 'nuovo', dove corruzione, speculazione e interessi particolari possono fare i loro porci comodi. In Italia metà delle concessioni autostradali fanno riferimento a società collegate alla famiglia Benetton, che non sono un modello di imprenditoria ma emblemi di sfruttamento umano e ambientale. (ib & es)

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giovedì 1 gennaio 2015

L’astronauta, il medico e i degni del Colle contro gli scandali il racconto degli esempi

«Il piccolo Pantheon di brave persone evocato da Napolitano «non basta purtroppo a riequilibrare i tanti e continui esempi di indegnità, il grottesco Barnum di scemenze, le carognate e le avidità di chi doveva dare il buon esempio». La Repubblica, 31 gennaio2015

Fra letteratura e vita si colloca a volte la politica, con la sua sorellina non di rado un po’ ingombrante, la retorica. Le odierne tecnologie della comunicazione l’hanno aggiornata riportandola in auge, e mezzora di monologo televisivo prima del cenone, o si è Roberto Benigni oppure non si reggono proprio. Servono quindi, e anche, delle accorte variazioni, dei salti emotivi, delle risorse sentimentali, insomma delle scorciatoie. Ed ecco che in prima serata sono tornati gli exempla: vicende e soprattutto figure autentiche, tratte nel vivo dell’attualità come avveniva nella trattatistica medioevale, da indicare a modello secondo uno schema morale predeterminato e con un’unica possibilità d’interpretazione. Italiani e italiane da imitare.

Il presidente Napolitano, che pure dell’antica scuola politica repubblicana è senz’altro la figura più autorevole, e che conserva un linguaggio tanto nobile quanto a volte non immediato (vedi la parola “cimento”) si è tuttavia bene adattato ai moduli che prevedono di “tirare al cuore a tradimento”, come diceva Benedetto Croce di De Amicis, invece che alla testa. E in pratica come cominciò a fare Walter Veltroni una decina d’anni orsono, e come poi Renzi ha portato a compimento e un po’ anche a sfinimento, anche lui ha fatto Storytelling.

La scienziata, l’astronauta, il medico e le altre figure che riscattano la cattiva immagine del paese. Presentati per brevissimi accenni, se si vuole anche di maniera e in pasta di zucchero umanitario. Non si discutono qui, com’è ovvio, i singoli personaggi evocati e la qualità degli esempi, che anzi paiono molto ben scelti e che infatti si sono imposti nei video, nei siti e nei social network con una certa efficacia. Ma come nel caso del libro Cuore, anche senza arrivare all’”Elogio di Franti” di Umberto Eco, nell’omaggio agli italiani esemplari si può anche — non è obbligatorio — avvertire “un non so che di dolciastro e levigato, per una certa apparenza di fiacca e monotona luminosità, come di una chiara d’uovo pazientemente battuta e montata a meraviglia, senza bolle né rughe” (G. A. Borgese). O magari è un riflesso automatico e come tale incontrollabile di scetticismo, di sfiducia, di stanchezza, di estraneità, di paura della crisi economica che non finisce, dell’imminente affanno istituzionale; qualcosa che genera preventivo pessimismo rispetto a una classe di governo e di opposizione sempre più vanitosa e inconcludente e ora destinata a impoverirsi dopo che Napolitano se ne sarà andato via.

Il guaio, semmai, è che un piccolo Pantheon di eroi non basta purtroppo a riequilibrare i tanti e continui esempi di indegnità, il grottesco Barnum di scemenze, le carognate e le avidità di chi doveva dare il buon esempio. E per quanto nel costume nazionale l’auto-denigrazione è da sempre una specialità sublime, è pur vero che forse se ne sono viste e sentite troppe.

Quelli che ridono durante il terremoto, quelli che si fanno gli auguri invocando catastrofi via sms, quelli dell’Expo che erano già stati beccati da Mani Pulite e hanno ricominciato tranquilli e beati, quelli del Mose con i generali della Guardia di Finanza che nascondevano le banconote sotto terra, quelli delle spese pazze delle regioni che mettono in conto ai cittadini sex-toys e adozioni a distanza, quelli che hanno svuotato la Carige e quegli altri che a Siena sono riusciti a mandare all’aria, pure con un morto, il Monte dei Paschi che bene o male esisteva dal 1472.
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