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Luciana Castellina
La scelta coraggiosa del giovane Alexis
28 Gennaio 2015
Articoli del 2015
«Forza Syriza.

Tsipras ha fatto davvero la cosa giusta. Perché le decisioni greche riguardano tutti noi». Il manifesto, 28 gennaio 2015, con postilla, rafforzativa

Appena rice­vuto l’incarico per for­mare il nuovo governo, Tsi­pras ha fatto due cose per niente for­mali: è andato a Kesa­rianì, dove, nel 1944 200 par­ti­giani greci furono fuci­lati da fasci­sti e nazi­sti, e si è rifiu­tato — primo pre­si­dente del con­si­glio nella sto­ria del paese – di baciare la Bib­bia e ingi­noc­chiarsi davanti al capo della Chiesa Orto­dossa. Tanto per chia­rire gli equi­voci che avreb­bero potuto nascere sulla scelta com­piuta: l’accordo con Panos Kam­me­nos, lea­der di Anel, i greci indi­pen­denti fuo­ru­sciti da «Nuova Demo­cra­zia», 13 depu­tati deci­sa­mente di destra e osse­quienti alla religione.
Equi­voci infatti nell’immediato ce ne sono stati. Quando la noti­zia della deci­sione ha comin­ciato a dif­fon­dersi ero ancora ad Atene e ho così potuto con­di­vi­dere con qual­che com­pa­gno di Siryza le rea­zioni all’accaduto. Inu­tile negare: sor­presa, imba­razzo, anche incom­pren­sione. Peg­gio quando ho incro­ciato gli ita­liani della Bri­gata Kali­mera che si erano attar­dati a rien­trare in patria dopo la festosa not­tata di dome­nica. Dio mio, il patto del Nazareno?

Io credo che il nostro com­pa­gno Ale­xis abbia fatto la cosa giu­sta. E da quel che mi dicono al tele­fono gli stessi che lunedì mat­tina mani­fe­sta­vano le loro per­ples­sità mi sem­bra che, nel suo insieme, il par­tito, pas­sato il primo momento, abbia capito il senso della scelta com­piuta da Tsipras-primo mini­stro. Che peral­tro non tra­di­sce il man­dato del comi­tato cen­trale di Siryza, l’ultimo prima del voto: nes­sun com­pro­messo con chi ha fir­mato l’odioso Memo­ran­dum della Troika. Gli unici a non averlo fatto – se si esclu­dono i fasci­sti di Alba dorata – sono pro­prio quelli di Anel. Anche il Kke, natu­ral­mente, che con i suoi ben 15 depu­tati avrebbe potuto costi­tuire la più ovvia delle alleanze. Ma sapete tutti che gli ultimi filo­so­vie­tici (chissà di quale Urss), sin dall’inizio hanno detto che non avreb­bero mai col­la­bo­rato con un governo di Siryza per­ché pro-europea. Salvo, subito dopo la sua cla­mo­rosa vit­to­ria, aprire uno spi­ra­glio ad un voto posi­tivo su sin­goli prov­ve­di­menti che «il popolo» (cioè il Kke) giu­di­cherà buoni. Troppo poco per for­mare il governo, che aveva biso­gno, subito, di almeno altri due depu­tati, non male in prospettiva.

Lasciamo da parte l’equazione più assurda ( quella Tsi­pras = Renzi), pur evo­cata da qual­che scon­si­de­rato twit­ter, e per due buone ragioni: Siryza ha fatto una cam­pa­gna elet­to­rale in cui la sua iden­tità di sini­stra è stata sem­pre riaf­fer­mata con grande forza e , coe­ren­te­mente, il suo pro­gramma è tutto mirato a dare rap­pre­sen­tanza agli inte­ressi dei più poveri (il con­tra­rio del job act, come è stato scritto). Inol­tre il com­pro­messo con Anel è lim­pido e «di scopo»: chia­ra­mente limi­tato alla duris­sima con­trat­ta­zione con la troika.

Si tratta di una scelta molto dura, corag­gio­sis­sima e anche rischiosa come tutto ciò che si fa per corag­gio. Sarebbe stata più facile una pru­dente alleanza con i cen­tri­sti, che avreb­bero però con­di­zio­nato il governo pesan­te­mente, spin­gen­dolo ad una logo­rante media­zione, e poi a un par­ziale cedi­mento. Era quello che auspi­cava Bru­xel­les. Tsi­pras ha deciso invece di andare al brac­cio di ferro. Per­chè quello che Siryza chiede non è un aggiu­sta­mento un po’ meno rigo­roso, ma un muta­mento sostan­ziale della linea di poli­tica eco­no­mica dell’Unione Euro­pea. Per que­sto non si è limi­tata a chie­dere una dila­zione nel paga­mento del pro­prio debito ma una Con­fe­renza straor­di­na­ria che affronti il pro­blema della crisi, non solo della Gre­cia, in tutta la sua com­ples­sità. Vale a dire l’occasione per affron­tare non solo le maga­gne gre­che, ma anche quelle degli altri paesi, per varare regole nuove e diverse da quelle sta­bi­lite nel 2012 dal trat­tato sui bilanci. A comin­ciare da una uni­fi­ca­zione della poli­tica fiscale, per porre fine alla pra­tica del dum­ping alle­gra­mente usata dai più forti, e di un più intel­li­gente rap­porto fra livello del defi­cit e livello degli investimenti.

È ben para­dos­sale che la troika, e con lei tutti i c.d. ben­pen­santi euro­pei­sti, stia facendo due cose asso­lu­ta­mente con­trad­dit­to­rie: accu­sare la Gre­cia di aver sper­pe­rato danaro e per­fino di aver fal­si­fi­cato i pro­pri bilanci e insieme auspi­care che restino al comando pro­prio gli stessi col­pe­voli di que­sta ban­ca­rotta frau­do­lenta.

Non potrebbe esserci prova migliore che quanto inte­ressa Bru­xel­les non è la sorte dell’Europa, ma la sal­va­guar­dia degli inte­ressi che difen­dono, gli stessi che serve Sama­ras e i governi che oggi det­tano legge nell’Unione. I quali sono respon­sa­bili di gran parte del debito accu­mu­lato da Atene: la tra­ge­dia di Ace­bes, dove un F16 greco è pre­ci­pi­tato pro­du­cendo un disa­stro, è dram­ma­ti­ca­mente lì a ricor­dar­celo nel giorno in cui Ale­xis diventa primo mini­stro. Chi mai ha insi­stito per­ché que­gli aerei venis­sero acqui­stati? La logica è sem­pre la stessa, da quando il pro­blema del debito, negli anni ’80, è esploso in Africa e Ame­rica latina: i governi occi­den­tali hanno agito come i «puscher» con la droga, aprendo le loro borse al cre­dito per­ché paesi che ave­vano ben altre prio­rità acqui­stas­sero merci e ser­vizi super­flui, impe­gnan­dosi il patri­mo­nio pub­blico.

Ho detto che la scelta di non annac­quare il con­fronto con Bru­xel­les è molto corag­giosa, per­chè c’è da atten­dersi una rispo­sta duris­sima. Le prove per Tsi­pras e l’intera sini­stra greca saranno dif­fi­ci­lis­sime e la nostra soli­da­rietà — se saprà essere det­tata dalla testa oltre che dal cuore — essen­ziale. Ben sapendo tutti che per vin­cere non basterà respin­gere il dik­tat della troika, ma avviare un modello di pro­du­zione, di con­sumo, di orga­niz­za­zione della società diverso da quello attuale: una mag­giore liqui­dità se si con­ti­nue­ranno a fare le stesse cose — super­mar­ket, spe­cu­la­zione edi­li­zia, spreco — non ser­virà a molto. Per que­sto non basta invo­care poli­ti­che key­ne­siane di inter­vento pub­blico, occorre anche indi­care quale e per quale tipo di svi­luppo. A que­sto pro­getto Anel non ser­virà, ma c’è tempo per creare, nella società oltre che in par­la­mento, un con­senso sui pro­getti di più lungo periodo. È un tema che dovrà essere al cen­tro della rifles­sione di tutta «L’altra Europa», per­ché non riguarda solo la Gre­cia, ma tutti noi. Ne abbiamo abba­stanza per i pros­simi anni.

Intanto, forza com­pa­gni di Siryza, per ora si è almeno sve­lata la stu­pi­dità di Bru­xel­les che si com­porta come Buri­dano (o Mel­chi­se­decco, non ricordo) col suo asino: «Che pec­cato — aveva escla­mato — pro­prio ora che gli avevo inse­gnato a non man­giare, è morto».
P.S. Il mini­stero della difesa in mano ad Anel? Vista la tra­di­zione greca, crearsi qual­che punto d’appoggio con­tro even­tuali avven­ture dei mili­tari, non è un brutta idea.

postilla

Parole di saggezza quelle di Castellina. Anzi, di semplice buonsenso. La priorità assoluta della politica di Syriza non può non essere una trattativa vincente con l'Unione europea: se in questa trattativa Tsipras non porta a casa un successo il suo governo non è in grado di mantenere nessuno degli altri impegni. Se l'Anel è l'unico dei gruppi parlamentari contrario all'austerity, e se il PKK ha risposto "forse domani, chissà" che altro si poteva fare? Del resto, in un accordo politico (in un compromesso tattico) il confronto tra i 149 deputati di Syriza e i 13 di Anel non lascia dubbi sulla direzione di marcia del governo Tsipras. Chi poi faccia confronti tra l'alleanza parlamentare di Tsipas e le "larghe intese"di <renzu non ha capito nè chi è l'uno nè chi è l'altro.

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